Bossi, impegnato a usare il commissariato Tremonti come cavallo di Troia per portarsi a casa le tre grandi regioni del Nord e qualche benefit aggiuntivo, ha certamente il polso del proprio elettorato. Ed è questo l’aspetto più inquietante della comunicazione politica, non solo leghista, di oggi. Messa così, sembra che l’Unione Europea sia un’entità malvagia che gode nel costringere gli italiani e i padani in condizione di asservimento alle tasse. Naturalmente, ma non per Bossi, se l’Italia mettesse mano ad un programma di tagli strutturali di spesa, per ciò stesso credibile, potrebbe ridurre le tasse senza obiezione di chicchessia. Invece, poiché Bossi persegue una politica di consenso populista non dissimile da quella del premier, è del tutto evidente che non è tempo per i leggendari “tagli di spesa improduttiva”, che peraltro è sempre quella altrui, come si evince ascoltando i discorsetti delle due sciure di Confindustria, Emma Marcegaglia e Federica Guidi. Due personaggi che riassumono perfettamente l’inconsistenza e la banalizzazione di contenuti che il dibattito pubblico ha assunto in questo paese.
link: Le fiabe della buonanotte di nonno Umberto | Phastidio.net

“Sembra che l’Unione Europea sia un’entità malvagia che gode nel costringere gli italiani e i padani in condizione di asservimento alle tasse”
Non esattamente. Diciamo piuttosto che l’Unione Europea è un luogo ove portare e difendere gli interessi dei singoli paesi. Altri lo hanno fatto in modo molto efficace, imponendo norme che favorivano alcuni paesi e ne penalizzavano altri, o bloccando quelle norme che avrebbero potuto danneggiare il proprio paese.
E’ singolare, ad esempio, che a fronte dell’enorme attenzione per gli aiuti dati ad Alitalia, ci sia stata solo ora una tardivissima presa di posizione del Commissario alla Concorrenza su tutta la vicenda Opel, dove è stato sfacciatamente favorito un compratore tedesco, e dove gli stessi aiuti erano vincolati al mantenimento degli stabilimenti sul suolo tedesco.
Come pure singolare è tutta la vicenda legata alle quote latte, grazie alla quale l’Italia non può produrre latte a sufficienza per il proprio formaggio.
Diciamo che in Italia si è vissuta a lungo una mistica dell’Europa. Io direi che di mistica ne abbiamo avuto abbastanza, ed è ora di guardare la realtà per quella che è.
Emma Marcegaglia e Federica Guidi, due personaggi che molto gentilmente si fanno portavoce di migliaia di imprenditori!
Riguardo la “mistica europea”, è utile ricordare che l’operazione Magna-Opel è stata modificata, nei programmi di chiusura di impianti, perché diversamente sarebbe stata bocciata dalla Commissione Europea. Sulle quote-latte, siamo aggregati al carro francese e tedesco in una Politica Agricola Comune che grida vendetta da decenni, come modello di spreco e di negazione del mercato, oltre che di distorsione al bilancio comunitario. Ciò premesso, credo che andare in giro a dire idiozie, come fa Bossi, sull’Europa che se tagliamo le tasse ci castiga, sia il modo migliore per impedire al dibattito pubblico di svilupparsi in direzione di maggiore consapevolezza e maturità. Quello che è peggio è il fatto che continuo a non trovare alcuno dei nostri prestigiosi editorialisti alzare la mano e chiedere conto ai nostri politici delle scemenze che affermano.
Non mi sembra una descrizione esatta dei fatti. La politica tedesca ha espresso una PESANTE preferenza per l’opzione Magna, basata esclusivamente su motivi di carattere nazionale, ed ha solo tardivamente garantito che non avrebbe chiuso altri impianti (vedi anche recente articolo su Economist).
Quanto alle quote latte, è un fatto che mentre Germania e Francia possono sovraprodurre rispetto alle loro necessità, l’Italia DEVE sottoprodurre.
Quanto al taglio delle tasse, l’affermazione è sostanzialmente corretta, data la speciale attenzione posta dall’Europa nei confronti dell’Italia (molta meno attenzione ha mostrato verso paesi che hanno manifestato e manifestano squilibri altrettanto gravi, come la Spagna con la sua bolla edilizia).
Come già detto, l’Unione Europea è e resta un luogo ove far valere i propri interessi nazionali, e non un posto dove affermare teorie economiche.
Il fatto che l’Europa ci controlla, ci tartassa sulle quote latte etc.etc. e che mandiamo al parlamento europeo i trombati o i pensionati della politica avrà pure un legame o è solo una coincidenza?
Ogni paese tende a esprimere politiche industriali protezionistiche, e il governo tedesco non ha fatto eccezione. Contano gli esiti, mi pare. Quanto al fatto che l’Europa “controlli” l’Italia, oltre ad essere stata in passato una cosa positiva (vedi convergenza all’euro, che ha impedito una deriva sudamericana con annesso default), non è responsabilità della Ue se l’Italia non riesce a risanare i conti pubblici, o qualcuno riesce anche ad affermare il contrario?
@Phastidio.
“Contano gli esiti.” Perfettamente d’accordo. INFATTI, la Opel è andata a Magna, nonostante il piano industriale di Magna fosse privo di spessore e non desse nessun reale prospettiva a Opel stesso, ma “parlava tedesco” come hanno entusiasticamente titolato i giornali tedeschi dell’epoca, e solo ora, quando ormai i giochi sono fatti, è stato detto “ok, se avessimo scelto gli altri non avremmo fatto storie sugli aiuti”. Peccato che nessuno possa verificare…
“oltre ad essere stata in passato una cosa positiva”.
Tutto da dimostrare. Di fatto questo controllo si è trasformato in una svendita del patrimonio industriale a soggetti esteri, fra le grida di giubilo del centro sinistra che ci vedeva “l’intervento del libero mercato”. In Francia si sono fatte politiche di segno esattamente opposto (Alstom e Air France, tanto per citare due casi eclatanti).
“vedi convergenza all’euro, che ha impedito una deriva sudamericana con annesso default”
Mi spieghi perchè cambiare la valuta in cui è espresso il tuo debito dovrebbe permetterti di gestirlo meglio? L’Argentina aveva il suo debito in dollari, se non ricordo male.
“non è responsabilità della Ue se l’Italia non riesce a risanare i conti pubblici”
Beh, sai, dopo esserti svenduto un patrimonio industriale a prezzi di saldo e aver perso il controllo della moneta, diciamo che ti sei levato “qualche” strumento per poter gestire la tua economia.
> fra le grida di giubilo del centro sinistra che ci
> vedeva “l’intervento del libero mercato”
Bene, diciamo che il centrosinistra fa schifo. Chi ha governato l’Italia dal 2001 ad oggi (a parte il breve intermezzo di Prodi)? I comunisti?
E chi in Europa non ha sviluppato un proprio ruolo come Italia? I comunisti? Contano le pressioni dei governi? E dove era il nostro mentre vendevano Opel?
> Mi spieghi perchè cambiare la valuta in cui è
> espresso il tuo debito dovrebbe permetterti di gestirlo meglio?
Ehhh???? Pure questo si mette in discussione? L’hanno riconosciuto tutti.
> Beh, sai, dopo esserti svenduto un patrimonio industriale a
> prezzi di saldo e aver perso il controllo della moneta, diciamo
> che ti sei levato “qualche” strumento per poter gestire
> la tua economia.
Quindi il debito pubblico è ineliminabile, giusto? Il governo non può fare nulla perché ci hanno tolto gli strumenti e non ci è rimasto più nulla. Quindi è incolpevole by definition, right?
Capisco essere partigiani, ma esistono dei limiti.
@Alfonso.
Io NON sono un partigiano del centrodestra. Voto per il PD, ho votato per le primarie e partecipo alla vita attiva del partito.
Questo detto, parlando di privatizzazioni, il grosso è avvenuto fra 1992 e il 1998 (governi tecnici di varia natura) e successivamente con i governi Prodi/D’Alema/Amato.
Il centrosinistra si era fatta una bella ubriacatura di “economismo”, ossia la malattia per cui se l’Economist ti applaude sei bravo. Lo so perchè ce l’avevo anche io.
Quanto al cambio di valuta, “tutti” non vuol dire niente. I governanti dell’epoca hanno detto che se non facevano così era il disastro. Di fatto il debito è rimasto pressochè invariato, e in più si è persa la possibilità di fare svalutazione competitiva.
Comunque, riepto: non conosco casi di paesi con il debito al 120% che abbiamo cambiato valuta e per questo siano riusciti a risanare il debito.
“Il governo non può fare nulla”
Certo che può fare, ma qui si parlava di Europa e di riduzione delle tasse. Voglio solo dire che sarebbe ora di smettere di pendere dalle labbra di giornali inglesi o americani, e cominciare a ragionare con la nostra testa.
Io non sono berlusconiano, ma rifiuto l’idea che qualsiasi cosa faccia questo governo debba essere vista male per principio. Il mio interesse (e so che è esattamente anche il tuo) è l’interesse del paese, perchè questo paese ci sarà anche quando Berlusconi sarà dentro un bel mausoleo ad Arcore.
In questo senso
- apprezzo gli accordi fatti con la Russia sul gas, perchè il gas naturale è una delle fonti energetiche principali per il paese, e garantirsi i rifornimenti è essenziale. Inoltre l’Italia è uno dei partner principali della Russia;
- apprezzo gli accordi fatti con Libia ed Egitto, perchè l’Italia è immersa nel Mediterraneo e lo sviluppo dei commerci con l’Africa è una chiave di volta per lo sviluppo economico del paese;
- apprezzo che l’Italia abbia deciso di ritornare all’uso del nucleare, dopo uno scellerato referendum che ci ha tirato fuori da questo settore.
Li ha fatti il centrodestra? E allora?
> Li ha fatti il centrodestra? E allora?
Ma mica li critico perché li ha fatti il centro destra!
Nel frattempo, l’odiata Ue ha dato una lezione al Tesoro americano, ma forse qualche lettore non sarà d’accordo neppure su questo:
http://phastidio.net/2009/11/02/banche-lezione-europea-per-lamerica/
“Mi spieghi perchè cambiare la valuta in cui è espresso il tuo debito dovrebbe permetterti di gestirlo meglio?”
Se fossimo rimasti con la lira avremmo dovuto vendere titoli a scadenza più breve e a tassi d’interesse più alto altrimenti non li avrebbe comprati nessuno.
@Phastidio
Certo. Peccato che si siano dovuti rimangiare tutto quello che hanno detto finora sulla dimensione delle banche. Chi si ricorda il “le banche italiane sono troppo piccole per competere sul mercato europeo”, oppure i peana alla crescita di Unicredit?
Gli europei (quelli ariani & fighi, mica come noi terruncielli) si sono imporvvisamente accorti che avere banche troppo grandi vuol dire delegargli una montagna di potere e di rischio, di cui NON risponde la banca ma rispondono i suoi correntisti, e quindi in definitiva lo Stato; quindi è molto meglio fare a pezzetti le banche.
@Mattia
E perchè cambiare la moneta dovrebbe cambiare la solidità dei titoli? La scadenza e il tasso di interesse di un titolo sono funzione della solvibilità dello Stato; il fatto che il debito venga espresso in dollari, in euro o in lire non cambia il rischio legato al titolo stesso. Anzi, avere una moneta che non può essere governata dallo Stato elimina una delle leve economiche, rendendo l’economia più rigida e quindi di fatto più fragile nei confronti degli shock.
L’Argentina, tanto per fare un esempio, aveva un debito espresso in dollari ed è andata dritta al default.
Spiegami come mai il rendimento dei titoli italiani è progressivamente diminuito fino ad attestarsi a quello di paesi come la Germania che hanno un debito molto inferiore al nostro.
PS: l’esempio dell’argentina non c’entra proprio. Lì avevamo una situazione simile a quella della germania degli anni ’30 (inflazione altissima e recessione) e per cercare di mettere una pezza ad una catastrofe inevitabile agganciarono il valore della loro moneta al dollaro. Cosa che per altro per un po’ funzionò. Non vedo l’analogia con la situazione italiana ed europea.
@Mattia
C’è stata negli ultimi quindici anni una ENORME espansione del credito, favorita dalla speculazione finanziaria. Quando c’è molto denaro i tassi tendono inevitabilmente a scendere. Tanto è vero che sono scesi dappertutto, mica solo in Italia.
La convergenza della lira all’euro è avvenuta a inizio anni Novanta, con l’espansione creditizia e monetaria non c’entra assolutamente nulla, ed è stata effetto del crollo del premio al rischio sulla lira rispetto al marco indotto dalla disciplina di bilancio sottoscritta dai governi italiani, e della credibilità presso i mercati che tale posizione ha conquistato. Se vogliamo rileggere la storia à la carte, padronissimi. A me non interessa.
Il costo del denaro c’entra poco. Quello che è sceso vertiginosamente dagli anni 90 ad oggi è stato il premio al rischio dei titoli italiani. Comunque io mi fermo qui. Chi ne ha voglia si legga un manuale di macroeconomia. Il Mankiw è un buon punto di partenza.
@Mattia
Prendere a riferimento una scienza (l’economia) che si è appena dimostrata diciamo “un po’ fallace” mi sembra per lo meno azzardato.
Specie se i “guru” di questa scienza vengono da nazioni che si sono rivelate peggiori dell’Italiletta, quanto a capacità di controllo dei dissesti finanziari.
O come mi piace questo dibattito.
Ho appena appreso che saremmo stati egualmente bene, se non meglio, con la Lira. E che l’economia non è una scienza perché si è dimostrata fallace perché i “guru” hanno preso una cantonata.
(aperta parentesi)
Allora: io ho 53 anni e ho visto il corso della benzina per tanti anni: senza l’euro saremmo tutti a piedi!
Poi: dato le cantonate che hanno preso i guru del’informatica (da “real men dont’use icons” a “640k basteranno sempre” …) e la quantità di aziende fallite, poteremmo anche chiudere i corsi di scienza dell’informazione…
(chiusa parentesi)
E ho imparato che le tasse sono colpa dell’europa, così come il fatto che l’Italia debba importare il latte e che la Germania vende Opel a Magna.
Unico dubbio: ma non è che in Europa ci sia un certo numero di pirlamentari Italiani ? E non è che facciano parte della maggioranza che la governa?
Boh …
Giovanni
p.s. – a me comunque è piaciuto veder comprare la Telecom con i suoi (di telecom) soldi, due volte! (immagino che anche questo sia colpa dell’europa – o erano le demo-masso-plutocrazie…?)
@Giovanni
Per la storia della convergenza dell’Italia sull’Euro, con abbassamento dei tassi, posso suggerirti “La politica economica italiana 1968-2007″, qui sulla mia scrivania. E’ scritto dal Direttore Centrale per la Ricerca Economica della Banca d’Italia (quindi un plutogiudomassone pure lui).
La scienza dell’informazione si occupa dell’elaborazione di informazioni, NON di trend di mercato. Questo NON E’ argomento di informatica. Non mi risulta che esistano (ad esempio) casi di informatici che avessero vinto il premio Turing per risultati rivelatisi poi falsi.
L’economia si occupa, fra le altre cose, di modellizzare i rapporti di scambio di beni e servizi che avvengono nel mondo. Quindi è una scienza più simile alla fisica che alla matematica, e come tale deve spiegare i fenomeni osservati e fornire previsioni. Cosa che non è stata manifestatamente in grado di fare: i modelli con cui si pretendeva di poter calcolare e cartolarizzare i rischi si sono rivelati alla prova dei fatti falsi.
In una scienza sperimentale questo vuol dire che i modell originari erano completamente sbagliati. Per questi modelli qualcuno si è preso un Nobel: allora, è corretto ragionare dei problemi fondazionali che esistono nella scienza economica.
Il problema delle quote latte è un fatto noto e conosciuto. Quanto a Opel, sono note le pressioni politiche dei governanti tedeschi per vendere a Magna e non a Fiat. E sull’Europa vorrei aggiungere che l’Europa come ente non esiste: esistono i singoli paesi che effettuano pressioni per ottenere questo o quel risultato.
Infine, sul Parlamento Europeo, esso ha attualmente un ruolo meramente figurativo, dato che gran parte delle decisioni viene preso altrove (tipicamente con accordi direttamente fra i vari paesi).
E per chiudere, credo ricorderai come si applicarono in modo completamente diverso le regole sul Patto di Stabilità nel caso del Portogallo e della Germania e della Francia. O, per dirla alla Andreotti, “le regole si applicano ai nemici e si intepretano per gli amici”.
Escludo con una certa sicurezza, ma sono pronto a rimangiarmi queste parole, che Rossi in questo libro sostenga che il rendimento dei titoli italiani è sceso a causa della diminuzione del costo del denaro, come tu sostieni, e non perchè l’entrata dell’Italia nell’Euro ne abbia diminuito il rischio. Se mi sbagliassi ti prego di dirmi il capitolo, pagine in cui affronta l’argomento che domani durante la pausa lo vado a prendere in biblioteca.
@Mattia.
Non sostiene questo, che è la mia tesi, e non potrebbe sostenerlo, dato che è uomo di Bankitalia, e nel libro si vede a ogni piè sospinto: “la Banca d’Italia ha fatto giustamente questo”, “la Banca d’Italia ha fatto giustamente quest’altro” e così via.
Tuttavia, deve ovviamente ricordare il fatto ovvio, ossia che i tassi sui titoli italiani sono scesi PRIMA dell’adesione all’euro. Lo trovi nel capitolo dove parla dell’avvicinamento all’euro (pag. 105).
Ed è ovvio, se ci pensi: è la tua moneta che è volatile perchè la tua economia è instabile; cambiare moneta non cambia l’instabilità della tua economia, anzi rifila il tuo rischio ad altri. La stabilizzazione ci doveva essere PRIMA dell’adesione, non DOPO.
Solo che una volta che ti sei stabilizzato, puoi ragionevolmente domandarti perchè ti serve perdere il controllo della tua moneta.