Incoerenze

On December 1, 2009, in Costume, by Alfonso Fuggetta

Un sacco di persone criticano Celli e la sua lettera e non si accorgono che lo stanno criticando proprio usando le stesse motivazione per cui lo mettono sotto accusa. Questo è un esempio dei più accesi.

Si dice che Celli è parte del sistema e quindi non è credibile. Mica lo si critica per quello che di specifico ha fatto essendo parte del sistema, ma solo perché ne faceva parte e quindi, by definition, criticabile. Il problema non è la persona, quello che fa o non fa. È la categoria.

E perché lo si sta criticando? Perché parlando dell’Italia fa di tutta l’erba un fascio! O bella!

In Italia la logica della criminalizzazione di specifiche categorie avanza: i baroni, gli statali fannulloni, i giudici che lavorano 3 ore al giorno, … E le responsabilità personali scompaiono. Siamo preda di sindromi collettive.

Per di più, a me pare evidente che Celli stia usando un artificio retorico per sollevare un problema vero.

Per cui tutte queste critiche, specialmente con toni così acri, proprio non le capisco.

18 Responses to “Incoerenze”

  1. gianca says:

    alfonso, hai ragione.
    ma forse ti sfugge che c’è molta gente incazzata in giro. Più del solito.

    La storia insegna che le depressioni alimentano disoccupazione – specialmente giovanile. La disoccupazione giovanile alimenta conflitti che possono anche esplodere a distanza di qualche anno.

    I conflitti sono in partenza interni, ma poi diventano esterni ..non è una bella situazione, e vale per tutto il mondo. Non solo in Italia.

  2. Nicholas says:

    Tutto questo mi ricorda molto una bellissima scena del bellissimo “La Meglio Gioventù”…
    http://www.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY

  3. Paolo Bizzarri says:

    @alfonso
    Parlo per me ovviamente.
    Credo di non aver reso chiaro il mio punto di vista. Il pensiero di Celli può essere formalizzato come segue:
    a) per ogni X tale che X ricopra un ruolo importante in Italia, X ha ricevuto la sua posizione per raccomandazione.
    Questa è la tesi che Celli espone nel suo articolo. Ripeto, è la sua tesi, non la mia. Ora istanziamola in due casi concreti.
    X = Celli. Ed è l’istanziazione ovvia, ma quella che mi interessa meno.
    X = Fuggetta. Ed è l’istanziazione che mi interessa di più.
    Siccome ritengo che tu ricopra la tua posizione per capacità e non per raccomandazione, la tesi di Celli è falsa.
    QED.

  4. Daniele says:

    Forse stiamo dedicando troppo tempo alla lettera di Celli, ci saranno cose migliori da fare. Ma il commento del blogger precario citato qui non mi pare dei più accesi e anzi lo condivido in pieno. Se in Italia avanza la “criminalizzazione” di specifiche categorie, non sarà per il potere spropositato che hanno potuto amministrare ? Questa sera Celli è stato intervistato da Radio24. Alle accuse di ipocrisia ha risposto che 1) suo padre era un muratore con cinque figli, e perciò è orgoglioso della strada che ha fatto, e 2) una sola volta [direi decisiva ndr] ha accettato una raccomandazione politica, quando è diventato direttore generale della Rai, ma si è dimesso per non essere troppo condizionato dai partiti. Un po’ poco. Voglio credere nella sua buona fede e correttezza e intelligenza, considerando che quella brutta avventura gli è comunque valsa una liquidazione che si diceva non inferiore a un miliardo e duecento milioni di lire. Non è questo il problema. Ma i condizionamenti e i compromessi che è necessario accettare per diventare, tanto per ripetersi, direttore generale della RAI non sono solo politici. Altrimenti la RAI e il resto del nostro paese non sarebbe nelle condizioni che lamentiamo. Scusate, ma continuo a temere che la pubblicazione di questa lettera sia più che altro un segno dell’esaurimento della carriera di Celli, non di un’improvvisa decadenza italiana che, a quanto mi risulta, dura da almeno cinquant’anni.

    • In poche parole, Celli essendo stato direttore generale della RAI, è by definition un tipo per lo meno poco chiaro.
      Così stando le cose, che speranza ci sarebbe per questo paese?
      Nel consiglio di amministrazione della RAI ci sono state persone come Ennio Presutti e Guido Vannucchi. Parlo di questi due perché ho avuto a che fare con Ennio Presutti (recentemente scomparso) e conosco Guido Vannucchi. Credo siano due persone oneste. Secondo questo ragionamento, siccome sono stati in quella posizione, by definition si sono squalificati.
      Io non posso accettare questo modo di ragionare.

  5. M.P. says:

    Sono daccordo con lei professore tranne che secondo me non sono specifiche categorie ad essere colpite da certe critiche ma tutte le categorie, dipende con chi parla. Esempi classici: i dipendenti pubblici che non lavorano, gli imprenditori che rubano tutti, i magistrati che sono tutti corrotti e/o pelandroni e/o , i politici che sono tutti dei criminali, i medici che sono tutti approfittatori e raccomandati e via dicendo. Siamo un paese di ipocriti in cui le varie categorie, o meglio certi individui delle varie categorie, tendono ad accusare altre categorie di persone senza andare mai a vedere chi sono le singole persone. Purtroppo lo so per esperienza diretta, tra le mie conoscenze si è sempre accusato i dipendenti pubblici, in particolare i magistrati e i professori che-fanno-quello-che-vogliono. Io so che non è così, anche perché l’università la sto facendo ora e ho trovato delle grandi persone siano esse professori o studenti, ma quando cerco di spiegarlo sembra quasi che queste persone siano un’eccezione che conferma la regola (fortunatamente, per ora, non ho avuto problemi di giustizia e quindi non ho avuto a che fare con magistrati).

  6. Daniele says:

    Anche se capisco le tue preoccupazioni, mi pare di avere detto tutt’altro. Finché tanti direttori generali della RAI si lasceranno nominare dai partiti (o tanti professori universitari si lasceranno scegliere dai baroni) e tuttavia andranno difendendo la propria onestà e correttezza, credo che di speranze per il nostro paese ce ne saranno ben poche. Non riesco ad immaginare un cambiamento che accada senza che sia fatta chiarezza su questo punto.

    • > Finché tanti direttori generali della RAI si lasceranno nominare dai partiti
      > (o tanti professori universitari si lasceranno scegliere dai baroni) e
      > tuttavia andranno difendendo la propria onestà e correttezza, credo
      > che di speranze per il nostro paese ce ne saranno ben poche.
      E chi dovrebbe nominare i professori universitari, per esempio? Supponiamo io sia un giovane ricercatore. Faccio un concorso. Lo vinco. Rifiuto il posto perché in commissione c’era un barone? E quale sarebbe l’alternativa?
      E per la RAI, il direttore chi dovrebbe nominarlo?
      Se mi dici che uno non deve accettare ricatti o imposizioni, lo capisco e sono d’accordo. Ma generalizzare in questo modo mi pare incomprensibile.

  7. paoloCa says:

    A me pare che sostanzialmente il grido potrebbe essere sintetizzato in un
    “Siamo immersi nel guano: si salvi chi puo’ ! ladro o fesso chi resta ”

    Sara’ anche una provocazione ma non mi pare un contributo valido.
    L’ Italia continuera’ a esistere come continueranno a esistere gli italiani. Mi sento di escludere che 60 milioni di persone si metteranno in movimento per abbandonare i patri lidi.

    E allora mettiamoci il cuore in pace e accettiamo il pensiero che ci tocchera’ penare e molto. Ma se permettete scelgo di ascoltare non chi insinua affaticate e disilluse parole. Non mi serve e anzi mi uccide un po’ di piu’. No, proprio non mi serve.

  8. luca says:

    Mi pare che alcune critiche che gli vengono rivolte (una delle più centrate: http://www.wittgenstein.it/2009/12/01/per-quanto-voi-vi-crediate-assolti-2/ ) sia quello che in fondo, in quanto appartenente alla classe dirigente di questo paese, Celli non possa non considerarsi in qualche misura colpevole dello stato di cose che critica.

  9. È appunto il tema del mio post. Siccome sei parte del sistema sei collettivamente responsabile. Mi pare una semplificazione e una distorsione. Uno è responsabile di quello che fa lui, non di quello che fa il sistema. Altrimenti, tutti colpevoli, tutti innocenti, nessuna responsabilità chiara.

  10. GIUSEPPE says:

    ciao alfonso,
    non so a che livello tu conosci celli.
    io lo conosco molto bene per essere stato uno studente della luiss ed essermi avvicinato al “mondo celli”. Inutile dirti che i suoi meccanismi di gestione ricalcano il più bieco nepotismo a vantaggio di figli di suoi amici e/o di gente importante (a cui vengono affidati incarichi, retribuiti, all’interno dell’università e fuori tramite le solite raccomandazioni) e alle persone romagnole come lui. Gli altri si arrangino con gli stage o qualche strapuntino.

    Per questo motivo io ed altre persone che ne conosciamo benissimo i metodi abbiamo riso (riso amaro, ovviamente) quando abbiamo visto la sua bella lettera. Credibilissima se a scriverla fosse stato un genitore qualsiasi, ma non credibile perchè scritta proprio da lui. e non c’entra nulla il suo passato da manager (pure importante nel contesto del discorso) e la responsabilità collettiva, ma quello che ha fatto e continua a fare ogni giorno all’università. Tutto il campionario che cose che lui rimprovera alla classe politica replicata nel mondo Luiss.
    Una incoerenza assurda in cui mi dispiace anche tu sei stato coinvolto, immagino in buona fede (non conoscendo bene celli)

    ciao

    • Due commenti: ovviamente, io conosco Celli per le cose e gli eventi di cui ho scritto. Quindi non sto qui né a difenderlo, ma neanche ad accusarlo perché non ho esperienze dirette specifiche.
      Per quanto riguarda i tuoi commenti, ovviamente, te ne assumi la responsabilità. Altrettanto ovviamente, se fosse come dici, sarebbe una cosa molto amara.

  11. GIUSEPPE says:

    ho espresso in molte occasioni pubbliche e private critiche a celli stesso in persona per la sua gestione familistica e non meritocratica dell’università, quindi me ne assumo la responsabilità senza nessun problema.
    hai ragione alfonso, è molto amaro leggere tante belle parole scritte da una persona che non fa niente, nel suo piccolo/grande, per cambiare.

  12. Paolo Bizzarri says:

    @alfonso
    Essere parte di un sistema vuol dire accettarne onori ed onori. Il sistema ti protegge e ti garantisce sicurezza economica, ma in cambio parte della tua credibilità personale è spesa per difendere i difetti del sistema stesso.
    A posizioni crescenti di responsabilità nel sistema corrispondono posizioni crescenti di responsabilità personale: un rettore e un bidello fanno tutti e due parte di un università, ma il primo ha responsabilità diverse dal secondo sull’andamento dell’università.
    Celli, come detto mantiene posizioni di responsabilità nella formazione della classe dirigente. Come tale, è responsabile in prima persona dello scarso valore che lui le attribuisce. Sarebbe bene che o ne traesse le conseguenze, o rivedesse le proprie posizioni sul tema.

  13. Marco says:

    sto seguendo nelle ultime ore l’evoluzione della provocazione di Celli e mi viene da sorridere amaramente, per varie ragioni:
    1- anziché concordare o dissentire sulla situazione (o scenario, se si vuole) descritta da Celli, in modo serio e “fact-based”, molti starnazzano le loro emozioni, facendo un gran “fritto misto”
    2- si usa della dietrologia spinta per dare contro a Celli, non su quanto scritto ma su quanto ha fatto e/o rappresentato, dimenticandosi che proprio la dietrologia ha fottuto l’italia!
    3- si generalizza e banalizza l’appartenenza a questa o quella categoria, colpevolizzandola in toto anziché “puntare” specifici esempi: parlare in generale è molto più facile e “sicuro” per un popolo vigliacco come quello italiano
    4- mi chiedo dove si indirizza tutta questa intensa e generalizzata indignazione; di sicuro non nel voto e neppure nella ribellione fiscale (di chi le tasse le paga!) … altrimenti vedremmo meno le solite faccie e gli sperperi sarebbero almeno sotto controllo!
    5- ho la convinzione che tutto questo ardore, si spegnerà nel prossimo weekend, tra un acquisto natalizio, il turno del campionato e (per chi va via) le lamentale di quanta gente sta in fila sull’autostrada …

  14. Stefano Grevi says:

    Rischi connessi all’uso indiscriminato e non consapevole della generalizzazione :

    L’antisemita dice all’ebreo: “Il mondo va a rotoli e la colpa è tutta degli ebrei.”
    L’ebreo risponde: “Sì, degli ebrei e dei corridori ciclisti.”
    “E perché dei corridori ciclisti?”
    “E perché degli ebrei?”

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