Quando i nodi vengono al pettine

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati diversi dati preoccupanti. Il World Economic Forum ha segnalato la perdità di competitività del paese rispetto all’uso dell’ICT, cioè Informatica (IT) e Telecomunicazioni (TLC). Ancora più importante, Assinform ha presentato una sintesi del suo rapporto 2005 in cui segnala una situazione critica.

Il mercato mondiale dell’ICT cresce nel 2004 più del PIL (5,9% rispetto a 5%).
I tassi di maggiore sviluppo si hanno in Asia e nel resto del mondo. In USA l’IT cresce del 4,6% e le TLC del 1,9%. In Europa, l’IT cresce del 2,4% e le TLC del 4%.

In Italia, le TLC crescono del 2,4% mentre l’IT, seppure in ripresa rispetto agli anni scorsi, perde ancora lo 0,4%. L’Italia è l’unico paese tra quelli più sviluppati dove l’IT non cresce. E tutte le ricerche sottolineano la correlazione esistente tra crescita degli investimenti in IT e sviluppo economico complessivo.

In Italia nel 2004 continua la diminuzione degli investimenti in formazione ICT, trend cominciato diversi anni fa.

Le telecomunicazioni, e specialmente quelle mobili, continuano a crescere. Continua la crescita delle linee di accesso a larga banda. Crescono gli ARPU per tutti i tipi di servizi TLC.

In questo contesto, un po’ alla volta e alquanto faticosamente si vanno scoprendo gli errori del passato e le incoerenze tipiche del nostro paese. Si continuano a sentire continui inviti ad investire in innovazione e ricerca, combinati con le solite dichiarazioni un po’ generiche sui treni persi, sul fatto che non è possibile competere e, contemporaneamente, sulla cronica mancanza di investimenti sia pubblici e soprattutto privati. Per molto tempo si è continuato a dire che “piccolo è bello” ed ora i nodi di questa illusione stanno venendo al pettine. Le imprese piccole non sono in grado di investire in ricerca e hanno difficoltà a competere sui mercati internazionali. Un’altra illusione era quella che si potesse “campare” di servizi. Ma i servizi sono tipicamente poco esportabili e se non ci sono imprese e clienti nel nostro paese che consumano tali servizi, come potranno le imprese di servizi sostenersi? Fortunatamente Giavazzi qualche giorno fa sul Corriere della Sera ricordava che servono ingegneri per fare prodotti. Se non produciamo prodotti da esportare con cosa compenseremo le decine di miliardi di importazioni di auto, elettronica, e ora anche tessuti (per fare alcuni esempi) che invadono il nostro paese da tutti gli angoli del pianeta?

La scossa che il paese sta avendo e il brusco risveglio che la mondializzazione sta riservando alla nostra economia certamente saranno positivi, perchè forse libereranno energie e idee che per troppo tempo sono rimaste sopite. Ma ci sono almeno tre punti, per quel che riguarda l’ICT, che credo necessitino di ulteriori approfondimenti e di una presa d’atto da parte di operatori, politici e commentatori economici.

L’Italia si dimostra sempre più un paese che si rispecchia fedelmente in uno spot di un operatore di servizi TLC di qualche tempo fa nel quale Sabrina Ferilli ripeteva sorridente “quanto ci piace chiacchierare”. In realtà è l’IT che costituisce la leva per l’innovazione di processi e prodotti. L’enfasi che viene data al mercato delle telecomunicazioni è fuorviante. Certo va benissimo avere un mercato dei servizi di TLC che tira. Ma senza l’IT non si ha valore aggiunto. Guardiamo agli stati Uniti. Rispetto all’Europa e ancor più all’Italia investono molto di più in IT perchè si sono resi conto che sono quelle le tecnologie che cambiano i processi, introducono nuovi servizi e aumentano qualità e competitività. Uno dei veri drammi dell’economia Italiana è la stasi degli investimenti in IT che non può essere alleviato o compensato illudendoci che tutto sommato con i servizi di TLC andiamo bene.
L’IT non è solo automazione di processi e nuovi servizi. L’IT deve essere un elemento centrale nella innovazione dei prodotti fino a ieri considerati non-ICT quali ad esempio i sistemi di trasporto, le macchine utensili, gli elettrodomestici, i sistemi di automazione degli edifici, i sistemi per il monitoraggio ambientale. Sono tutti settori dove l’Italia ha industrie capaci e anzi bisognose di competere a livello internazionale anche grazie all’IT (e all’ICT in generale). Non si tratta di applicare in modo banale le tecnologie esistenti in prodotti e processi convenzionali. Bisogna valutare, selezionare e combinare le tecnologie esistenti in modo creativo. In molti casi bisogna sviluppare tecnologie specifiche che complementino quanto già esistente.

Da questo punto di vista, quindi, c’è spazio anche per innovazione di prodotto IT! Giusto per fare un esempio forse estremo, stiamo trascurando il fatto che il design potrebbe avere un ruolo importantissimo nel mondo dell’informatica. Sono di questi giorni le notizie che al CeBit di Hannover i produttori orientali stanno presentando “computer ultima moda” in legno e materiali pregiati. La Apple è rinata grazie al “designed in California”. E noi, patria del design, continuiamo a dire che tutti i treni sono persi?

Il fatto che deve più preoccupare il nostro paese in questo momento non è tanto la crisi o la stagnazione che ci attraversa e il rischio derivante dalla Cina o dai paesi dell’Est. Il vero rischio è in primo luogo la nostra incapacità come sistema paese di analizzare i fenomeni per quello che realmente sono, per paura o per pigrizia. In secondo luogo, sembra ci manchi il coraggio di scelte innovative, che vedano ciascuno degli attori della società civile fare la “propria parte”, senza aspettare che arrivi qualche Godot a salvare per noi la baracca. Sono due passaggi ineludibili e essenziali ai quali non possiamo e non dobbiamo sottrarci.

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