Viva l’Italia(no)!

On July 17, 2006, in Costume, by Alfonso Fuggetta

Sto correggendo i compiti di ingegneria del software. Quasi tutti gli studenti scrivono (a proposito del costrutto Java) “eccezzione” con due zeta.

Ricordarsi che le parole che finiscono in “gione” e “zione” non raddoppiano è chiedere troppo?

In effetti qualche giorno fa in metropolitana ho visto una pubblicità che diceva “eccezzionale”.

Gli Italiani … Ma che importa, siamo campioni del mondo! Viva l’Italia! (e abbasso l’Italiano)

18 Responses to “Viva l’Italia(no)!”

  1. Matz says:

    direi che un bel “eccezzziunale veramente” ci sta :D

  2. Emanuele says:

    Proporrei di istituire un corso di “comunicazione” o di “redazione di articoli scientifici” al primo anno del Poli…

  3. gianca says:

    …insomma non si può aver tutto: o siamo ingegneri o letterati :)

  4. Cymon says:

    Questo rafforza la mia regola di vita per cui le cose informatiche che leggi in inglese è sempre meglio riportarle in inglese…

  5. Per Emanuele:

    Sono perfettamente d’accordo. La parola scritta e’ ancora uno strumento fondamentale di comunicazione.
    Infatti, almeno per quanto riguarda la lingua inglese, ci sono molti testi rivolti ai professionisti che trattavano la “scrittura tecnica”, quella necessaria per scrivere un articolo, un memo, un report, o simili.

    Putroppo, la scrittura sparisce dalle pratiche di uno studente universitario, per ricomparire nelle tesi di laurea… e, viene da dire, si vede!

  6. Gianni says:

    In effetti io sento da diverse fonti (i miei hanno insegnato per anni in diverse scuole medie inferiori ora sono in pensione, alcuni docenti universitari con cui ogni tanto scambio qualche email, alcuni colleghi che insegnano in diverse scuole medie superiori e sono sparsi per tutta l’Italia) che il livello culturale medio degli alunni si è abbassato moltissimo… e sembra nelle scuole di tutti gli ordini e gradi.

    Forse è aumentato il numero degli iscritti e di quelli che ottengono il titolo…. ma a che serve?

    Trovo molto deprimente vedere che nella valutazione delle scuole italiane (in particolare delle Università) si dà molto (troppo?) peso a fattori come: quanti laureati vi sono all’anno rispetto al numero di iscritti, se ci si laurea negli anni previsti dal corso, quan’è alto il voto medio,…

  7. Devo fare ‘outing’, ma non come pensate voi.

    Ho fatto anch’io lo stesso strafalcione, proprio oggi, scrivendo a biro.
    Quando me ne sono accordo sono inorridito non tanto perchè ancora una volta ho dimostrato la mia ignoranza, pace è una cosa che faccio quotidianamente, ma perchè dopo anni di cura del mio Italiano ho ‘perso’ quel feeling immediato con la lingua per un attimo, ed in quell’attimo ho commesso un errore.

    Non è vecchiaia, è istupidimento progressivo, è la resa del neurone, forse l’unico rimasto funzionante.

    Questo sia per me di mònito: se non continuo ad esercitare le facoltà intellettive (e tenere spenti PC e TV quando arrivo a casa) lentamente le perdo.

    Spero che questo esempio sia di mònito anche per i giovani.

  8. Stefano says:

    Forse non sarò stato una cima in Ingegneria del Software però, professore, le assicuro che i miei compiti erano scritti in italiano!
    E’ vero, in parte il problema credo sia da attribuire ad un abbassamento del livello culturale della scuola dell’obbligo (basta dire che le ore di educazione musicale sono praticamente inesistenti, ma questo è un altro discorso che è meglio non approfondire: da buon organista mi prudono le mani…).
    Tuttavia penso che il ruolo da protagonista lo reciti l’abbandono delle pratiche comunicative “tradizionali”. Che fine hanno fatto le lettere? E gli amici di penna, sono tutti morti? La maestra mi insegnava a scrivere le lettere in italiano con l’indirizzo scritto in alto a destra, il “Caro Giulio virgola-e-a-capo” oppure il “Gentile Sig. Rossi”. Adesso la maestra di italiano insegna alla mia nipotina in terza elementare a trascinare le immagini e i suoni (SI, I SUONI!) in Microsoft Word (e vai con l’antitrust).
    Tanto per tornare all’Ingegneria del Software, è come spiegare a un bidello come disegnare i diagrammi UML con Rose senza che egli sappia cos’è una classe, una composizione o un’aggregazione!

    Inoltre, con la scusa del “linguaggio informale”, si tende a giustificare tutte le storpiature linguistiche possibili e immaginabili: le abbreviazioni ncmprnsbl [leggi: incomprensibili] e kappa messe dovunkue (per farci stare un poema in un sms da 160 caratteri), gli imbecilli dei reality-show che parlano l’itaGLIano, l’avvento dei forum e delle community non moderate (non controllano le parolacce figuriamoci l’italiano).

    I mezzi di comunicazione sono cambiati? Le lettere sono state abbandonate per fare posto alle e-mail? Sono più pratici gli sms rispetto al telefono? Prendiamo atto di questo cambiamento. Però che non diventi una scusa per non insegnare più l’italiano, o per chiudere gli occhi verso chi fa errori di ortografia. Il mio professore di lettere delle superiori toglieva due punti per ogni orrore di ortografia e controllava con il goniometro che gli accenti fossero accenti e gli apostrofi fossero apostrofi. Spero lo faccia ancora.

  9. Cymon says:

    Stefano, saltare da un errorino d ortografia al crepuscolo di un uomo sia un po’ troppo drastico…

  10. James says:

    Condivido appieno quanto scritto da Stefano e con rammarico rimpiango i tempi del liceo in cui ci si teneva in allenamento con un tema a bimestre, un sacco di traduzioni, per non parlare della lettura dei libri di filosofia e storia e letteratura…(NdR. ho fatto il liceo scientifico, non classico :-) )

    Dopo quattro anni di ingegneria informatica (e nonstante qualche corso di comunicazione -auspicato da qualcuno più sopra- ) mi accorgo che le mie proprietà di linguaggio e lessicali (sia nel parlato che nello scritto) sono drasticamente peggiorate, a volte mi vergogno… ho dei dubbi anche su parole banali e semplici!!!

    Mi sono più volte interrogato su questa mia analfabetizzazione (“di ritorno”) e ho concluso che la mancanza di un buon libro (un romanzo, un giallo, un thriller, qualcosa purchè non testo tecnico) é uno dei fattori determinanti cui si associano la poca scrittura (nonostante prenda appunti, ma non é la stessa cosa: gli appunti sono pensieri di altri condensati -un po’ come gli sms- la scrittura è qualcosa che viene da dentro e permette di scrivere di sè -sarà giusto l’accento?! ;-) – in modo completo) così come l’uso l’inglese al posto dell’italiano (vuoi per forza vuoi per scelta) nello studio e nella vita universitaria e le poche occasioni di poter esporre argomenti oralmente…

    E’ anche vero che qualche libro cerco di leggerlo (ma sono sempre troppo pochi ;-) ) e che le occasioni per esporre argomenti si sono moltiplicate -”grazie” ai 1000 progetti della laurea magistrale- ma c’è un altro fattore da considerare:
    c’è chi pensa (e anche tra i miei compagni di corso ce n’é qualcuno) che le cose importanti siano altre, che il linguaggio e la capacità di esprimersi in modo CORRETTO, puntuale, preciso e adeguato non siano al centro delle loro preoccupazioni, che le forme sintattiche e verbali si possano trascurare in favore del senso della comunicazione…

    bhè, credo che le propietà di linguaggio siano un po’ lo specchio di ciascuno: scrivere è molto intimo, si possono capire molte cose da come una persona scrive, scrivere è tramutare in pensieri in carta, scrivere è un po’ rivelarsi, scrivere é un’operazione intima ed espressiva, é quasi un’arte.. anche il parlato lo é, ancora più difficile perché non si può rileggere e correggere, é l’immediatezza dell’essere…

    quindi un “semplice errorino di ortografia” non é il crepuscolo di un uomo ma é un forte segno che si é nella direzione “giusta” per arrivarci..

    Non ho ancora letto 1984 di Orwell (voglio farlo nella versione originale in inglese -lo so, prima ho detto che non leggo abbastanza in italiano, ma l’originale è l’originale, prometto di leggere anche un libro italiano- durante le vacanze con calma) ma mi hanno preannunciato che per annientare l’individualità della persona -e poi la persona stessa-, [il regime] inizia con l’annientare il linguaggio nelle sue forme più articolate…

  11. magomarcelo says:

    la soluzione è semplice, basta dotarsi di buone letture e raggiungere l’università o la propria sede di lavoro con i mezzi pubblici ;)

  12. Cymon says:

    Concordo in pieno con magomarcelo.
    Il maestro è l’ago e l’allievo è il filo. Tu devi praticare senza tregua.

  13. James says:

    non sono le buone letture, purtroppo, è il tempo che manca (di buone letture ce ne sono veramente tante): con i mezzi pubblici impiegherei più di un’ora a raggiungere l’università e comunque dovrei usare lo scooter per raggiungere la fermata più vicina dell’autobus; usando solamente lo scooter impiego circa 20 minuti -a seconda del traffico- e ho il vantaggio che in caso di progetti dell’ultimo minuto o di soste impreviste in università non ho il vincolo sugli orari..

    per fortuna anche dopo una sessione di esami o durante le vacanze ne approfitto per leggere..
    anche prendere il treno ogni tanto mi aiuta..

    Ultimamente ho letto qualche libro di Max Frisch che ho scoperto grazie ad un prof dell’università e li trovo veramente interessanti: sono particolari poichè l’autore è un ingegnere e in ciascuno ci sono delle vene autobiografiche..
    Metteteci che è anche svizzero, paese in cui risiedo e di cui mi sento cittadino più che dell’italia in cui “vivo” ed il quadro è completo..

    stupendo “Il mio nome sia Gantenbein” oppure “Homo faber”..

  14. James says:

    dimenticavo.. ho comprato anche i “Vangeli apocrifi” durante un viaggio a Roma e prima o poi li leggero’.. hosolo sbirciato qualche pagina..

    sentivo una trasmissione alla radio in cui si discuteva del piacere della lettura: “se un libro ti stuzzica compralo, così potrai leggerlo quando troverai il momento”…

    ultimamaente faccio così e poco alla volta…

  15. ZaX says:

    Non c’entra assolutamente nulla ma:

    Stefano leggo sul tuo sito (prima pagina!!) “non compriamo più nulla della Sony perchè ha prodotto il film del codice da vinci” e altro su questa fantastica campagna anti-dan brown.

    Questa è un’idea davvero eccezzzzzionale…

  16. Stefano says:

    L’ho tolto, ZaX… era una sorta di banner exchange e non mi sono accorto cosa avessero messo. Forse poteva avere un senso qualche mese (o anno?) fa…
    Comunque ho letto il libro e, al di la del mio credo, non mi è sembrato granchè. Inoltre sono quasi un azionista di maggioranza della Sony perchè sono uno dei pochi cultori rimasti del formato Minidisc (Ormai li fabbricano solo per me, credo). Ma tutto ciò è fuori dall’argomento del post…

    Saluto tutti, mi eclisso per qualche giorno in montagna, in Val di Blenio (CH).

  17. ZaX says:

    Non voglio certo difendere dan brown, ma trovo ridicolo scagliarsi contro come se fosse un pericolo per l’umanità.

    Cmq ok, era un banner exchange, fine polemica :-)

    p.s. secondo me come thriller non è poi così male il libro

  18. Stefano says:

    In un commento precedente si parlava della scuola e dell’istruzione in generale.
    Io prendo una gran rabbia quando ho a che fare con “parassiti”, come in questo caso: qualche minuto fa mi telefona un mio ex compagno di classe (siamo di paesi limitrofi e abbiamo fatto le scuole medie insieme); mi chiede come si fa, in ACCESS 2003 a CHIUDERE UNA MASCHERA! (Per i non avvezzi al Visual Basic – come me! – questa cosa si fa con il comando DoCmd.close oppure evitando di programmare in VB si può scegliere “Chiudi la maschera” da un comodo menu a tendina del wizard di creazione del bottone)
    Fin qui niente di strano, se non fosse per il fatto che la persona in questione si è laureata, perfettamente in corso, a ottobre in Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano… queste cose mi lasciano a dir poco allibito…

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