Oggi ho incontrato la responsabile del personale di una multinazionale che opera in Italia nel settore IT.
Fanno fatica a trovare ingegneri. Ho detto: ma se sul mio blog leggo sempre di lamentele perchè mancano i posti di lavoro veri e non precari?
Risposta di questa persona (non vi irritate): "la mia sensazione è che molti giovani pretendono senza neanche aver dimostrato quello che valgono realmente."
Ora, invecchiando sto imparando a capire le diverse posizioni. Certo ci sono aziende che cercano di approfittare dei bisogni della gente. Ma non sarà che anche in quello che mi diceva questa persona c’è del vero?


Alfonso,
mi dispiace di averti scandalizzato, ma vorrei farti capire il mio punto di vista. Esistono due tipi di problemi:
a) quelli in generale dei laureati che cercano lavoro, e delle imprese che cercano posti di lavoro. E NON è il problema di cui parlavo.
b) quello di quel responsabile del personale, che cerca ingegneri per la sua azienda e non ne trova. Ed è QUESTO il problema di cui volevo parlare.
Assumo che la persona sia in buona fede, e che sia in grado di fare una buona offerta ai propri dipendenti in termini di carriera, retribuzione e quant’altro, sempre assumendo che i dipendenti si dimostrino validi.
In parole povere, e scusa il linguaggio da commerciale, ha un “prodotto” valido che non riesce a piazzare presso i propri clienti.
Cosa ci insegna il marketing ? Che quando il nostro cliente potenziale non compra il nostro prodotto, che noi sappiamo valido per lui, è la nostra comunicazione che è sbagliata. Stiamo dicendo le cose che al nostro potenziale cliente non interessano.
E’ questo che sto dicendo. Ok ?
Dico la mia su un piccolo aspetto della discussione.
Io vorrei che in Italia il Ph.D. fosse riconosciuto come titolo di studio aggiuntivo (anche dalle aziende) e che i contratti nei vari settori abbiano chiaramente un diverso salario di ingresso relativamente all’ultimo titolo di studio conseguito.
Per cui, come succede in USA, un Ph.D. e’ assunto con uno stipendio iniziale piu’ alto di una laurea specialistica. Indipendentemente dal fatto che il laureato sia piu’ bravo. E se e’ piu’ bravo dovrebbe raggiungere presto i livelli salariali dell’altro, con un sistema di avanzamento meritocratico.
La laurea e il Ph.D. debbono contare ed e’ un’offesa che vengano offerti stipendi al livello di quello delle segretarie.
In Italia c’e’ un livellamento sociale che da un punto di vista ha del buono, ma da un altro rispecchia la non-meritocrazia della nostra societa’.
Mi spiego brutalmente: una segreteria puo’ avere lo stesso tenore di vita di un ingegnere (che si accontenta). L’Italia e’ cosi’. Per cui un impiegato non laureato che a fine mese non ha i soldi per pagarsi il nuovo telefonino si sente in diritto di lamentarsi. In USA le gerarchie sociali sono piu’ delineate (dipende anche dal fatto che le scuole fanno pena e quindi un non-diplomato in USA e’ quasi analfabeta…non scherzo) e la gente investe nella propria formazione perche’ sa che cio’ gli aprira’ possibilita’ altrimenti precluse.
C’e’ questa consapevolezza ed anche per questo le persone fanno il proprio lavoro, anche i piu’ umili, con professionalita’ e a volte orgoglio, perche’ sanno che il loro ruolo e’ quello e lo vogliono fare al meglio. Da noi manca. Da noi molti lavoratori, soprattutto impiegati pubblici, a volte mostrano una stafottenza verso il cliente che e’ assurda.
Cosa ne pensate?
Che ne penso Riccardo? Che sono pienamente daccordo con quello che dici. Purtroppo in italia non c’è più il divario tra professionalità, ma c’è tra lavoratore dipendente e non, e tra dirigente e sottoposti. PUNTO
Queste sono banalità. Ma credo sia inutile stare a discutere.
Grazie per il “credo sia inutile stare a discutere”
Riccardo non era riferito a te. Era riferito a questo:
> Purtroppo in italia non c’è più il divario tra professionalità,
> ma c’è tra lavoratore dipendente e non,
> e tra dirigente e sottoposti. PUNTO
È che con Guido non riesco proprio a comunicare.
Su diverse cose che dici tu sono d’accordo. Non avevo avuto tempo di rispondere. Appena rifiato lo faccio.
Scusa per il malinteso.
E non sei l’unico Alfonso che non riesce a comunicare con Guido…
. Direi che é raro trovare qualcuno che ci riesca.
Tom, è il caso che lasci le questioni personali fuori da questo blog.
Per Alfonso: (ho riletto e cancellato quello che stavo scrivendo) forse è vero… non so’ comunicare. Ma daltronde non è il mio mestiere…
p.s. ah, pare siano decisi a obbligarmi a reimmatricolarmi… aka, sbattermi fuori dal poli… secondo qualcuno (parlo di docenti) se uno non riesce a laurearsi in 6 anni forse non ne ha le capacita’… forse è vero.
pero’ è il mio mestiere… da più di 6 anni… che strano…
È questo il tuo problema Guido. Tu ti costruisci un mondo tutto tuo e pensi sia l’assoluto.
Che vuol dire che è sei anni che fai il mestiere? Dovremmo darti una laurea honoris causa (è vero che l’hanno data anche a Rossi …)? Oppure una laurea per anzianità come le pensioni? Oppure bisogna fare come in quelle università (?) denunciate da Report un po’ di tempo fa dove si abbuonavano gli esami ai dipendenti dei "ministeri convenzionati"?
Vuoi laurearti? Fai gli esami e falli in un periodo ragionevole, come accade in tutti i paesi del mondo.
Ritieni che la laurea non serva a niente? Lascia perdere.
Io ho scritto un post su questo blog che si intitolava Certe aziende devono morire. Quindi anch’io sono critico con le aziende, ma non per questo mi nascondo anche gli altri problemi.
grazie della psicanalisi… ne terro’ conto
Il poli sta tagliando le gambe agli studenti lavoratori, è un dato di fatto… è diventato un liceo. Se non segui, non sai qual’è il minimo sindacale per passare l’esame. Studiare tutto è inutile, quantomento impossibile,lo sto provando sulla mia pelle.
Non sono cosi’ pieno di me da volere una laurea ad honorem alla Rossi, solo mi fa infinitamente incazzare sentire un docente che dice affermazioni come… “Se non ci riesce non ne ha le capacità”.
L’unica capacità per finire ingegneria è la metodicità.
Lo ammetto, a me manca, non sono metodico…
Ma credevo fosse un università, non un liceo mascherato da università.
Guido, io non so se il Poli stia veramente tagliando le gambe agli studenti lavoratori, comunque ho notato anch’io che effettivamente, studiare e lavorare da iscritto a Ingegneria, a Milano, almeno fino a qualche anno fa, era piuttosto difficile. Però ho notato anche che la forza che può spingerti ad andare avanti è proprio la voglia di soddisfazione, il raggiungimento di un obiettivo reso ancora più difficile dalle condizioni al contorno, compresi i commenti – e li ho sentiti anch’io, ma chi se ne fotte – di certi tromboni da ateneo che farebbero cosa giusta se portassero le loro belle chiappe rosee e riscaldate su altre sedie.
Saluti
Alfonso,
da quello che ho letto sei stato uno studente lavoratore anche tu ai tempi ed hai finito nei 5 anni canonici.
Io e Guido no, ed ovviamente non facciamo statistica, ma mi piacerebbe se si potesse aprire un post sull’argomento.
Altrimenti questa sequenza di post supera i 100…
P.S. Speriamo che non istituiscano mai la laurea per anzianità e non la scrivano su un mezzo che rispecchi quanto si è ‘vecchi’ se no la mia la dovrebbero scolpire a mano sul monte Resegone
Salve professore,
non sono un suo studente, ma soltanto uno di passaggio che si è interessato alla questione. Sono anch’io uno dei tanti studenti di ingegneria(non informatica) che spera una volta terminati gli studi di inserisi nel mondo del lavoro.
1) per quanto riguarda la questione master forse la risposta, in parte già detta, è di tipo semplicistico, ma è solo un problema di informazione, perchè molte volte in ambiente universitario si trovano poche persone disposte a consigliarti sulla strada da prendere – visto che loro hanno più esperienza di te – e nell’oceano di possibilità che ti capita di trovare attraverso mezzi quali google o attraverso la bacheca univarsitaria – attirano di più l’attenzione quelli ben pubblicizzati – investi soldi e tempo per poi trovarti con scarse possibilità lavorative . Il master che voi proponevate – per quello che ho visto una mosca bianca – (sono studente presso l’università degli studi di Brescia) non è stato per nulla pubblicizzato e a queste cose sono abbastanza sensibile, quindi non mi meraviglio dei numeri che lei ha riportato.
2) Per quanto riguarda il problema salariale, se si escludono poche realtà, almeno per quanto concerne nel territorio delle provincie di Brescia e Bergamo – dalla mia esperienza di commesso part-time in un negozio che fornisce direttamente aziende – sento un’inerzia alla sperimentazione non soltanto nel settore IT, ma anche nell’ambito produttivo ed organizzativo di settori non morti. Imprese che sono restie ad investire sia nella formazione del personale che a investire nelle valutazioni dell’ing. di turno continuando sulla loro unica direzione. “se è andato bene fino ad ora, può continuare così” … “sono 40 anni che faccio questo mestiere, non mi vorrai insegnare tu come farlo” Questi sono solo alcuni dei commenti. Credo che un problema possa essere ricondotto ovviamente al costo dell’investimento e della persona, ma fondamentalemnte il problema è che le azinde in Italia sono PMI ed essendo l’istruzione media aziendale bassa, alcuni costi possono sembrare eccessivi quando ci sono proposte più convenienti che sulla carta risultano medesime. E’ come andare dal dentista e chiedere un impianto per i denti: tutti ti diranno come sarà il risultato finale ma i costi varieranno anche di tre volte tra il min e il max; lascelta finale a quel punto sarà determinata da fattori non tecnici . La nostra futura scelta dipenderà dalla nostra esperienza che ci porterà magari a valutari lavori differenti con gradi di complessità del tutto simili.
Grazie per lo spazio… aspetto un suo commento
Probabilmente sto invecchiando.
Qualche tempo fa mi sarei sicuramente trovato a biasimare aziende che richiedono professionisti estremamente competenti offrendo davvero poco in cambio; oggi, con qualche anno di esperienza in più, mi accorgo di professionisti seri ce ne sono ben pochi: c’è molta gente che vuole la pappa pronta, il tutto e subito – tutto deve essere facile, veloce, costare, anche in termini di sacrificio, poco.
Credo manchino la passione e la responsabilità ma, soprattutto, la dignità!
La storia di Guido purtroppo non fa che confermare le mie opinioni. Conosco Guido di vista, leggendo i suoi accesi commenti mi sono permesso di andare a curiosare il suo CV pubblicato sul suo sito (http://guidoserra.it/cv-resume/) e che ti scopro? Che, nato nel 1980, nel 2000 si è diplomato al Fermi di Bergamo…
Chi come me viene da Bergamo ha già capito tutto: il Fermi non è un liceo, è un mercatino dei diplomi!
Il Fermi è una di quelle scuole specializzate nel recupero anni scolastici: in Italia per legge se uno studente ha almeno 8 in tutte le materie può effettuare l’esame di maturità al quarto anno di liceo anziché al quinto. Bene il Fermi è, ed a Bergamo chiunque sa che è così, una di quelle scuole che dietro pagamento di un congruo compenso, ad inizio anno ti garantiscono che avrai tutti 8 e potrai “recuperare un anno”. Non è neppure importante frequentare le lezioni o presentarsi a scuola, figuriamoci studiare… basta essere in regola con la retta!
Si definiscono “Istituto di recupero anni scolastici”, fanno pure la pubblicità sul giornale.
Bene, scoperto quindi che Guido praticamente non ha mai preso neppure la maturità se non comprandola con i soldi di paparino, come non saltare sulla sedia sentedolgi dire “Il poli sta tagliando le gambe agli studenti lavoratori, è un dato di fatto… è diventato un liceo. Se non segui, non sai qual’è il minimo sindacale per passare l’esame. Studiare tutto è inutile, quantomento impossibile,lo sto provando sulla mia pelle.”
Ma si può sapere cosa vogliono gli studenti di oggi? la laurea con i punti dei biscotti? essere proclamati Ingegnere solo perché si sa smanettare un po’ con i PC degli amichetti? la laurea per inerzia?
Come non inorridire sentendo denigrare con tali parole “Ma credevo fosse un università, non un liceo mascherato da università.” la prestigiosa università dove il sottoscritto, come tanti altri ottimi colleghi, qualche anno fa ha sudato non poco da uno che ha dovuto pure “comprare” la maturità… per fortuna il Politecnico non è come quei licei dove si “recuperano anni”.
Ma la dignità ed il senso del pudore di certa gente che fine hanno fatto? come bisimare certe aziende se ogni tanto devono prendere qualcuno a calci in culo…
Forse il problema è che troppa gente si sta troppo facilmente guadagnando titoli che non merita e poi non gli resta che pretendere…
con un po’ di rammarico un saluto,
-R
PS: nulla di personale contro Guido che magari è davvero in gamba quanto dice, mi serviva solo un esmpio a supporto della mia tsi e lui mi sembrava perfttamente calzante.
Si, stai invecchiando
Si capisce dal fatto che prendi Guido e lo generalizzi come modello tipico del lavoratore studente.
Non è così e lo sai.
Una cosa che ‘a bocce ferme’ ti consiglio di fare è effettuare un paragone ‘asettico’ su che servizi offre il Politecnico agli studenti lavoratori a confronto con altre facoltà (ad esempio Scienza dell’Informazione ? -> Ci sono corsi frequentabili la sera dopo gli orari lavorativi. Ed il Poli ?)
Faccio parte di questa sfortunata categoria e sto seriamente pensando di lasciare nonostante i sacrifici economici e le traversie lavorative/familiari che nell’ultimo decennio mi hanno paralizzato la carriera universitaria.
Intendiamoci, non sono un genio, ma il concetto di laurea coi punti proprio non la digerisco. E’ un insulto all’impegno delle persone quindi anche la valutazione delle esperienze lavorative ai fini di laurea secondo me deve essere molto cauta. I punti sono una scorciatoia da ragionieri, non da Ingegneri.
Professionalità, impegno, serietà, amore per il lavoro NON le ho imparate all’università dove, a fianco di professori davvero in gamba, ho visto e sperimentato professori che ‘tirano sera’ e ti fanno ripetere la poesia a memoria, per esempio, delle formule sui campi magnetici senza farti capire. E’ un esempio di tutto quello che hai citato tu di positivo ? No, è un esempio, un modello di come saranno i superiori sul posto di lavoro e purtroppo ti assicuro che nel panorama italico sono rari i casi di gente in gamba.
Il mio liceo ? Lo soprannominavano ‘il lager’. Se non ti organizzavi bene con i compiti a casa e con i ripassi dovevi saltare pranzo e cena per recuperare.
Ricordo nottate a studiare arrivando distrutto il giorno dopo all’interrogazione che non era ‘programmata’ ma ‘minacciata a tappeto’, quindi di ‘impegno’ e ‘serietà’ ne so qualcosa.
Peccato che le risorse fisiche sono limitate e se hai più fronti di impegno aperti non li puoi certo gestire con lo stesso vigore ed energia, come appunto il lavoro e l’università.
Le aziende non aiutano, molti capoccia non conoscono la legge che regola i giorni di permesso per gli esami sostenuti nè le famose 150 ore in due anni da usare per studiare e quando glieli metti sotto il naso già hai ipotecato la tua carriera lavorativa perchè non sei uno h24 a disposizione con obbedienza pronta, cieca ed assoluta.
Guido ha ragione su questo punto : se non segui non sai quali sono precondizioni e postcondizioni per passare un esame, non conosci le date dei famosi ‘compitini’, non puoi organizzarti con i compagni di corso per gli appunti. Sei fuori e fuori vogliono mandarti, tu che da dentro il mondo del lavoro vedi gente di 10 anni più giovane riuscire a dare molti più esami di te e magari a passare copiando pure dal compagno con cui si è messo d’accordo.
Non ho mai copiato, se lo avessi fatto ora sarei già laureato come alcuni miei coetanei.
Ora, mi sembra di avere guadagnato sul campo una professionalità ed una serietà adeguata per il lavoro che devo svolgere grazie al percorso formativo ed all’impegno solido e concreto sviluppato in entrambe i mondi (università e lavoro), studiando in entrambi gli ambienti e continuando a studiare per essere sempre soddisfatto del prodotto del mio lavoro.
Ma quando si scopre che da un lato (università) non c’è supporto oltre il ‘minimo sindacale’ e che tutto è lasciato alla buona volontà e buon animo di qualche professore, ci si guarda intorno e si cerca di consolidare quanto duramente guadagnato negli anni lasciando perdere le cause perse quali la Laurea.
Resta il rammarico di non avere finito, resta l’amarezza di essere stati ‘respinti’ come un corpo estraneo. Resta l’impressione che l’università sia abbordabile solo a chi non ha problemi durante il corso di studi e che quindi sta bene economicamente.
Estremizzando in maniera manichea, l’Università diventa il nemico.
Sbagliando, perchè non è del tutto vero.
Personalmente quello che ho studiato al Poli, anche se non ho la Laurea, mi è servito sul lavoro e mi servirà. Abolirei del tutto la Laurea a favore di certificati internazionali riconosciuti a livello europeo rilasciati per ogni singolo esame. Certificare le conoscenze, non il ciclo completo di studi.
Sarò matto, ma dà più carattere a quello che si è fatto, secondo me.
Ricky, ti confermo che il Fermi permette di uscire col minimo sindacale. Infatti tutta la matematica del 5^ anno di liceo mi era praticamente estranea. (non apro il discorso sulle scuole private, dico solo che per voti piu’ alti dovevi sudarteli quanto alla statale, per la sufficienza bastava almeno aprire il libro)
aggiungo…
Professionalmente penso di essere ineccepibile. Ho lavorato in BPU passando avanti a laureati da 110 e lode che di fronte al test di ingresso preteso dalla banca non hanno saputo che pesci pigliare… siamo passati io, un 40enne e un 50enne. Su 40 persone.
A livello formativo non sono mai andato daccordo col sistema istituzionale. Punto e fine. Preferisco studiare da solo e imparare dalla rete. Per quello sono il professionista che sono ora. E NULLA, o gran poco, mi ha dato la formazione pubblica. Tant’e’ che sono finito alla privata perche’ ho mandato a cagare al 4^ anno un docente.
(forse avrei fatto meglio a non prenderlo nemmeno quel diploma… avrei risparmiato soldi e questa tua pessima uscita, ma ancora non ero in grado di fare fronte a mio padre, decideva lui)
Per il resto… per fortuna che i miei clienti riescono a leggere ben altro in quel CV che non le 2 righe di formazione istituzionale. Giusto ieri uno di questi si complimentava con me e il mio socio, in quanto siamo gli UNICI sul mercato in grado di mettere in piedi determinate infrastrutture.
Ciao,
premetto che non volevo offendere nessuno.
Ho preso spunto dal vissuto di Guido solo perché pubblicato sul suo sito; il mio intento era solo quello di dimostrare che ci sono persone che prentendono (la laurea nello specifico) senza volersi attenere a certe “regole”.
Guido, sostieni di essere professionalmente ineccepibile (e ci credo!), beh, ma allora perché tormentarsi cercando di raffazzonare una laurea?
Dici che “forse avrei fatto meglio a non prenderlo nemmeno quel diploma…” ma allora perché adesso rifare lo stesso errore?
Perché tormentarti per prendere una laurea che sarebbe solo come il bollino sulle banane chiquita? ti stai avviando verso una brillante carriera professionale, dici di avere difficoltà con il sistema istituzionale, perché non pensi a qualche cammino tecnico (MSCE,CCNA…) atto a certificare le competenze già acquisite?
Vale lo stesso consiglio per Stefano.
Una laurea al Politecnico costa fatica e richiede estrema dedizione: non è per tutti.
E credimi Stefano, la selezione non è certo economica: quello si che mi darebbe fastidio!
Non cadete nel banale errore del confondere l’istruzione con l’intelligenza: conosco ingegneri stolidi come campane e operai che lavorano nell’azienda metalmeccanica del paesello a dir poco brillanti.
Prendete una decisione: o dentro (e per finire in fretta) o fuori (senza rimpianti).
Mi sono laureato in 5 anni (con un voto non particolarmente brillante) lavorando per 4 di questi. Non mi ritengo un genio, mi ritengo una persona estremamente caparbia e decisa.
Ritenevo (e ritengo tuttora) che una laurea a Milano fosse un passo fontamentale della mia formazione. Non per questo ritengo di essere migliore di che non ce l’ha fatta: forse ne era solo meno convinto.
A tal proposito vi invito a rileggere qualcosa di un tale chiamato Carlo Emilio Gadda.
Scusandomi ancora con Guido per le parole dure ma sentite vi saluto con alcuni versi di Quasimodo.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
ciao
-R
> Una laurea al Politecnico costa fatica e richiede estrema dedizione: non è per tutti.
Questo mi era in effetti chiaro fin dal primo giorno, fin dalla definizione di Numero Primo di Peano che mi ha fatto esclmare “O bella, non ci avevo mai pensato !”.
E da lì è partito un lungo lavoro che avrebbe colmato le mie deficienze in matematica.
Fatto poi 100 l’impegno dei primi due anni (il mio massimo), ho dovuto redistribuirlo anche su altri fronti : 20 famiglia, 70 lavoro, 10 studio.
E con 10 nello studio al Poli vai al rallentatore. Molto al rallentatore.
Non ho subito discriminazioni economiche, Ricky. Il fatto preponderante è che se non avessi dovuto portare soldi a casa avrei potuto continuare a dedicare TUTTO l’impegno allo studio.
Nella stessa situazione ci sono, credo, altri studenti lavoratori che hanno le 8-10 ore da garantire al lavoro e POI possono studiare, con zero o scarsa comprensione delle aziende per cui lavorano. Da questo lato c’è un muro anche perchè i ‘padroncini’ delle PMI con cui si lavora non vogliono o non si possono permettere che tu lavori meno di 9-10 ore.
Allora come risicare del tempo per lo studio ? Svegliandosi ad orari disumani (per dire … al mattino sono io che dico al gallo del vicino che è ora …
), sfruttando i tempi del viaggio in treno, Sabati, Domeniche, le sere quando si può.
Se ci fosse maggiore supporto da parte dell’Università (teledidattica per i corsi regolari e non solo per le Lauree a distanza, corsi serali o momenti di tutoring serale con i docenti/assistenti, la possibilità di chiarire dubbi via e-mail o chat live col docente, sarebbe di sollievo per una situazione già difficile).
Problemi :
- l’università non ha abbastanza finanziamenti per farlo
- i docenti sono (giustamente) impegnati anche in attività di ricerca/sviluppo e di formazione personale
- le aule sono limitate (ma la sera … sono quasi tutte vuote !)
- numeri troppo bassi per mettere in piedi una soluzione che abbia dei ritorni
Allora perchè insistere ? Perchè, visto che si ha già una professionalità non mollare la corsa alla Laurea ?
Lasciati dire che non condivido questa tua frase, Ricky :
> Perché tormentarti per prendere una laurea che sarebbe solo come il bollino sulle banane chiquita?
Se non avessi fatto il Poli non avrei avuto le basi per il lavoro che poi ho fatto.
Il mio lavoro oggi, dopo l’abbandono dello schifoso mondo dei salumieri IT, implica che io abbia fatto Analisi I, II, Fisica I, II, Scienza delle Costruzioni, Meccanica Razionale, Geometria e Chimica.
Incredibile, sono cose che solo un corso di Laurea ti dà; se non le avessi studiate è probabile che avrei dovuto accettare uno di quei posti dove ti promettono la paga ma non è detto che te la diano e che ti trattano come un taglio di carne a poco prezzo.
Probabilmente lasciando mi perderò un ulteriore sguardo su cose che non conosco (tutto il percorso specifico di Elettronica … ma non farò mai il progettista di schede elettroniche) ed il rammarico è quello, non il pezzo di carta !
Andarsene senza rimpianti non è quindi un’opzione.
Questa è la mia esperienza di studente-lavoratore e ripeto che mi piacerebbe COSTRUTTIVAMENTE che ne emergessero altre per poter suggerire COSTRUTTIVAMENTE al di là dei problemi personali una ‘nostra’ idea di Università che includa anche noi.
Penso che sia sbagliato l’atteggiamento da parte di molti atenei di non considerarci perchè noi, più di altri, siamo dentro il tessuto produttivo nazionale e possiamo dare indicazioni a chi nell’Università non lo è su come si muovono le richieste di professionalità nel tempo e … perchè no, segnalare le aziende più interessanti con cui collaborare.
Non mi sembra cosa da poco…
salve
quel responsabile della multinazionale in information technology avrebbe pregiudizi a prendere un matematico con un master FSE in Information security e abilitazione all’insegnamento della fisica e matematica?
Inoltre con la venerabile età di 37 anni con poche esperienze lavorative (almeno nel settore IT) sulle spalle?
Se la risposta è no dagli pure la mia mail. Io mi accontento di poco, economicamente parlando, ma vorrei diventare uno con le palle (scusate l’espressione) in qualche ramo dell’IT.
Non ho famiglia a carico (non potrei permettermelo) e non ho intenzione di lavorare nel mondo della scuola se ho oportunità diverse. Tanto la scuola dà solo precarietà!
in fede
maurizio
A proposito delle università straniere: come funziona in GB (dal sito http://www.londraweb.it)
(…) Tutte le istituzioni universitarie dispongono di strutture all’avanguardia (quali laboratori, biblioteche, ecc) che, assieme alle attrezzature sportive e di svago, favoriscono il completamento della formazione degli studenti. I giovani britannici, infatti, scelgono quasi sempre una sede universitaria lontana dalla propria famiglia. Ne consegue che nell’ambito universitario viene particolarmente curata l’organizzazione delle attività non strettamente correlate ai corsi, ma che permettono lo sviluppo dei rapporti interpersonali, sia nei campus (all’interno delle università) che nelle halls of residence, (dove gli studenti sono alloggiati), specialmente durante il primo anno di corso.
Le attività al di fuori dei programmi di studio, organizzate il più delle volte dalle associazioni studentesche, vanno dallo sport alla musica, alle attività di beneficenza, al teatro, e sono molto intense. La ragion d’essere di queste attività è permettere agli studenti di esprimersi fino in fondo e di sviluppare la propria personalità.
In considerazione di tutto ciò, si può affermare che L’UNIVERSITA’ IN GRAN BRETAGNA, oltre ad offrire una seria preparazione accademica, E’ UNA VERA E PROPRIA ESPERIENZA DI VITA.
——
E in Italia? Si mira di più sulla competizione (ricorrendo anche alla discriminazione che dapprima è interna all’università, ma successivamente ed in modo direi quasi naturale si trasmette anche al di fuori). Se uno studente lavora per poter studiare in primis viene discriminato proprio dai docenti. I tempi si allungano, la media dei voti diminuisce, i conflitti aumentano. Ne segue un circolo vizioso: allungamento dei tempi d’inserimento nel mondo del lavoro, abbassamento della credibilità del laureato, aumento di “strategie alternative” per accaparrarsi uno stipendio fisso.
ERRATA CORRIGE
il riferimento al sito, nel post precedente (n° 70)
non è http://www.londraweb.it, ma http://www.londraweb.com
sorry it was my fault!