Io mi chiedo: ma il WTO che fa? Noi possiamo trovarci i pomodori cinesi e le auto coreane, ma questi – bontà loro – devono decidere di togliere delle leggi perché altrimenti ad oggi non si può usare un iPhone (e prima i Blackberry)?
Io non ne so niente e probabilmente non ho gli elementi per capire. Ma detto così mi pare inaccettabile e anacronistico.
Gli operatori coreani, da canto loro, esercitano uno stringente controllo sulla vendita di telefonini e sui software che essi utilizzano. Il lancio dell’iPhone potrebbe quindi fare una breccia in questo sistema, permettendo ai clienti di scegliere e acquistare le applicazioni direttamente dall’App store. La Corea, come molti altri paesi asiatici (la Cina prima di tutti) ha sempre applicato regole rigorose per proteggere l’industria nazionale e può vantare attualmente uno dei mercati hi-tech più avanzati al mondo. Nel 2005, ad esempio, la Commissione ha creato una legge ad hoc per impedire il lancio del BlackBerry RIM, pretendendo che gli smartphone usassero esclusivamente software realizzati in Corea. Solo a dicembre 2008, la commissione ha creato un’eccezione alla regola per consentire la vendita del BlackBerry alle aziende, ma il celebre smartphone che ha lanciato l’email mobile è ancora un miraggio per i consumatori coreani.


Non capisco lo stupore…
Anche perché il paragone potrebbe essere pericolosamente riproposto nel “paesano”: da noi i musulmani vogliono costruire una Moschea? Prova te a costruire una Chiesa in “paesemusulmanoqualsiasi”!
Alcuni Paesi, tra i quali il nostro, prevedono per i propri cittadini delle libertà impensabili altrove. Il fatto che ci sia un’organizzazione internazionale che dovrebbe vegliare sulla libertà nei Paesi aderenti (qualcuno ha detto ONU?) non cambia di una virgola la situazione.