Qualche ulteriore riflessione sulle vicende di Telecom Italia

Ho scritto queste note di getto. Se avete commenti, poi vedo di rivederle e correggerle. Vorrei farne un articolo.

Le vicende di questi giorni hanno come è ovvio calamitato su Telecom Italia l’attenzione di tutti gli osservatori economici e politici. Si sta passando al setaccio la situazione economico-finanziaria del gruppo, il rapporto tra mondo degli affari e politica, il ruolo del Governo e del consigliere di Prodi, Rovati, e le vicende personali di Marco Tronchetti Provera e Guido Rossi che si sono avvicendati alla guida del gruppo. Ma si potrebbe dire che tutti questi fatti altro non sono se non gli effetti visibili di una serie di fenomeni molto più profondi che richiedono di essere pienamente studiati e compresi se si vuole realmente capire cosa è successo e, soprattutto, cosa succederà.

Il vero fenomeno che motiva e spiega cosa sta succedendo è la progressiva trasformazione del mondo delle telecomunicazioni in applicazione dell’informatica. L’affermazione può sembrare radicale e forse provocatoria, ma nella sostanza spiega quello che sta succedendo. In particolare, due sono i fatti che stanno alla base di questa rivoluzione. La convergenza e Internet.

Il fenomeno della convergenza è una rivoluzione tecnologica grazie alla quale qualunque tipo di informazione può essere digitalizzata e, di conseguenza, prodotta, gestita e trasmessa utilizzando reti di computer. Con computer non si intende solo il PC o il server di rete. Tutti i dispositivi “intelligenti” altro non sono che computer (più o meno piccoli), a cominciare dai moderni cellulari. Essi hanno un microprocessore, della memoria, un sistema operativo (guarda caso per i prodotti più moderni si parla di Windows e Linux oltre che Symbian), uno o più sistemi di comunicazione (GSM, GPRS, EDGE, UMTS, WiFi, …) e una serie di applicazioni tra le quali quella che serve per fare telefonate. Anzi, con l’avvento di Skype per palmari, sullo stesso dispositivo sono presenti due programmi diversi per fare telefonate: Skype e l’applicazione classica che usa GSM (o UMTS). I cellulari sono strutturalmente e concettualmente uguali ai personal computer: non a caso, il mercato dei cellulari sta divenendo sempre più simile a quello dei computer. In generale, voce, dati e video sono gestibili con del software opportuno su computer più o meno piccoli e portatili, indipendentemente dal fatto che l’utente finale sia realmente conscio di questo fatto.

Il secondo fenomeno è l’avvento di Internet, una rete radicalmente diversa rispetto alle tradizionali reti di comunicazione. In un rete telefonica classica, i terminali (i nostri vecchi telefoni) sono stupidi e la rete è intelligente. È la rete (cioè l’operatore della rete) che fornisce i servizi. Con Internet la rete diviene stupida, trasmette solo bit nel modo più veloce e affidabile possibile. L’intelligenza sta nei terminali, nei cellulari, nei computer. Se prima la telefonata era gestita dalla rete telefonica che poteva riconoscere “lo scatto alla risposta”, con prodotti come Skype l’operatore telefonico vede passare sulla rete dei bit, senza che debba necessariamente sapere quale possa essere il loro significato.

In pratica, se prima chi gestiva la rete aveva il controllo dei servizi che potevano essere offerti, con l’avvento di Internet chiunque può offrire servizi che sono “semplici” applicazioni informatiche installate sui terminali intelligenti connessi alla rete stupida.

Nelle reti telefoniche e, fatto essenziale, nelle reti televisive, il controllo era centralizzato e l’utente finale aveva una ridotta autonomia. Chi telefona con un telefono classico dipende totalmente dall’operatore. Se vuole fare una conferenza, deve chiederlo all’operatore. Chi guarda un programma televisivo dipende dal broadcaster e dal suo palinsesto. L’utente è passivo: riceve informazioni da un operatore che ne determina sostanzialmente contenuti e forma. Con Internet l’operatore viene scavalcato. Skype può offrire servizi di comunicazione vocale, video e di conferenza indipendentemente dalla volontà o scelta dell’operatore. Con l’IPTV, un utente può decidere cosa vedere sul proprio televisore indipendentemente dal concetto di palinsesto. Non solo, chiunque può diventare un produttore e distributore di contenuti multimediali (musica e video). Si passa da una struttura di mercato centralizzata e unidirezionale (dominata dai broadcaster e dai gestori delle infrastrutture) ad una struttura piatta “peer-to-peer”, dove una volta garantita l’esistenza di una “rete stupida” chiunque può diventare produttore e consumatore di informazioni e servizi.

In sintesi, questa rivoluzione tecnologica non si limita a cambiare i prodotti o i servizi: cambia in modo radicale la struttura del mercato e persino la cultura e le competenze che ne spiegano e governano il funzionamento. Non si può capire e spiegare quando accade secondo i modelli e la mentalità del mondo delle telecomunicazioni classico: serve la vision che deriva dalla cultura del software e dell’informatica.

Per verificare la veridicità di questo assunto basta vedere come si sta risegmentando il mercato. Nel mondo delle telecomunicazioni classico la segmentazione era verticale: la SIP (o l’ATT) di qualche decennio fà possedeva società che costruivano apparati telefonici, sviluppava in proprio la rete e gestiva i servizi agli utenti. Oggi cosa sta succedendo? La segmentazione è in pratica sempre più orizzontale, come nel mondo dell’informatica.

  1. Vi sono innanzi tutto le aziende che producono gli apparati di telecomunicazione. Anch’esse sono sempre più permeate dall’avvento dell’informatica se si considera che, per esempio, la commutazione ottica si ottiene via firmware (software), e che i “centralini” o i “router di Internet” altro non sono che computer con del software dedicato.
  2. Al secondo livello si collocano gli operatori telefonici, che sempre più vedranno il loro ruolo centrato sulla fornitura dei servizi di trasporto: indipendentemente dal mezzo fisico utilizzato (doppino, UMTS, WiFi, …), gli operatori permetteranno agli utenti di “spedire e ricevere bit”.
  3. Al terzo livello si collocheranno gli operatori virtuali, cioè le aziende che gestiranno infrastrutture virtuali acquistate “all’ingrosso” dagli operatori di secondo livello.
  4. Infine, vi saranno le aziende che si forniranno i servizi. Perchè ciò accada la rete deve essere “stupida” (spedire bit), ma deve essere anche efficiente e sicura. Inoltre dovrà essere neutra, cioè non dovrà penalizzare o discriminare tra i diversi fornitori di servizi violando i principi di concorrenza.

Se quanto sommariamente discusso in precedenza è ragionevole, appare evidente che la crisi, se tale si può chiamare, di Telecom Italia va ben al di là di un problema finanziario o di gestione. Siamo di fronte agli effetti di una rivoluzione tecnologica che cambia il mondo delle telecomunicazioni, come l’alleanza Fastweb-Vodafone, su un altro fronte, testimonia. È chiaro quindi che le aziende devono ripensare in modo radicale la loro missione e il loro posizionamento sul mercato. Ciò non può prescindere da scelte strategiche che il governo e i soggetti pubblici sono chiamati a prendere. La rete fissa (in particolare l’ultimo miglio in rame attraverso il quale vengono distribuiti i servizi a banda larga) è nei fatti un monopolio naturale e una risorsa unica (come direbbe Lawrence Lessig della Stanford Law School, un “commons”). Ad oggi, nè il digitale terrestre nè il satellite possono competere con la rete fissa perchè non hanno canale di ritorno e quindi reale interattività: per averla devono usare proprio il doppino e quindi dipendere dalla rete fissa. In futuro, potrebbero nascere soluzioni alternative wireless, ma al momento nella sostanza si è in presenza di un monopolio. È quindi indubbio che la gestione della rete fissa deve avvenire in modo da garantire la piena concorrenza tra gli operatori privati e uguali diritti di accesso per tutti i cittadini. Ciò non significa necessariamente fornire servizi in modo gratuito o indifferenziato (a prezzi politici), ma piuttosto garantire le stesse opportunità a chiunque. Vi è quindi un ruolo decisivo del pubblico, che deve definire quelle norme e quei passaggi che garantiscano e affermino lo sviluppo di questo scenario.

In generale, la vera sfida (per tutti) è capire che il mondo delle telecomunicazioni (e delle televisioni) così come è esistito per molti anni è nei fatti già superato. Questo cambiamento è radicale e richiede un mutamento sostanziale anche dell’approccio culturale seguito nello studiare e affrontare lo sviluppo del mercato e delle aziende che in esso operano. È solo attraverso questa serie di complessi passaggi e cambiamenti culturali che si potrà anche capire quale sarà la Telecom Italia del futuro.

12 Comments

  1. Tino Ciallella said:

    E’ illuminante.

    Queste sue chiare parole dovrebbero essere lette dai giovani che decidono di iscriversi ai corsi di TLC…

    Anzi, le dirò, è stato anche fin troppo dolce, io sarei anche più drastico nel dire che (ovviamente dal mio dal punto di vista, un neo-laureato in ing. delle TLC) le TLC “vecchio stampo” non esistono più… già da un po’!

    16/09/2006
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  2. Sono sostanzialmente d’accordo su tutto, perfino sulla prevalenza dell’IT sull’ICT, ma l’affermazione sulla “stupidità” di una rete NGN mi sembra davvero un po’ forte. In primo luogo, il routing IP-TV, ed il multicast, per sua natura, un po’ violenta i concetti originari di TCP-IP: instradare flussi video “on demand” (per di più simmetrici, in prospettiva)non è che sia già cosa fatta…o tanto facilmente a portata di mano (i protocolli evolvono sempre – e giustamente si tratta pur sempre di software – sebbene di tipo “embedded” e vincolato, quindi, ai livelli “bassi” dell’architettura fisica delle reti).Posso sbagliarmi, ma a parte le meraviglie ultime di Cisco,c’è tanto ancora da fare; soprattutto quando si pensi a IPv6 o alla Internet of Things (RFID everywhere…). Peraltro più ricerca Open Source sullo Streaming (come a Torino sull ‘Open Media Streaming) si farà, tanto meglio ci emanciperemo da tendenziali nuovi “padroni” delle reti.
    Se, caro professore, Lei mi rispondesse che questo problema di software attiene soltanto il primo livello, quello dei Costruttori di Apparati, non avremmo spostato granchè il problema della dipendenza/indipendenza nazionale. Non vorrei che si pensasse che questa “stupidità” delle reti non ci interessi e che non valga granchè rispetto ai Servizi a Valore aggiunto che sugli apparati degli “altri” dovremmo costruire.
    Anche in questo senso abbiamo una magnifica opportunità, se riusciremo a vedere la NASCITA in Italia di una RETE D’ACCESSO NEUTRA PER LA LARGA BANDA.Magari non soltato nazionale…I routers si costruiscono in Cina su brevetti USA, forse diamo per scontata la sconfitta industriale su questo terreno? Ma Alcatel ed ERICSSON non sono industrie multinazionali marcate UE?
    Ciò detto, i nuovi investimenti da fare, in apparati e routers sempre più potenti e decentralizzati, costano davvero tanto (molto meno nel Wireless, ma dove c’è tanto ancora da capire sullo spettro definitivo e sull’ingegneria conseguente…). Chi li farà?
    Immagino la risposta: Telecom Media e Fastweb e tutti gli altri operatori convergenti o virtuali, comprese le nuove Reti cittadine o metropolitane. Ok! E si rivolgeranno appunto ad un’Agenzia delle Reti in grado di servire risposte efficienti/efficaci a questa categoria di “clienti”. Clienti da cercare in Italia, ma sperabilmente anche all’estero: penso ai nuovi mercati dove le reti non ci sono…Per far questo, bisognerà, allora, esigere tassi garantiti di innovazione e di technology push, coinvolgendo fortemente la ricerca italiana.Se la “rete scorporata” sarà una società competitiva, dipenderà molto anche dal fatto che faccia investimenti di eccellenza in Italia.
    E prima ancora, concretamente, dovrà rispondere all’assenza generalizzata dei moduli DSLAM nelle centrali Telecom di questo paese (altro che ADSL 2 – dov’è la TV ALICE ???), ovvero dovrà partire dal fare l’inventario dei terribili ritardi che si sono accumulati da queste parti (per non dire del Sud).
    Insomma, anch’io credo e ho scritto che si apre una magnifica opportunità per l’Italia dalle vicende di questi giorni, ma stiamo forse cantando vittoria prima del tempo? Ci vorrà tempo per fare una o più NGN, ed alla fine non vorrei che avesse ragione Tronchetti o qualunque possessore di Contenuti “tradizionali”, nel senso che sarà soiltanto la domanda di programmi FOX e altra pappa hollywoodiana a trainare l’offerta di Larga banda per IPTV.
    L’altra faccia della Internet TV (dal videoblogging alle nuove TV locali) tocca, sicuramente, alla politica…nel senso di una scelta culturale di fondo.

    17/09/2006
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  3. Vorrei solo precisare che ho usato il termine "stupid network" mutuandolo da Isenberg che l’ha creato nel 1998.

    In un precedente post (apparso anche su Nova 24), dicevo tra le altre cose anche quanto segue:

    Costruire una rete “stupida” non è affatto un compito “stupido”. Se è vero che la rete non deve preoccuparsi di tutti i servizi che devono essere forniti, è altrettanto vero che deve garantire una qualità del servizio elevata. Ciò vuol dire che servono investimenti e tecnologie che garantiscano il funzionamento ottimale della “rete stupida”. Il lavoro delle società di telecomunicazioni, quindi, non si semplifica. Anzi diventa ancora più complesso perchè le sfide poste da una rete “stupida e di qualità” non sono affatto piccole. La rete è “stupida” ai morsetti esterni, ma al suo interno deve essere “molto furba”.

    Lungi da me il pensare che ci debbano interessare solo i servizi!

    17/09/2006
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  4. gianca said:

    …forse, più che “stupido” bisognerebbe dire “anemico”?Cioè senza logiche di business, ma che contenga soli dati… O meglio: dati e logiche di trasporto dei dati.

    http://wiki.ugidotnet.org/default.aspx/UGIdotNETWiki/PatternDomainModel.html

    “Un Domain Model che contenga solo dati è definito anemico; in alternativa è possibile inserire nella definizione delle classi che lo compongono anche della logica anche se, in questo caso, però, si corre il rischio di implementare all’interno dello stesso funzionalità application-specific, minandone quindi la portabilità tra le applicazioni. Per questa ragione, è spesso preferibile realizzare domini il più possibile scevri da logica di business, che può essere invece implementata tramite il PatternTransactionScript o tramite il PatternServiceLayer.”

    Come si pongono questi concetti rispetto al modello OSI?

    http://en.wikipedia.org/wiki/OSI_model

    Quello che lei ha indicato come 3o livello – “il grossista che fornisce infrastrutture virtuali” si collocherebbe al 4o livello OSI (trasporto)?

    potrebbe essere interessante ragionarci…..

    17/09/2006
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  5. Il senso di quella citazione da NOVA chiarisce tutto! Credo che la NGN debba essere davvero molto furba all’interno. Compito, appunto, difficile sia sul piano dei servizi che dei contenuti digitali innovativi da erogarci “su”.
    Ho appena letto quanto Mantellini scrive su PI, con il quale concordo: purtroppo le sue brutte notizie sono tutte vere. Ciò che mi amareggia di più, ma lo capisco, è il silenzio di tante altre voci della maggioranza di questo governo. Direi un “silenzio assordante” che prepara giorni non lieti.
    Tornando alle reti mi ( e ti) chiedo: l’etere nelle frequenze “libere” non è forse un monopolio naturale come il rame? Varrà quindi anche per il wi-fi, e domani per il wimax, la logica di un’Agenzia dell’accesso oppure si dovrà procedere per aste e concessioni a tanti operatori diversi che gestiscono in proprio servizi/applicazioni/contenuti?

    17/09/2006
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  6. Sicuramente, come da tempo ripete Lessig, anche nel caso delle frequenze (forse ancora di più) si tratta di un commons. Quindi va definita una strategia. Non ho capito bene cosa intendi con agenzia rispetto alle licenze.

    17/09/2006
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  7. Il BroadBand Wireless come infrastruttura d’accesso potrebbe essere gestito (apparati inclusi) dal Soggetto o Società o Agenzia (mista) che dovrebbe prendere in carico il rame Telecom. Il backhaul territoriale a questa entità, i servizi di distribuzione capillare e le CPE ai WISP.
    Peraltro L’Entità che chiamo “Agenzia” retrocederebbe allo Stato l’equivalente della concessione unica dell’etere.

    17/09/2006
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  8. Gio said:

    Volevo aggiungere qualche commento, visto che si ha l’opportunita` di rivedere l’articolo ;-).

    1/ leggendo l’articolo anche io ho reagito come Verio quindi il chiarimento sulla “rete supida” o “anemica” aiuta molto.

    2/ Condivido molto la visione della trasformazione del mondo delle telecomunicazioni, vale davvero la pena chiarirla una volta di piu ed anzi riperetela spesso.
    Vorrei aggiungere pero` un aspetto: non solo il software ha un ruolo fondamentale ma il giusto mix software/hardware (circuiti integrati). Quando dici il “firmware e` software” e` vero, ma spesso gira su macchine dedicate e magari nelle vari apparati che gestiscono la rete router/computer etc. c’e` di solito un buon mix di software, processori dedicati, asic etc. Forse pero` questo e` paranoicamente dettagliato…

    3/ Mi piace molto la suddivisione nei 4 livelli, soprattutto spesso non la si trova esposta in modo cosi chiaro e schematico.
    Quello che penso pero` e` che spesso la separazione tra livello 2 e 3 non e` spesso cosi scontata. Un esempio: chi possiede la rete wholesale fornice servizi a piu operatori virtuali, gli operatori virtuali sono quelli che poi fanno le offerte all’utente finale. Nella fornitura di un servizio adsl chi differenzia l’offerta per l’utente finale? Il “livello 2” decide sicuramente sul tipo di adsl(2 2+ v etc…) il “livello 3” il prezzo? Nella visone di rete furba che fornisce servizi chi “configura” (qui non trovo un termine migliore) gli apparati su cui viaggerano i servizi vari (voce, video, gaming etc.)?
    E se un “livello 3” volesse servire un servizio *premium* magari comprando apparati piu performanti?
    uhm alla fine, IMO, forse sbaglio ma non trovo/vedo scontata la separazione tra i due livelli (per quanto auspicabile, almeno in alcuni aspetti).

    4/ mi chiedevo, tanto per chiarimi un po piu` le idee sul mondo *telecomunicazioni* (intese ovviamente in senso ampio), e la presenza di Fastweb in Italia? Sicuramente una proposta innovativa… (almeno lo e` stata) mi sembra che in alcuni casi (fibra) si proponga come operatore livello2 e livello3, in altri solo come livello3 (adsl)?

    5/ una ultima nota sui vari apparati che purtroppo in Italia non costruiamo o peggio: non progettiamo. Pero` qui forse e` meglio se mi fermo… e mi vengono in mente molti post letti su questo blog che si concludevano con un “povero paese mio”

    Ciao,
    Giovanni

    P.S. e comunque grazie Alfonso, un ottimo articolo!

    17/09/2006
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  9. Grazie per i commenti.

    Appena ho un attimo di tempo lo rivedo.

    Ciao

    18/09/2006
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  10. Silvestro said:

    Intanto una nota: a quanto pare tutti questi nuovi scenari si intersecano con i vecchi e noti scenari del nostrano capitalismo; sembrerebbe infatti -il condizionale è d’obbligo- che la “gestione Tronchetti Provera” più che guardare al futuro abbia guardato al proprio portafoglio, lasciando in Telecom ciò che era perdita e infrattando [termine tecnico!] all’estero ciò che era guadagno. Come sarà la Telecom del futuro? Speriamo che non sia la prossima Parmalat, piuttosto.

    Detto questo, vorrei portare la mia modesta testimonianza di -diciamo così- utente tecnologico.

    Capitolo TV
    Da appassionato di fantascienza non potevo certo perdermi il bellissimo remake della serie di telefilm “Battlestar Galactica”, ed infatti ho visto finora tutte le puntate trasmesse su Sky One l’anno scorso (in lingua originale) ed ora sulla Fox (doppiate).
    Hei, ma io non ho l’abbonamento a Sky One nè a Sky; in verità non ho nemmeno la tv satellitare.
    Però con BitTorrent ed eMule ho scaricato tutte le puntate in formato MPEG4 (altrimenti detto DivX) poche ore dopo la loro messa in onda.
    Inoltre sul mio PC ho una scheda di acquisizione video, gestita da un programma Open Source (in ambiente Linux) che si chiama MythTV, tramite la quale registro tutti i giorni, mentre sono al lavoro, le puntate di Star Trek su La7 (ma anche vari altri interessanti programmi).
    La settimana scorsa ho copiato tutto il materiale scaricato o registrato da me sul mio nuovo HDD Media Player (un piccolissimo dispositivo consistente in uno scatolotto di alluminio contenente un disco rigido e dotato di uscita USB2 per il collegamento al PC e uscita video per il collegamento alla TV), ed ora dispongo di una raccolta di programmi SENZA PUBBLICITA’ per svariate CENTINAIA di ore. Il tutto senza avere nessun abbonamento, pagando solo l’obbligatorio canone TV (che canone non è, bensì tassa) e un abbonamento ADSL.

    Capitolo Telefonia
    Collaboro con una associazione di volontariato che gestisce, tra le altre cose, degli ospedali in Africa. Nella sede di Roma si è sostituito il centralino con un PC dotato di schede PBX della Digium e del software Asterisk; lo stesso è stato fatto negli ospedali in Africa. Questo modesto investimento è stato subito ripagato dal fatto che i medici in Africa possono chiamare per un consulto i loro colleghi in Italia FACENDO UN NUMERO INTERNO DAL LORO REPARTO, visto che tutto il traffico in questione è VOIP.

    Con questi due esempi cosa voglio dimostrare?
    Che non sempre il futuro va dove le aziende vogliono o pianificano; quello che oggi io posso fare come “utente tecnologico” tra poco sarà alla portata dell’utente di tutti i giorni, inoltre già esistono fenomeni quali la rete wireless FON (utenti che volontariamente mettono a disposizione il loro accesso wireless in cambio del libero accesso a quello degli altri) che potrebbero permettere di saltare in gran parte anche i fornitori di accesso su rete fissa.
    A mio avviso lo scenario previsto da Tronchetti Provera (al netto di scandali finanziari) è quantomeno discutibile, se non superato -di già- dai fatti.

    25/09/2006
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  11. Nico said:

    Quoto il tutto, caro professore.

    Solo una considerazione, da ex consulente in TLC
    L’unica crisi di Telecom Italia è quella giudiziaria. Il fatto di uscire dalla convergenza è una necessità di mercato (il mercato della telefonia mobile è saturo, e non vedo il motivo di spingere verso la convergenza F-M visto che i profili tariffari ad oggi del mobile sono più convenienti del fisso e che la Larga Banda in Italia è diventato un Monkey Business)

    L’alleanza Vodafone – Fastweb (la media company dell’ex Tronchetti fa davvero così paura?) non ha nulla a che vedere con la convergenza ( a mio avviso):

    – La convergenza non si fa con un semplice scambio di profili tariffari;
    – Non vedo motivazioni di un alleanza sulla convergenza tra Vodafone e Fastweb, viste le intenzioni di quest’ultima di divenire MVNO
    – Il dubbio che mi aasale è: Ma non è che il buon Scaglia (ex Omnitel) ha colto l’occasione per sbarazzarsi delle proprie quote Fastweb???

    Hyvää yötä

    28/09/2006
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