L’amarezza di un padre

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Ho due figli all’università. Incontrai Celli alcuni anni fa. Venne al CEFRIEL. Mi colpì la sua umanità. Ora leggo questo e non posso non riflettere su quello che dice.

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio. Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai. Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza. Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio. Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi. Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni. Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché. Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze. Preparati comunque a soffrire. Con affetto, tuo padre

link: “Figlio mio, lascia questo Paese” – Scuola&Giovani – Repubblica.it


55 Responses to "L’amarezza di un padre"
  1. Da un lato la tentazione sarebbe di condividere in toto e lasciarsi andare all’amarezza. Il mio timore però è che questo genere di argomentazioni finisca col diventare troppo spesso una giustificazione; a volte quando non si raggiungono i propri obiettivi si da la colpa a questo Paese malato, alle storture che sicuramente hanno danneggiato noi premiando qualcuno che meritava meno, altre volte ci si giustifica in questo modo quando violiamo anche noi le regole, approfittiamo anche noi delle maglie del sistema per poter competere con chi attorno a noi lo fa. Forse questo è un Paese che danneggia gli onesti, pieno di esempi di malaffare, di premiazione della mediocrità, di ingiustizia. Ma credo che essere onesti e corretti in Svezia o Finlandia sia fin troppo facile. E’ qui che non è scontato, è qui che conta esserlo. Anche e sopratutto quando è difficile. E qui conta impegnarsi, lottare. Aggiungerei quindi un “caro figlio mio, tutto questo non ti giustificherà mai ad arrenderti. Se vuoi rendermi orgoglioso di te non lo farai coi tuoi voti ma con la tenacia e il tuo rimanere te stesso indipendentemente da ciò che ti circonda. Hai una vita per dimostrarmelo, solo alla fine faremo il conto. Se riuscirai a non lasciarti sporcare spendendo una vita quaggiù avrai fatto qualcosa per te, per me, per questo Paese”. Fortunato il Paese che non ha bisogno di eroi. Noi ne abbiamo bisogno di esserlo, ogni giorno, anche solo per vivere correttamente e non perdere la determinazione.

  2. Paolo Bizzarri says:

    @alfonso
    Come padre, non potrei essere MENO d’accordo con le affermazioni che fa questo personaggio, e per molti motivi.
    E’ un classico scritto per creare la sensazione dell’impossibilità del cambiamento, ed è ovvio che lo scriva un personaggio che è stato ed è parte della classe dirigente attuale: se il cambiamento fosse possibile, LUI sarebbe uno dei primi ad essere cacciato.
    1) Prima di tutto la spocchia. Sì, la spocchia di credere di essere l’unico onesto in un paese di disonesti, di vedere se stessi e la propria famiglia come quelli che hanno sempre vissuto in un mondo retto. Costoro credono di aver ricevuto il dono dell’onestà dal cielo come una benedizione. Per quanto mi riguarda, l’onesta l’ho imparata dai miei genitori e l’ho trasmessa a mio figlio; e l’ho imparata a scuola e dalle molte persone per bene che ho conosciuto.
    2) Secondo, la descrizione dell’Italia come una landa desolata. Tu lì, Alfonso, non esisti. Non esiste un centro di eccellenza come il Cefriel. Non c’è la Sant’Anna a Pisa. Non c’è la Stm a Catania. Ci sono solo veline, escort e calciatori. Non c’è NESSUNO spazio per l’eccellenza.
    3) La descrizione dell’estero come un posto mitico. Ci sono stato all’estero: suppongo gli aeroporti francesi siano organizzati benissimo e che la sanità e la protezione civile americana siano un esempio di grande premio al merito. E che dire dell’onesta e della trasparenza dei bilanci del principale settore economico britannico, nonchè il rispetto della libertà di concorrenza e la separazione fra potere politico e potere economico in Germania?
    4) Infine, è detestabile vedere scrivere certe cose da uno che queste cose le ha create in prima persona. Se io mi lamento di come è fatta la RAI, è un discorso; se lo fa quello che della RAI è stato l’ex direttore (ed ha descritto in un libriccino come fare porcate di ogni sorta) la cosa è un po’ meno accettabile.

  3. Condivido il discorso di Tomassetti, fintanto che la vivibilità in questo paese non raggiunga realmente stati di regime assoluto, come nel ventennio, bisogna turarsi il naso e lottare. E il modo migliore è cominciare proprio dai nostri figli. Saranno poi loro a scegliere come comportarsi. Il discorso di Celli è condivisibile ma l’ho sempre visto come una fuga a priori.

  4. Ciao Alfonso,
    sai gia’ come la penso… ovviamente non posso che dare ragione a Celli.

    un saluto dalla Germania,
    Guido

  5. @Paolo: hai mai vissuto fuori? come intendi cambiare le cose in Italia? come pensi che possa cambiare il mercato del lavoro? pensi che un ragazzo in Italia possa seriamente pensare a un mutuo e a costruirsi una famiglia con 1000euro/mese?

    Siamo seri… per favore…

  6. A dirla tutta e ne ho scritto nell’ultimo post io sono un po’ stanco di questi piagnistei, legittimi per carità, ma piangere sul latto versato non serve a niente. Così come non serve dire che va tutto bene.
    La verità sta in mezzo come sempre. Ed ha già detto molto Paolo qui sopra dunque non mi ripeto. Io spero che lettere come questa servano ad alimentare la rabbia e la voglia di fare e cambiare le cose. Siamo pieni di coccodrilli: e di esploratori?

  7. cosimo says:

    E’ vero…purtroppo in Italia per andare avanti bisogna avere il culetto parato da qualcuno , e lo stesso vale per andare all’estero..quindi caro figlio di Celli,senti quello che dice papà e se ti paga un bell’MBA al Mit o che ne so alla Wharton Business School,tu che puoi,vacci di corsa!!

  8. Io non avevo il culetto parato da nessuno, e me ne sono andato all’estero. E … ho provato pure a cambiare le cose… ma anche li, se non si hanno soldi, e non si e’ estremisti (sembra che la gente segua chi la spara piu’ grossa… vedasi Stallman) non si crea un consenso politico.

    Non venitemele a raccontare…

  9. Paolo Bizzarri says:

    @Guido
    Ognuno trova le soluzioni che meglio si adattano. Non c’è nulla di male ad andare a lavorare e vivere fuori dall’Italia; ognuno fa le sue scelte di vita.
    La prima cosa che l’Italia deve cambiare è la percezione che ha di se stessa: finchè continua a vedersi come un paese miserabile e privo di valore, non c’è possibilità che possa e voglia puntare più in alto.
    Un certo signore ha detto una volta “le persone del Sud sono in gamba e sanno lavorare come tutti gli altri”. Quel signore si chiama Pasquale Pistorio e ha fatto un’azienda fantastica a Catania che si chiama Stm.
    Poi, se vai sul sito di Repubblica, ci sono delle storie tristissime, di ragazzi che hanno perso tempo a fare master in Fuffologia Pura e Applicata e STRANAMENTE si ritrovano a fare la fila per un posto in un call center.
    Qui nella mia ditta non paghiamo 1000 euro al mese un java developer fatto come si deve, tranquillo. Ma vorrei avere una persona a cui se chiedo “che cos’è un visitor?” non mi risponde “Una serie di fantascienza anni 80″.

  10. p.s. errata corrige… anche in Italia si hanno quei prezzi, ma possono essere praticati solo tra le aziende… tipicamente Accenture, Reply(Sytel), IBM… vendono persone anche a 2000euro a giornata se si tratta di management…

    La differenza e’ che all’estero quelle posizioni di mercato sono accessibili, in Italia sono bloccate da accordi intra-aziende per cui devi pagare (in forma di percentuale sul tuo lavoro) il pizzo ai grandi.

  11. @Paolo: Stm pagava a Milano 200euro di rimborso spese per gli stagisti, facendoli lavorare fulltime…

    I miei colleghi non reagivano: “perche’ tanto io saro’ uno di quei 20 che verra’ confermato”. Il problema in Italia e’ questo… nessuno reagisce perche’ guarda e cura solo il suo piccolo. Siamo divisi…

    Sai cosa costa uno sviluppatore Java fuori dall’Italia? dai 600 ai 1000 euro lordi A GIORNATA! … Parliamone…

    Fonti:

    http://www.itjobswatch.co.uk/contract.aspx?page=1&sortby=0&orderby=0&q=java&id=0&lid=2618

    http://www.gulp.de/kb/tools/gulpometer.html

  12. Paolo Bizzarri says:

    @Guido
    Fammi capire, secondo te uno che in Italia ha un buon lavoro è uno che è raccomandato?
    Io insomma sarei un raccomandato? Giusto per chiarirsi.

  13. cosimo says:

    @Guido
    Forse ho usato un espressione un poco forte,ma mi baso anche sulla mia pochissima esperienza (29 anni,e qualche anno di lavoro)..e i fatti mi dicono che senza una famiglia forte alle spalle,con una situazione lavorativa buona,ma ancora precaria,probabilmente mi toccherà rinviare di un altro anno propositi e progetti che mi frullano per la testa da un pò di tempo perchè la società in cui viviamo la fiducia te la vende,non te la dona..se ti va bene te la concedono a 40 anni!
    C’è chi decide di andare all’estero e ricominciare da li e apprezzo chi ha il coraggio di farlo..ma anche una scelta del genere la si fa con oculatezza ,il vile denaro fa la sua parte e me lo confermi dicendo che li è dura,se non si hanno i soldini!
    A me la lettera fa riflettere in quanto scritta da quella persona..non ho dubbi sul fatto che il figlio possa essere un ragazzo davvero in gamba e gli auguro delle gran belle cose.
    Se poi tra 10 anni lo ritroverò dirigente o capo di non so che…potrò però tirare giù le mie riflessioni sul tipo di società in cui sono cresciuto!
    saluti

    • @Cosimo:
      > Se poi tra 10 anni lo ritroverò dirigente o capo di non so che…potrò
      > però tirare giù le mie riflessioni sul tipo di società in cui sono cresciuto!
      Beh non è che questo poveretto, siccome è figlio di Celli, o emigra oppure se fa carriera è necessariamente un raccomandato.

  14. Luca says:

    L’articolo di Celli è molto interessante: con amarezza (purtroppo) bisogna dargli ragione su tanti punti, ma non su tutti. Ho vissuto e lavorato anch’io all’estero. Di frequente mi capita di confrontarmi con colleghi esteri, ognuno si lamenta della propria situazione. Non esiste un paese dei balocchi, intendo un paese esemplare per meritocrazia dove lealtà e correttezza siano i valori predominanti. Io sono fortemente convinto che questo approccio, quello che spinge a consigliare di andar via dal proprio paese, sia estremo e controproducente. E’ vero, in Italia c’è tanto malcostume e ruffianeria che alla fine viene la nausea, tuttavia ci sono tante realtà positive da prendere ad esempio. Fuggire (perchè di fuga si tratta) non è una soluzione, non siamo ancora in un paese dove emigrare rimane l’unica alternativa. Non è questo il messaggio da passare, soprattutto alle persone che hanno il potenziale di poter reagire e cambiare.

  15. Luigi Ferro says:

    Sono perfettamede d’accordo con Celli. Mia figlia ha 13 anni ed è già da molto tempo che le spiego (poi deciderà lei) perché deve andarsene da questo paese. Non ho nessuna fiducia sulle capacità di questo paese neanche se domani sparisse Berlusconi e tutta la sua cricca.
    Capisco benissimo le argomentazioni di chi dice che bisogna stare qui per cercare di cambiare le cose, ma per farlo bisogna avere fiducia. E io non ne ho più

  16. Daniele says:

    Non ho conoscenza di ex direttori generali della RAI che abbiano meditato di emigrare, forse perché nessuno di loro ne ha mai sentito davvvero il bisogno. Malgrado le loro intelligenze, mentre in Italia hanno potuto fare carriera grazie ad abilità e affiliazioni di vario genere, altrove chissà. Insomma, sono percorsi di carriera difficili, i loro, e non né facile né piacevole aiutare i propri figli a seguire le stesse tecniche. A proposito: chi firma i contratti di veline e tronisti ?

  17. Francesco says:

    Sono d’accordo con la conclusione del Sig. Celli, è giusto consigliare ad un figlio di recarsi all’estero, ma non perché in Italia vada tutto male. Non nego che ci siano problemi seri da affrontare, conosco i difetti di questo Paese, ma è ormai chiaro che nel mondo sia in atto una grande trasformazione e che la crisi stia facendo emergere limiti che riguardano tutto l’occidente.

    Guardiamo per un attimo alle nostre eccellenze. Di cosa hanno bisogno per continuare a brillare sulla scena internazionale? Hanno bisogno di crescere valorizzando talenti in grado di renderle competitive sull’unico mercato di riferimento, quello globale. Hanno bisogno di giovani che accettino la sfida di partire, di andare all’estero, per maturare un solida esperienza culturale e professionale che possa essere investita nel loro sviluppo.

    La faccio breve. Il sistema paese in tutte le sue componenti, quelle che funzionano (poche) e non (tante), ha le stesse esigenze. Che le cose in ITALIA vadano male o bene l’augurio che mi aspetto di ricevere in qualità di trentenne che deve affrontare le proprie sfide è il seguente: buon viaggio!

    Saluti

  18. @Paolo: veramente replicavo a Cosimo, che diceva che per andare all’estero bisogna essere raccomandati… cmq, si, visto che lo sollevi, determinate posizioni, in Italia, se non sei spalleggiato da gruppi massonici come Comunione e Liberazione, non li ottieni…

  19. Riccardo says:

    Vorrei non credere a quelle parole,
    vorrei non credere che a dirle è una persona che ha causato questa situazione,
    vorrei non credere che esistano persone che non tengono duro e vorrei che ci fossero persone ancora in grado di sognare un Italia migliore!

  20. cosimo says:

    Professore no,non parlo di raccomandazioni,dico solo che il ragazzo parte da una bellla posizione!
    Io continuo a darmi da fare qui in Italia,con la speranza di poter raggiungere i miei obiettivi.
    Saluti

  21. Osvaldo says:

    Celli è stato coraggioso, ha detto delle verità, ed è da ammirare perchè è stato proprio una persona del suo calibro a dirle.
    Se dice queste cose è perchè ha voluto considerare il figlio alla pari di tutti i ragazzi laureati, fornendo un quadro di quella che è la realtà che si prospetta ad un qualsiasi giovane.
    Le colpe sono dell’ intero sistema, e non di un singolo, seppur di rilievo personaggio.
    Nè si può dire che sono stati i politici di ultima nomina la causa di ciò che si è creato lentamente nel tempo, lo stallo.
    Certo il sistema paga per il fatto che si protegge alcuni, e non offre niente ad altri, i giovani.
    E finiamola col dire il figlio di….
    E’ un ragazzo come tutti gli altri, ed ha il diritto di poter essere fra 10 anni un grande manager, come tutti lo hanno.

  22. Paolo Bizzarri says:

    @Guido
    Forse. Ma tu ti aspetti di riuscire a ottenere posizioni di rilievo in altri paesi, senza appoggi?
    Provaci e divertiti. Per quanto vedo io, nelle multinazionali le cose funzionano esattamente come da noi.
    Guarda linkedin, e leggi “le assunzioni si fanno per raccomandazione”. Suggerisce niente questo? Se un sito come quello ragiona per raccomandazioni, come funziona in generale?
    Comunque, grazie di aver dato a me e a tutti gli altri italiani del raccomandato.

  23. Paolo Bizzarri says:

    @Osvaldo
    “Celli è stato coraggioso”.
    No. Celli è un codardo, e si comporta da codardo. Anzichè agire per cambiare il sistema (di cui lui è una delle colonne portanti) consiglia al figlio di mettersi al sicuro e fuggire.
    Ma, NOTA BENE, mica si dimette dalla sua poltrona, che secondo il suo ragionamento lui ha ottenuto per pura raccomandazione. Mica propone di far eleggere a rettore un giovane brillante e promettente.
    No, da una comoda e pagatissima poltrona pontifica dei mali dell’Italia.
    Siccome pensare se stessi come vili è scomodo, allora è meglio pensare a se stessi come “impossibilitati a cambiare le cose”. Quindi il figlio (e tutti gli altri) devono andare via, per non dimostrare a lui e ad altri che no, era possibile fare qualcosa, scappare non era necessario.
    Ognuno fa le proprie scelte. Rispetto Guido (e Giovanni e tanti altri) che hanno cercato altre opportunità fuori dall’Italia.
    Lui non merita rispetto.

    • Paolo, ho pubblicato questo commento ma è l’ultimo. Come ti permetti di dare del codardo a Celli? Sai tu i prezzi che ha pagato nella sua vita? Sai come si è comportato?

      Ultimamente continui a fare affermazioni che non condivido. Ma ovviamente hai il diritto di esprimere le tue idee. Ma non accetto che si superino certi limiti. Per lo meno, non qui sul mio blog. Adesso basta.

  24. Paolo Bizzarri says:

    @alfonso.
    Come ti ho detto altre volte, il blog è tuo e ci pubblichi quello che vuoi.
    Fino a prova contraria, è Celli che offende me e tutte le altre persone che si smazzano per fare qualcosa di buono.
    “Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita.”
    Ma come si permette, questo signore? Ma pensa di avere solo lui un figlio, di essere solo lui un padre, di pensare solo lui al futuro dei suoi figli? Come si permette di trattare me, Marco e i migliaia di Marco e di Paolo che girano per l’Italia e che ogni giorno si danno da fare per rendere questo paese migliore?

    “Sai tu i prezzi che ha pagato nella sua vita? ”
    Sai TU i prezzi che IO ho pagato nella vita? Lui fino a prova contraria nel piatto in cui sputa ha mangiato e mangia ancora. Io almeno, quando facevo il paladino dell’open source ho passato i mesi a non sapere se potevo continuare a pagarmi lo stipendio per portare avanti le mie idee, e ci ho rimesso la casa dei miei. Lui ci ha guadagnato la dirigenza della LUISS.

    Io sono stato sciocco e incapace, e va bene. Ma non venirmi a pagare di “prezzi pagati” da parte di uno che di buoneuscite e liquidazioni ha preso più di quello che io ho preso in tutta la mia vita lavorativa.

    • Paolo, qua nessuno ti ha dato del codardo. Quindi sono sempre più irritato da questo modo di fare che non accetto. Non sono io che ho espresso giudizi su di te. Sei tu che lo fai in modo gratuito dando del codardo ad una persona sul mio blog.
      Te lo dico per l’ultima volta: adesso basta.

  25. Osvaldo says:

    @paolo
    Paolo io non voglio litigare.
    Rispetto la tua opinione, ma non la condivido.
    Penso che Celli esprima tutto il suo rammarico, per non essere stato sufficiente incisivo, per poter oggi avere una Italia migliore, lui che è stato una delle colonne, come tanti altri.
    Non penso che non abbia riconosciuto le sue colpe.
    Se colpe vogliamo dargli.
    ”avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito” ho riportato le parole iniziali dell’ articolo.
    Per il resto, lasciamo stare.
    Difronte ad una persona di tale spessore, cerchiamo di essere coi piedi per terra.
    Non dimentichiamo che appartiene ad altra generazione, quando, secondo me c’era veramente qualcuno che valeva.
    Non mi piace dire che lui è stato raccomandato.

  26. @Paolo: non credo di aver dato dei raccomandati a voi, se l’ho fatto me ne scuso. Anche perche’ non mi risulta che nessuno dei presenti lo sia. Dico solo che ho visto e sentito di persone che occupano ruoli in molti centri nevralgici italiani solo per il fatto di essere stati spinti non per i loro meriti ma per appartenenze a logge massoniche e/o gruppi politici

    Linkedin e’ tutt’altra cosa… se sei in gamba, e ti conosco, anzi se qualcuno ti ritiene valido puo’ far passa parola per farti avere un lavoro. Anzi… qualcuno ha voglia di fare un salto in germania? Abbiamo un bisogno folle di Test Engineers…

    cheers,
    G.

    p.s. sarebbe bello provare a cambiare l’Italia… ma ho gia’ dato, se salta fuori qualcuno con delle buone idee, in gamba, ci si puo’ pensare… per ora mi pare che noi siamo soli … soli a lamentarci sul blog di Alfonso :-)

  27. p.s. Paolo, non sei l’unico disilluso dall’esperienza come imprenditore FLOSS sul mercato italiano… io c’ho rimesso 8 anni di universita’ mai finita… per carita’, mi sono anche divertito ;-)

    (chiedi al buon Gio’ le nottate passate a sistemare i server dei clienti…)

  28. nunzio says:

    Prof,
    vedo che questo post ha suscitato molto dibattito sia qui che su repubblica, ed in effetti il tema e’ purtroppo di quelli che prima o poi dovremo affrontare. Tanti anni fa Eduardo a chi gli chiedeva che consigli avrebbe dato ai giovani napoletani rispose “fuitevenne”. Non condivido il tono dei commenti di Paolo, pero’ e’ vero che Celli e’ parte al 100% della classe dirigente che ci ha portato a questo punto, ed il consiglio non dovrebbe darlo ai giovani ma ai suoi coetanei.

  29. gianca says:

    non saprei che dire di Celli….
    Non scrisse forse quel libro molto Macchiavellico – “comandare è fottere”, dove spiegava con estremo cinismo e minuzia lo spietato funzionamento di uno dei più grandi carrozzoni Italiani, dando tra l’altro qualche consiglio sul come adattarsi a quel sistema e fare carriera ?

    … e adesso pubblica questo? hm.. mah. Non saprei

    • Gianca, l’ho letto. È un libro quasi di satira. Pieno di ironia e con amarissime considerazioni finali. È un’invettiva e non certo un invito a fare i furbi.
      Se c’è una colpa che si può dare a Celli è che appare quasi rassegnato. Ma di certo non che sia sostenitore o promotore di quella visione.

  30. gianca says:

    a me tanto innocente non era sembrato, quel libro.. ma magari non ho senso del “humour” e non ho colto io le ironie.

  31. paoloCa says:

    Mi sembra un atteggiamento nemmeno da 8 settembre, diciamo da 9 settembre. Di chi passa in Svizzera. E che ci pensi qualcun’altro.

    A Torino avevamo un sindaco che al termine del suo mandato ci spiego’ come e perche’ questa citta’ non avesse un futuro. Ne era cosi’ convinto che si trasferi’ a Roma. Da dove imperterrito continuava a pontificare. Giustamente ignorato.

    Ha ragione chi resta e tiene duro. Punto.
    Se chi deve dirigere non sa piu’ dove sta andando, faccia un favore a se stesso e a tutti, si dimetta. E non ammorbi con un disfattismo satollo, non fiacchi ulteriormente il morale di chi cerca ancora di fare qualcosa, di chi ancora non intepreta il proprio ruolo in termini di fottere.

    Del tono non discuto, ma nella sostanza sono assolutamente d’accordo con il mio omonimo.

    Di questi generali nessun esercito ha mai avuto bisogno.

    Spero di essere stato nei limiti dell’ urbanita’

  32. NOTA TECNICA: Alfonso, come fai a vedere, col mac, il video della replica di Celli? Mi richiede “Microsoft Silverlight” … :-(

  33. marica says:

    scusa Alfonso se intervengo di nuovo, ma non posso farne a meno… Ho la sensazione che Repubblica.it abbia aumentato notevolmente il traffico sul sito (e i ritorni economici dei banner) grazie all’articolo di Celli. Io non conosco personalmente Celli e non lo giudico, ma ho lavorato come addetta stampa per Repubblica e so come e perchè “costruiscono” le notizie…
    Volevo dire che il problema non è l’Italia ma gli esseri umani. E’ sempre stato pieno il mondo di disonesti, raccomandati, furbacchioni, ecc. Non credo che adesso sia tanto peggio di sempre. E’ solo diverso. E consigliamo ai nostri figli di fuggire solo perchè noi siamo vecchi e stanchi e crediamo che loro siano fragili e vorremmo che non soffrissero… Invece loro sono forti come eravamo noi a vent’anni e ce la faranno. A modo loro.
    Qualcuno ha già detto tanto tempo fa “mala tempora currunt”, “o tempora, o mores”, ecc. Eppure da allora siamo andati avanti un sacco. Sono d’accordo con Tito Boeri.

  34. Giovanni says:

    Alcune noterelle:
    Ringrazio Alfonso per aver riportato il tema, controverso ed interessante e leggo con piacere una discussione che è abbastanza calma (posso capire Paolo che si sente parte in causa ma so che lui è parte dell’ Italia che funziona e personalmente non penso certo a lui quando parlo della situazione infelice del Paese).
    @paolo: grazie per la stima, poi però devo correggerti quando dici che Pasquale Pistorio ha fatto STM. SGS ATES dice nulla ? forse è meglio una googlata prima di fare affermazioni sconcertanti.
    @Guido
    sottoscrivo
    Poi,
    in generale io Celli non lo conosco ma mi ci posso ritrovare in quel che dice.
    Ho 53 anni e ho provato a cambiare le cose, risultati:
    Ho subìto due incendi dolosi, alcuni casi di mobbing (il primo, guarda caso, in RAI) un paio di pestaggi (giusto per non parlare sempre di lavoro).
    Ora vedo quali sono i valori che vincono in Italia: quelli dell’essere furbi.
    Ovvio che non parlo di chi scrive in questo forum ma riesco a vedere fuori e vedo l’increduità (o la commiserazione) sulle facce di molti quando dico “faccio questo perché è giusto” e questo non mi piace.
    Personalmente penso che sistemaree questo paese in tempi “brevi” non sia possibile e che la geste che ha scelto questa situazione (anche politica) debba essere messa in grado di gestirsela.
    Giovanni

  35. Commento di servizio: c’erano due commenti spezzati. Ho cercato di metterli insieme ma non sono sicuro di averlo fatto correttamente. Marica, controlla che abbia unito i commenti correttamente. Se avessi fatto casino con quelli di altri lettori, vi prego di segnalarmelo.

  36. Paolo Bizzarri says:

    @giovanni
    Conosco molto bene la storia di SGS e di Pasquale Pistorio, sia per averla sentita da lui, sia per averla letta sui libri. Anche se lui non l’ha fondata, di fatto l’ha resa la multinazionale che è diventata. Prima di lui si parlava di smantellarla e chiuderla, come tante altre imprese italiane.

  37. Paolo Bizzarri says:

    @alfonso
    Cercherò di esprimere il mio punto di vista in modo ragionato e pacato.
    Il pezzo proposto da Celli è scritto secondo la “Logica di Gagliano”, dal nome del paese raccontato da Levi nel suo libro.
    La Logica di Gagliano è la logica adottata da una classe dirigente fortemente fallimentare, quando questa desidera bloccare sul nascere ogni possibilità di cambiamento.
    Essa si basa su tre principi:
    a) bisogna eliminare i concorrenti diretti. ossia coloro che operano al di fuori del sistema di potere consolidato (che Celli ha descritto perfettamente, fra l’altro). Questi sono le persone, giovani e meno giovani, ancora capaci e desiderosi di fare. Per essi bisogna rendere chiaro che non esistono prospettive a operare nel loro paese, e che devono allontanarsi il più rapidamente possibile.
    b) bisogna gettere nella disperazione o nell’indifferenza la grande massa di tutti gli altri, in particolare da coloro che non sono ancora integrati nel sistema (e che quindi non hanno un reale interesse al cambiamento) ma non hanno la forza di potersi spostare dal proprio paese. Se infatti il fenomeno proposto da Celli avvenisse su larga scala questo sarebbe un vero problema, e creerebbe allora gravissime ripercussioni economiche; tuttavia, poichè la frazione di coloro che si spostano è piccola, quelli che restano devono percepire il cambiamneto come possibile. Nella Logica di Gagliano, l’unico cambiamento possibile è personale, ed è dato dal cambiare paese.
    c) bisogna rendere la classe dirigente qualcosa di amorfo e indistinguibile. La classe dirigente non va chiaramente identificata, al fine di renderne impossibile la sua immediata sostituzione con personaggi più meritevoli o meno squalificati; la valutazione della classe dirigente viene fatta al ribasso nel suo complesso. Al massimo viene definito un “noi” a cui un membro della classe dirigente riconosce di appartenere, ma manca qualsiasi valutazione di merito rispetto al singolo appartenente.

    Il pezzo di Celli risponde pienamente ai tre criteri identificati.

    Anzitutto, va notato l’artificio retorico di rivolgersi al proprio figlio in pubblico: ovviamente l’autore non si sta rivolgendo al proprio figlio, ma a tutti quelli che si identificano nella descrizione che da del proprio figlio: bravo, impegnato, ambizioso, desideroso di ottenere riconoscimenti per quello che ha fatto e quello che sa. A questi l’autore dice “andate via, qui non c’è nulla per voi”. Questo è il primo elemento.

    Il secondo è rivolto a tutti gli altri. Come detto in precedenza, bisogna dare l’idea che tutto il paese è immerso nella stessa melma, e che i pochi che non sono immersi sono coloro che sono stati raccomandati o si sono affiliati a questo o quel gruppo di potere. Per citare il pezzo: “Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”. Non ci sono eccellenze, persone per bene che lavorano e producono e fanno bene il loro lavoro. Deve essere così, perchè se ci fossero differenze causate dal merito e non dall’affiliazione politica, la Logica di Gagliano crollerebbe, e con essa crollerebbe la classe dirigente che la impone. Se io domani scopro che all’Università X le persone vengono valutate per il merito, io posso aver voglia di andare all’Università Y e dirgli “fate come l’Università X, che è in Italia come voi”. Posso diventare attivo per il cambiamento.

    Il terzo aspetto è legato all’identificazione della classe dirigente. “Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. ” Da un lato l’autore si riconosce come parte di questa classe dirigente, e riconosce di aver fallito. Ma, siccome come dice l’autore “Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti”, anche l’autore non paga. Pur essendo un uomo di evidente potere (membro dei CDA di grandissime aziende, direttore della LUISS) ed avendo fallito nel cambiamento del paese, non ritiene utile dimettersi. E’ il terzo principio della Logica di Gagliano: le classi dirigenti lamentano la decadenza del loro paese, ma evitano accuratamente di farsi da parte e cedere il posto ad altri.

  38. alezzandro says:

    io Celli non lo conosco, ne ho un’opinione su di lui (né buona né cattiva, per intenderci). resta il fatto che la sua lettera mi ha molto colpito e da “emigrante”, seppur di lusso rispetto ai veri emigranti cui ci hanno abituato i film (ho laurea, phd, etc, etc), so cosa vuol dire lasciare il proprio paese e scegliere di vivere all’estero. possiamo girarci intorno quanto volete, ma da un punto di vista professionale quello che mi offre l’Inghilterra (nel mio caso) in Italia me lo sarei sognato.
    io non sto dicendo che la mia situazione è meglio di quella o di quell’altra, né che in Italia sarei stato ignorato o bistrattato. semplicemente, qui, ho più possibilità di scelta, i miei titoli mi aprono più strade e professionalmente è più semplice accedere a determinati percorsi formativi.
    se sei giovane, a inizio carriera, questa è la vera differenza. le potenzialità. e basta.

    poi è ovvio, uno se è bravo/fortunato/etc può trovare la strada giusta ovunque, ma la possibiltà di scelta no.

  39. Luca says:

    @alezzandro
    Allora perchè non partire dall’inizio? Invece di terminare il corso di laurea in un’università italiana, è più coerente scegliere di iscriversi direttamente in una facoltà all’estero fin dall’inizio. Per chi se lo può permettere. Se il nostro sistema funziona realmente così male, non lo è solo in ambito lavorativo. Il merito (cito Celli) di “affiliazione, politica, di clan, familistica” sembra la cultura predominante, ma se è così permeata nel tessuto sociale allora che senso avrebbe affidarsi al sistema fino ad un certo punto e poi mollare? Se quello stesso sistema ti ha permesso di raggiungere alcuni obiettivi, allora tieni duro e continua. I dottorati e le (costose) Business School ci sono anche da noi. Ci sono anche i centri di eccellenza, gli incubatori, le aziende con mentalità anglosassone. L’idea di emigrazione come alternativa non riesco proprio a concepirla. L’orgoglio che ha perso Celli non mi ha ancora abbandonato, credo che sia così per tutti quelli che oggi in Italia mandano giù bocconi amari giorno dopo giorno ma continuano a credere che il loro contributo possa comunque dare la spinta necessaria.

  40. Riccardo says:

    A me la lettera è piaciuta e consiglio a tutti questa videointervista a Celli di qualche settimana fa:
    http://www.youtube.com/watch?v=Y2oyoRAuJVg

  41. alezzandro says:

    @paolo.
    bene, e allora? a me (mi ripeto) chi è o chi non è Celli non è che me ne frega tanto. e se si licenzia, la mia vita (credo anche la tua) non si sposta di una virgola. quindi, archiviamo la pratica celli come brutto e cattivo, se ti fa piacere.

    bene. ora chiediamoci, invece, se un problema, in Italia, c’è (a me sembra di sì). chiediamoci se e come puo’ essere curato, come possiamo fare per recuperare il tempo perduto.

    immagino che per qualcuno io sia da censurare, perché invece di “resistere e combattere” me ne sono andato. dal mio punto di vista, invece, sarebbe stato inutile rimanere. che contributo avrei potuto dare, io, signor nessuno? come avrei potuto dimostrare il mio dissenso? se tornerò (speriamo), forse porterò un qualcosa di nuovo, una mentalità un po’ diversa. se veramente fosse così, anche questo sarebbe un piccolo contributo.

  42. Paolo Bizzarri says:

    @alezzandro
    Purtroppo Celli e quello come lui non sono ignorabili. Celli fa parte della classe dirigente (di fatto, la sua missione è formarla), e quindi per definizione non puoi fare finta che quello che dice sia trascurabile.
    La tua posizione è perfettametne rispettabile: tutti aspiriamo a migliorare le nostre opportunità di vita e di successo economico, e nessuno ci può chiedere o imporre di essere martiri per questa o quella causa. Ognuno fa la sua scelta, e ognuno dovrebbe impegnarsi a rispettare le scelte degli altri.
    In questo rispetto ci dovrebbe essere la consapevolezza che continuare a spiegare che il paese che hai lasciato è un covo di veline e raccomandati non è esattamente “rispetto”, perchè stai dando della velina o del raccomandato a chi è rimasto indietro.
    Quanto a cosa fare, il passo uno l’ho già descritto: migliorare la percezione che il paese ha di se stesso. Se il paese si percepisce come un covo di mafiosi, tenderà a comportarsi come un covo di mafiosi: il mafioso verrà visto come normale e trattato come tale, e l’onesto verrà espulso.

  43. alezzandro says:

    @luca.
    toh, ho scritto il commento sopra prima di leggere il tuo. preveggenza ;-)
    ***
    scusa, ma il tuo commento non l’ho proprio capito. non ho capito tutti i vari riferimenti tipo: “partire dall’inizio”, “tenere duro”, “coerenza”, “mollare”, “orgoglio”, etc., etc.

    Io non critico chi rimane, né santifico chi se ne va. Ognuno fa le sue scelte. Punto. Che, per tua informazione, sono sempre difficili. è aver fatto una scelta, un bilancio, soppesato pro e contro e aver preso una decisione.

    È che mi irrita un po’ questa storia dei bocconi amari, che fra l’altro non ho capito. Io ho finito il dottorato (in Italia, per tua informazione). L’università non mi assicurava niente. E siccome non campo d’aria (né di beneficienze familiari, se ti puo tranquillizzare), ho scritto il CV e l’ho mandato in giro.

    l’offerta migliore è arrivata dall’estero. si chiama “mercato del lavoro”, giusto? non so, ci manca che mi vieni a dire che devo rinunciare a un posto migliore per “l’orgoglio della bandiera”…

    questa non è ideologia, è realismo.

  44. alezzandro says:

    “[...] stai dando della velina o del raccomandato a chi è rimasto indietro [...]”
    e vabbè.

    ps: @alfonso, è l’ultima

  45. Luca says:

    @alezzandro
    Il mio non voleva assolutamente essere una critica nei confronti di chi prosegue la carriera all’estero, in special modo per le persone che hanno (legittimamente) fatto una scelta come la tua. Non sei assolutamente da censurare nè da biasimare, io qualche anno fa mi sono trovato in una situazione simile alla tua e ho accettato una proposta fuori dal Bel Paese. Poi però ci sono ritornato in Italia, ho fatto una scelta non basata sulla carriera e non me ne pento. Questi spostamenti credo siano naturali, ci sono sempre stati. Diverso è dire a chiare lettere (semplificando molto): figlio mio, al di fuori di qua non è tutto oro ma espatriando avrai maggiori possibilità di sfruttare il tuo potenziale, in questo paese se non sei “inciuciato” in qualche modo difficilmente qualcuno riconoscerà i tuoi sacrifici ed il tuo valore. Per il resto, ammiro e capisco le persone come te che hanno fatto una scelta importante e certamente non facile.

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