Gli Italiani …

On July 19, 2006, in Costume, Technology, by Alfonso Fuggetta

Queste cose le abbiamo fatte al CEFRIEL da oltre un anno. Certo che se uno che non ne sa niente vede una cosa che “parte” in “Ammerica”, subito la racconta come la scoperta del secolo.

Lava e asciuga con intelligenza

Parte un progetto che ha per protagoniste una lavatrice e un’asciugatrice, che parlano tra loro e con i padroni di casa.

(Via Corriere.it – Scienze e Tecnologie.)

24 Responses to “Gli Italiani …”

  1. Guido Serra says:

    certo che se non fate comunicazione…

    quanti progetti vengono fatti sia al CEFRIEL che al DEI di cui molto spesso non si sa nulla nemmeno tra gruppi vicini?

  2. Cymon says:

    Completamente d’accordo con Guido.

  3. Guido,

    se sapessi quanti comunicati stampa facciamo e quanti giornalisti abbiamo invitato! Smettila di buttare merda senza neanche sapere. Ma pensi di essere l’unico senza l’anello al naso?

    Se una cosa la fa l’MIT o chiunque altro all’estero, fa figo. Se lo facciamo noi non ci filano.

  4. Guido Serra says:

    sul sito c’e’ poco o nulla, sia del CEFRIEL che del DEI… a livello di ateneo non c’è una comunicazione che una …

    cartacea? manco a parlarne

    non bastano mica i comunicati stampa…

    p.s. ho ponderato ogni parola prima di scrivere il post… possibile che oramai abbia il marchio “disfattista” su ogni cosa che scrivo?

  5. Non bastano i comunicati stampa? Ma tu sai cos’è un piano di comunicazione? Sai quanto il CEFRIEL spende per queste cose?

    Va bene Guido, chiederò al Rettore di mettere te direttore del centro così ci illumini tutti.

  6. Questo è uscito l’anno scorso.

    http://www.cefriel.it/contents/press/pressReleases/2005/05-09-22_DigitalHome.pdf

    Peccato che i giornalisti ai quali l’abbiamo raccontato nel dettaglio mica lo mettono in prima pagina sul sito come nel caso citato. Ci fosse stato scritto MIT finiva diritto sulla home page.

  7. Quello che fa veramente incazzare e che qua stiamo a sputare sangue dalla mattina alla sera in 140. E poi arriva uno fresco fresco e ti dice che non sai allacciarti le scarpe.

  8. Biagio says:

    cito : “Ci fosse stato scritto MIT finiva diritto sulla home page”. Mi chiedo, a questo punto, il perchè di tanta reticenza a pubblicizzare un lavoro così importante. E’ solo perchè “l’erba del vicino etc. etc. …”? oppure perchè c’è così tanta poca competenza fra i giornalisti che, per loro, contano più le fonti che il contenuto?

  9. Perchè non si crede che in Italia si possa fare ricerca e innovazione. È incredibile. Non me ne capacito neanche io a volte. È lo stesso discorso per le auto. Le auto buone sono “per definizione” quelle tedesche. Poi parli con chi ha una società di autonoleggio e ti dice che la sua Alfa 166 ha fatto 350.000 chilometri senza problemi mentre la mitica tedesca ogni giorno ne ha una.

    La ricerca tecnologica per definizione non si fa in Italia. In Italia si fa ricerca in medicina e in fisica. Ricordo quando una giornalista del Corriere disse che c’era un bellissimo master fatto a Sophia Antipolis con una parte progettuale e tre aziende che lo sponsorizzano (questi ai primi anni 2000). A quella stessa redazione, dal 1988 continuiamo a mandare le notizie sul master CEFRIEL che queste cose le fa da allora e che di aziende consorziate ne ha 17 (più altre che collaborano).

    E di esempi così potrei fartene decine.

    Tanto per dire: il CEFRIEL è stato il primo istituto di ricerca e innovazione NELLA STORIA DEL CIO nominato fornitore ufficiale delle Olimpiadi. Fosse stato l’MIT saremmo finiti sul TG1 delle 20. Così, nonostante abbiamo speso centinaia di migliaia di euro in comunicazione, abbiamo avuto si una certa visibilità, ma alla fine pochi lo sanno. E comunque, i grandi media non ci hanno c…ato.

  10. Cymon says:

    Capisco che sia un punto sensibile questo quindi non vorrei venire qui a dire cose a caso, però secondo me esistono due aspetti della comunicazione: uno è quello istituzionale, strutturato, proprio dell’ambito scientifico in cui si lavora e sono sicuro che da quel punto di vista l’informazione è gestita nella maniera più completa, ma secondo me bisognerebbe trovare il modo di coltivare anche l’aspetto più “diplomatico”, più di gestione d’immagine.
    Al giornalista generalista della lavatrice e delle intelligenze artificiali non gliene frega niente. Lui ha bisogno di un pezzo per chiudere un buco a pagina otto e trova sta cosina che piace alle massaie, ha un tocco di fantascienza ed è pure americana e la mette. Non ha capito una mazza di quanto ha letto a riguardo (infatti traviserà quasi tutto), ma l’importante è che nel finale suoni tutto bene. Con gente del genere non è importante essere professionali, non importa nemmeno essere i migliori, con gente del genere bisogna essere ruffiani, che è uno schifo, ma si deve fare.
    Poi è vero, c’è il blocco e il pregiudizio contro l’Italia nella ricerca come in tanti altri argomenti, ma forse proprio per questo non bisogna aspettarsi di ricevere quello che è dovuto, bisogna sbattersi in maniera… “laterale”

  11. Ti assicuro che stiamo facendo anche quello. Anche se mi chiedo perchè devo farlo, visto che in altri paesi c’è un rispetto ben diverso.

    È che ogni tanto uno proprio non ce la fa più.

  12. Paolo Bizzarri says:

    Se ti lamenti per la scarsa attenzione dei media alle attività del CEFRIEL, direi che qualche problema nel tuo piano di comunicazione c’è.

    Ti faccio una proposta “stupida”: metti su un post, per una settimana, dove raccogliere suggerimenti su come si potrebbe migliorare la comunicazione del CEFRIEL. Poi, dopo una settimana raccogli il tutto e vedi se, nella montagna di cose che ti arrivano, c’è qualche spunto interessante.

    Almeno proviamo a fare qualcosa, invece che lamentarci sempre, no ?

    A me il successo del CEFRIEL interessa, sia perchè se lo merita, sia perchè se il CEFRIEL porta innovazione alle imprese italiane ci guadagniamo tutti.

  13. Cymon says:

    “Ti assicuro che stiamo facendo anche quello. Anche se mi chiedo perchè devo farlo, visto che in altri paesi c’è un rispetto ben diverso.”

    E purtroppo è questo il problema, secondo me. Bisogna accettare che il paese si trova, come cultura scientifica, indietro dieci-vent’anni rispetto ad altri paesi e quindi bisogna convincersi che la cultura non cambierà come atto che è dovuto per i risultati ottenuti, ma tramite un lavoro a tempo pieno che deve coinvolgere più gente possibile.
    E’ uno schifo perchè è vero, ci sono un mucchio di questioni scientifiche e tecnologiche da studiare e non si ha voglia di fare certe cose che esulano completamente dalla propria volontà e dal proprio ruolo però…

  14. Paolo,

    dal 2002 il CEFRIEL usa due società di comunicazione, una delle quali segue anche il Politecnico nel suo complesso. Abbiamo definito sia campagne pubblicitarie (come quelle uscite sul Mondo) sia vari canali con tutte le testate giornalistiche nazionali. Sono certo che ci saranno tante cose che possiamo fare e che non conosciamo. Ma ti assicuro che è più di una corsa in salita. Tu sai benissimo, tra l’altro, che io ormai non faccio più il professore. Passo il mio tempo a scrivere e girare per l’Italia. Più di così non saprei che fare.

    Certo, non posso investire in comunicazione milioni di euro perchè non li ho.

  15. Ovviamente, ogni suggerimento è più che benvenuto!

  16. Paolo Bizzarri says:

    Alfonso,

    sto cercando di darti qualche altro spunto su cosa fare. Capisco perfettamente la tua frustrazione nel vedere ignorati i successi che avete avuto, ma se ti considerano “poco” è un fatto che il modo di comunicare che state utilizzando non funziona abbastanza bene.

    Io non so chi siano le società di comunicazione, ma so per esperienza che comunicare l’high tech e la competenza è un compito difficilissimo, dove si fanno facilmente fesserie e si ignorano le ovvietà. Per farti un esempio, a un certo punto il CEO di IBM si “accorse” che non avevano un responsabile marketing dell’azienda: non è che non l’avevano rimpiazzato, e che proprio non esisteva. Tutti facevano la comunicazione come gli pareva. Ed era IBM…

    Per farti un esempio sul CEFRIEL, girando e rigirando sul suo sito ho trovato Squiggle, un motore web semantico.

    Prima reazione: che figata. Funziona anche su immagini ed MP3.

    Seconda reazione: ma perchè non sta sulla home page ? E’ una cosa concreta, pratica, interattiva, moderna, che non ha nessuno…. e ve la nascondete in un sottosottoramo ?

    Ai giornalisti a cui lasci il riferimento del CEFRIEL, un affarino del genere piace, perchè lo capiscono e lo riescono a usare.

    Che ne dici ?

    Ciao

    Paolo

  17. Tom says:

    Posso provare a fare un’ ipotesi?
    Non è che più comodo scrivere quello che fa il MIT od Harvard.
    Mi spiego, al tempo in cui lavorai con Giuseppe Caravita per scegliere 10 progetti open source non realizzati da imprese ma dalla community, nonostante i limiti di un lavoro di selezione di questo tipo e nonostante Giuseppe avesse aperto un account di posta specifico per ricevere segnalazioni dei progetti ben due mesi prima della pubblicazione (forse anche tre); dopo la pubblicazioni ci fu qualche mal contento.
    Due persone chiamarono dicendo che il loro progetti erano degni di segnalazione e non facendolo avevamo commesso un’ingiustizia.
    A dir la verità un progetto lo conoscevamo, ma non ci colpì particolarmente (mia incapacità a capirne il valore? Può essere.); l’altro non lo conoscevamo.
    Una terza persona (anche piuttosto nota nella comunità) segnalò che un progetto non era open source solo perchè nel sito si vedeva solo il download a pagamento e nessuna segnalazione del fatto che fosse open source.
    Gli si dovette spiegare con calma che si pagava la compilazione e l’interfaccia grafica (oggi mi sembra che invece si paghi solo la compilazione). E’ vero che loro non facevano (e non fanno) grande pubblicità al fatto che il software è in gpl, ma questo non comportava che il programma fosse da escludere.
    Ora penso (magari sbagliando di grosso) che forse scrivere che il Cefriel o il Politecnico di Torino abbia fatto per primo un certo progetto possa scocciare qualcun altro che fà una ricerca simile.
    Scrivere l’ha fatto il MIT o Harvard forse è una cosa che di solito non disturba nessuno.
    Detto questo può darsi che mi sbagli totalmente e l’esempio della open source community calzi poco, visto che è noto che la “comunità” è piuttosto permalosa, basta vedere anche i commenti (tra cui anche i miei) ai suoi post sul open source.
    Inoltre c’è sicuramente un pò di esterofilia, anche se non ho capito da cosa sia motivata.
    Quando venne in Italia Joy Ito, tutte le pagine di scienza e tecnologia dei principali quotidiani gli dedicarono una pagina intera. Tutte le riviste di settore uscirono con una sua intervista. E’ certamente una persona interessante e un venture capitalist di successo nel suo settore, ma sembrava che in Italia fosse giunto il Papa :) .
    Infine, IMHO, bisogna anche dare il giusto peso ai giornali, non sempre per varie ragioni ad un pezzo o ad un servizio viene concesso il giusto tempo. Molto spesso alcuni pezzi vengono scritti a tempi di record per riempire un buco e chi li realizza non ha il tempo di far ricerche ma prende al massimo una due fonti e da li mette giù un mille battute. Almeno questa è la mia impressione.
    Che ne pensa? Ne ho imbroccata almeno una?
    Ora invece passo ad un off-topic.
    Leggo su punto-informatico che l’Umbria ha varato una legge di promozione del “pluralismo informatico” che cerca di favorire il software libero.
    So che un progetto simile sta crescendo pure in Lombardia, ma personalmente sono piuttosto perplesso se questa sia una strada corretta da perseguire.
    Come ben sà, vorrei che tutto il software fosse libero però allo stesso tempo fornire un prodotto che sì rispetti determinati criteri etici ma sia in stato di prototipo o ancora non pienamente funzionale mi lascia perplesso.
    Provo a fare un paradosso:
    “E’ come se volessi favorire gli aerei ecologici che funzionano solo ad idrogeno e per fare questo faccio una legge che obbliga tutte le compagnie a usare gli aerei ad idrogeno che sono ancora in prototipazione”. Di fatto i passeggeri viaggerebbero in aerei insicuri e alla primo incidente tutta la mia campagna a favore degli aerei ecologici sarebbe stata sprecata.
    Qualcosa di simile è già accaduto, la migrazione da windows a linux ( http://news.zdnet.co.uk/software/linuxunix/0,39020390,39216394,00.htm ) in ambito desktop del comune di Munich che per varie ragioni è stata una scelta immatura; non solo per i prodotti open source ma anche per la verifica effettiva della presenza di un vendor capace di realizzarla nei tempi promessi.
    Nello stesso tempo mi sembra che i prodotti open source anche quando siano maturi non abbiamo degli sponsor commerciali abbastanza forti da far valere le loro scelte senza che ci sia qualche indicazione “esterna” di preferenza verso il software libero.
    E’ vero che alcuni vendor hanno nel pacchetto delle loro soluzioni molti prodotti open source, ma in genere vengono inseriti per comprire quei pezzi mancanti della loro offerta e cosi poter anche vendere i loro prodotti proprietari. In pratica se hanno nell’offerta un prodotto proprietario di successo non lo sostuirebbero mai nell’offerta con uno open source.
    E’ vero che nei punti da lei proposti apriva molti spazi a chi produceva software libero ma sospetto (IMHO) che non potessero dare la spinta sufficiente per sostituire ovunque fosse già possibile il sofware proprietario con del software libero.
    Nello stesso tempo delle leggi che generino un forte obbligo a scegliere sempre e solo software libero mi sembra controproducente.
    E’ vero che come alcuni sostengono la PA può fare da volano finanziando lo sviluppo del software ma:
    1. Solo in alcuni casi è possibile
    2. La PA italiana soprattutto a livello di comuni non ha il bilancio dell’esercito degli USA
    3. Il software ottenuto cosi potrebbe essere privo di una comunità di sviluppo risultando che anche se il software è libero, sarebbe piuttosto rognoso da gestire sia per futuri sviluppi sia solo per i semplici aggiornamenti.
    Il nascere una comunità attorno a del codice non è processo cosi banale.
    E’ vero che una comunità non è sempre un elemento essenziale, ma dovrebbe essere sostituita da un azienda che si occupi per specificatamente e per sempre di quel codice e su questo secondo scenario ho dei dubbi che situazione sia sempre efficiente.
    Infine leggendo l’articolo su punto-informatico:
    “Dal 2005 ad oggi la nostra regione ha speso circa un milione e mezzo di euro per il rinnovo e l’acquisto di nuove licenze software, di cui il novanta per cento prodotti targati Microsoft, azienda che è bene ricordare l’Unione Europea ha condannato per abuso di monopolio nel mercato europeo dell’informatica”.
    E questo non mi piace; il software libero non costa ne più ne meno di quello proprietario dipende da varie situazioni. Se si innesca il principio software libero = meno costi basta dimostrare che in uno o più situazione è più caro e addio migrazione.
    Il software libero non ha costi di licenza (almeno nei termini classici che intendiamo) e questo non è poco, ma può costare sia più che meno di software proprietari in base a tanti fattori.
    Per concludere che opinione ha dell’espressione “pluralismo informatico”? Personalmente non mi piace, ma forse sono io che non ne colgo a pieno il significato

    Ho parlato(scritto) troppo, cmq se avrà tempo di leggere ne sarò lieto.

  18. Noi italiani siamo molto originali e creativi e anche bravi a fare certe cose. Ma le sappiamo valorizzare così poco !

    Spesso la stampa non è informata su quello che avviene nel nostro paese, ma preferisce appunto andare a cercare altrove le novità perchè c’è un presupposto (pregiudiziale) per cui “se viene dall’estero allora è piu fico, è certamente migliore”. Tendiamo a sottovalutarci.

    Posso citare un esempio di cui sono stato testimone: l’ INFN, istituto d’eccellenza nella ricerca in fisica ha recentemente mandato in orbiata un grosso esperimento chiamato PAMELA, primo al mondo nel suo genere, durato anni e costato un molti soldi, per l’osservazione di radiazione cosmica. Nella pagina principale dell’istituto non c’è traccia evidente di questo esperimento: http://www.infn.it/indexit.php se non un burocratico comunicato stampa. Risultato: Solo gli addetti ai lavori lo sanno. Il TG2 il giorno dopo il lancio ha mandato negli titoli “short undervideo” una notizia del lancio che forse solo io ho letto: ma perchè non fare un servizio da mandare in onda e invece fanno lunghi e inutili servizi sull’ ultima piastrella perduta dello Shuttle ?

  19. Sono una piccola annotazione, anche per rispondere a Paolo.

    Non è che si riesce a mettere tutto sulla home page. Adesso sul nostro sito verrà inserita una notizia relativa proprio al semantic web. Un team CEFRIEL-DEI ha vinto al semantic web competion organizzata dal DERI- Stanford.

    La mettiamo sulla home. Però poi dovremo togliere qualcosa.

  20. Paolo Bizzarri says:

    Certo che non si può mettere tutto sulla home. Quello che volevo farti notare è che il sito appare molto “palutato”, molto “istituzionale”.

    Il che non è un male, ma siccome abbiamo spesso discusso della scarsa “percezione” che c’era delle attività e delle capacità del CEFRIEL, mi sembrava poco in linea con questi obiettivi.

    Se avete 140 persone che lavorano al CEFRIEL (con Alfonso come capo: perchè mi viene in mente la scenetta dei Simpson in cui un capo dice ai suoi dipendenti “pensate più velocemente” ?), dicevo 140 persone sono quattordici team da 10 persone ognuno.

    Se ognuno di questi lavora a un progetto, tirerà fuori un articolo, un prototipo, un invenzione o qualcosa di simile ogni anno ? Fanno più di una nuova notizia al mese.

    Ecco, di tutto ciò non c’è evidenza sul portale: le notizie sono poche, a parte le press release; le novità ci sono, ma devi scavare in profondità prima di riuscire a trovare le cose interessanti.

    Perchè non seguire un approccio “a la source forge”, dove magari sono evidenziati i team, i laboratori e i progetti in corso ? Con un tamburo di news aggiornato frequentemente, sulle diverse attività dei gruppi ?

    Insomma, IMHO, l’impressione che da attualmente il sito è piuttosto “statica”. Non credi ?

  21. Per Tom.

    Sulle proposte per la PA io ne ho fatte di precise e secondo me sono equilibrate.

    http://www.alfonsofuggetta.org/?p=539

  22. Roberto Martino says:

    Le regole secondo le quali ‘la gente’ ricorda qualcosa o qualcuno o fa una associazione sono strane. Per cambiarle, talvolta, serve quella che si chiama: una consacrazione. Forse è sufficiente uno specchietto per le allodole.
    Lancio la mia idea (demenziale?) su cosa potrebbe fare il cefriel: CefrielOffice, inteso come l’ennesima ‘rimarchiatura’ del pacchetto openoffice, con alcune aggiustate/modifiche. Dal punto di vista mediatico gli slogan sono facili (senza andare sul tecnico): pacchetto di office automation ideale per la pubblica amministrazione, aggiornato con le direttive europee, low cost, supporto in italia. Molti penserebbero: questi vogliono distribuire un sw di office automation ma cosa sono capaci di fare/ hanno fatto finora al Cefriel? La risposta sarebbe una certa quantità di progetti che nella percezione del pubblico più sono complessi di un pacchetto sw di office automation.
    Forse è demenziale e forse esce dagli obiettivi del Cefriel, certo però che Fiat che si accorda con Ms per le automobili… è peggio :)

  23. Butto lì una cosa da brainstorming :

    la free press sta avendo una grande diffusione negli ultimi anni, notizie snelle, meno influenze di ‘partito’. Non è stampa di secondo livello e potrebbe essere un’idea per far conoscere quello che facciamo in casa.

    Metro sarebbe addirittura interessante : ne ho trovato una edizione perfino in Olanda l’altro ieri ed in generale mettono nella loro edizione le ‘notizie dal mondo’ prese da altre edizioni internazionali di Metro.

    Le società che curano le vostre relazioni con la stampa ne hanno sfruttato le potenzialità ?

  24. [...] è vero, come più volte ha fatto notare sul suo blog il prof. Fuggetta, che noi italiani spesso sottovalutiamo o ignoriamo prodotti e [...]

Leave a Reply



Qualche info



View Alfonso Fuggetta's profile on LinkedIn

Archive