Manovra, Letta avverte: “Sacrifici duri” Napolitano: “Siano divisi equamente” – Repubblica.it: “Montezemolo: ‘Sottovalutata l’importanza della crisi’. Un grande errore di valutazione, secondo Luca Cordero di Montezemolo, è stato fatto negli ultimi anni: ‘In questi due anni si è sottovalutata l’importanza della crisi e si è dato troppo per scontato che il Paese ne fosse immune – ha detto il presidente della Ferrari e numero uno della Fondazione Italia Futura – La  finanziaria di oggi, dolorosa, necessaria e urgente dimostra il contrario’. Montezemolo auspica un sostegno generalizzato al governo per l’approvazione di una manovra economica che ‘difenda l’Italia’. A suo avviso, ‘in questo momento dobbiamo dare tutti sostegno al governo per trovare misure necessarie e urgenti, che auspico più coraggiose possibili’.

Fmi: ‘L’Italia ancora vulnerabile’. ‘L’Italia deve ‘mantenere la disciplina fiscale, ridurre il peso del debito pubblico e aumentare il tasso di crescita nel lungo periodo’. Il Fondo monetario internazionale, nell’article IV, sottolinea che ‘concorda con l’obiettivo delle autorità di un consolidamento fiscale basato sulla spesa’. Per il Fondo ‘il contenimento dei salari del settore pubblico dovrebbero essere un elemento chiave della strategia di consolidamento’. Per l’Fmi la decisione del governo italiano di non adottare un’ampia politica di stimolo fiscale è stata ‘appropriata, alla luce dell’elevato livello del debito pubblico. Anche se i peggiori effetti della crisi sull’economia italiana sono per la maggior parte passati, restano delle vulnerabilità chiave’. In particolare, il Fondo spiega che ‘l’elevato livello del debito pubblico e la deludente performance di crescita potrebbero rendere l’Italia vulnerabile a futuri shock esterni’.

Per gli economisti di Washington le politiche per rinvigorire la crescita dovrebbero focalizzarsi ‘sulla rimozione dei colli di bottiglia strutturali, sul miglioramento della qualità dei servizi pubblici e sul rafforzamento del settore finanziario’. Il Fondo, si legge ancora, ‘sottoscrive gli obiettivi fiscali delle autorità italiane di riportare il deficit sotto il 3% entro il 2012′, tuttavia avverte ‘il consolidamento programmato non è abbastanza ambizioso’. E spiega che l’aggiustamento di bilancio programmato è basato, tra l’altro su ‘un assunto ottimistico di una ripresa forte e duratura’ oltre che su ‘misure addizionali che devono ancora essere annunciate’. Il Fmi chiede anche che venga mantenuto un ‘monitoraggio delle finanze pubbliche a livello locale’.”

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15 Responses to ‘Sottovalutata l’importanza della crisi’

  1. Phastidio says:

    Sottovalutata la gravità della crisi: chi l’avrebbe mai detto, eh?

  2. Mattia Pascal says:

    Non ci sono parole.
    E comunque anche su questo blog, qualcuno ci aveva creduto davvero alla storia che eravamo messi meglio degli altri paesi europei. Meglio del Regno Unito addirittura.

    • Paolo Bizzarri says:

      I dati sono pubblici e disponibili. Non ci vuole molto a confrontare il deficit di Gran Bretagna e Italia, nonchè le proiezioni sul medio periodo.

      L’unica differenza sono i rating sul debito sovrano, per chi crede ancora alle agenzie di rating (per questi ho disponibile una torre di Pisa pochissimo usata, molto pittoresca).

  3. boiltheocean says:

    Beh il problema non è (solo) degli ultimi 2 anni. E’ degli ultimi 20 …
    Con il 118% di debito/PIL cosa volete che si faccia ora?
    Dato che le rendite non si vogliono toccare (notai, giornalisti, imprenditori ultrasessantenni che saltano sul treno della concorrenza solo a parole …) si può solo tagliare.

    Sperando di riuscire a convincere gli istituzionali a rifinanziarci quei 250 bln entro la fine dell’anno e non essere mangiati vivi dalla speculazione che approfitterà delle debolezze dei nostri bilanci.

    Tanto poi nel caso vedessimo le quotazioni dei BTP crollare ed i rendimenti salire alle stelle possiamo sempre dare la colpa ai cattivoni (le banche di investimento americane avide e senza scrupoli …)

  4. Paolo Bizzarri says:

    Infatti il problema non è l’Italia, è tutta l’Europa, e in particolare la zona euro.

    Paesi che dovrebbero essere teoricamente con i conti in ordine (Francia e Germania, per dire) stanno varando manovre molto forti. In teoria, se i loro conti pubblici sono veri, i deficit attuali sono causati principalmente da politiche di stimolo fiscale (lo stimolo fiscale credo stia all’aiuto di stato come la parola escort sta alla parola m******a: il concetto è lo stesso, ma fa molto più moderno).

    Quindi, ragionando molto da massaia, ritirando gli stimoli fiscali questi paesi dovrebbero riavere i bilanci puliti, belli e in ordine. Invece si parla di tagli fortissimi.

    Non è l’Italia il problema. E’ che un tot di bilanci, inclusi quelli dei paesi “per bene”, sono fatti in modo un po’…. creativo. Finchè l’economia tira, nessuno viene a controllare che debiti hai veramente, come sei messo e così via.

    E’ come l’idea che l’attentato dell’11 Settembre abbia provocato una crisi economica: non è che le aziende vanno in crisi perchè crollano due palazzi a New York, è che ci sono un tot di aziende in crisi da prima che approfittano dell’11 Settembre per far uscire fuori un po’ di conti in rosso.

    • Phastidio says:

      Il problema è lo stimolo fiscale? La Germania non ne ha praticamente adottati, ed è il paese leader in Eurolandia. E infatti la correzione tedesca sarà minima. Il problema è certamente l’Europa, o meglio Eurolandia, e l’assenza di meccanismi non solo monetari di gestione macroeconomica. L’Italia di suo ci mette uno stock di debito imponente in rapporto al Pil, ed un Pil che non cresce da un quindicennio, perché tutti i governi che si sono succeduti in questo arco temporale non hanno fatto riforme di struttura. E mettiamoci pure il dato politico di un premier italiano che vedeva la crisi come un effetto psicosomatico. E già che stiamo parlando di idiozie, e di 11 settembre, ricordiamo che Tremonti ha giocato su quell’attentato fino al 2005, quando dichiarò che forse non c’entrava con la nostra crescita asfittica, mentre il resto del mondo cresceva ai massimi del Dopoguerra. Ma conosco già la risposta: il resto del mondo usava il debito, noi eravamo virtuosi. La morale? L’Italia, l’eterno genio macroeconomico incompreso.

      • Paolo Bizzarri says:

        “La Germania non ne ha praticamente adottati, ed è il paese leader in Eurolandia. ”

        Certo. Basta farsi pagare i debiti di cui si dovrebbere rispondere da tutto il resto dell’Europa (vedi alla voce: garanzia dei titoli di stato greci in mano a banche francesi e tedesche).

        Faccio una previsione: le banche francesi e tedesche si liberano rapidamente dei titoli greci e non ne sottoscrivono di nuovi, i greci usano il denaro europeo per ricomprarli e si accordano con l’Europa per la non restituzione. Come la vede?

        “il resto del mondo usava il debito, noi eravamo virtuosi”

        Mi spiace. E’ di evidenza assoluta che alcuni paesi che hanno guidato la crescita (Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna e Irlanda, perfino la Grecia) sono vissuti di debito, pubblico e privato, devastando nel frattempo la propria economia.

        Io non sono un fan di Tremonti, ma almeno non ha il mito del mondo anglosassone.

        • Phastidio says:

          Io neppure sono un tifoso del modello anglosassone di crescita a debito. E quanto a Tremonti, di quale parliamo? Di quello che ha scritto il Libro Bianco del 1994, e che voleva meno stato e più società o di quello del 2008, che sostiene l’intervento pubblico (sotto forma di garanzie gratuite a favore di banche italiane perfettamente solvibili) contro gli eccessi del mercato? O di quello che oggi afferma che la manovra ridurrà il perimetro dello Stato? Ce ne sono parecchi di Tremonti in giro, statisticamente almeno uno di loro ci prende.

          • Paolo Bizzarri says:

            Ripeto. Io non faccio il fan di Tremonti, ma in questo momento ci poteva capitare infinitamente di peggio, sulla scena politica italiana ed europea.

            Il suo maggior pregio è aver smesso di credere nelle favole della globalizzazione finanziaria, e aver smesso di tremare ad ogni alzata di sopracciglio di un giornale americano o inglese (quello che era, fino a pochi anni fa, lo sport preferito dei grandi quotidiani italiani).

            Quanto a Montezemolo, che dire. E’ buffo veder parlare uno che si “vanta” di fare le ferrovie private, dopo aver venduto ai francesi di Alstom il Pendolino (Alfonso, te lo ricordi che tristezza?) salvo poi usare i soldi per affittare nuovi treni dalla Alstom e buttarsi in un mercato regolamentato.

    • boiltheocean says:

      Cosa penso quando leggo “non è l’Italia il problema” …
      (1) nel ’95 il nostro costo del lavoro era il 60% di quello tedesco; ora è il 30% in più.

      (2) durante la crisi i volumi di esportazioni si sono contratti di un quarto (più della Francia e come la Germania). Adesso che si sta riavviando il tutto le esportazioni dei cugini fanno +10%, e noi +2e qualcosa.

      Il problema è di competitività! Ci riempiamo la bocca di “Made in Italy” e poi Volkswagen compra Italdesign. Diciamo abbasso alla globalizzazione anglosassone salvo scoprire che il 92% di una bella Ducati è in outsourcing.

      Cosa sappiamo veramente fare in Italia? Cosa? Sono i dati macro sugli export che lo chiedono.
      Gli imprenditori migliori che abbiamo sanno al massimo costruire ferrovie che utilizzano infrastrutture pubbliche e far pagare al pubblico il conto. Sanno comprare Alitalia, far pagare i debiti agli italiani, e rivendere il pacchetto ai francesi.

      Ogni giorno la nostra classe dirigente aggiunge un chiodo alla bara della competitività di questo paese. Intanto ai nostri ragazzi viene reso sempre più difficile usufruire di una istruzione di primo ordine, sempre che gli imprenditorini di cui sopra ne abbiano bisogno (visto che esistono modi più comodi per fare soldi e non con la dura innovazione).

  5. gianca says:

    dunque, ieri sera mi è partito il commento d’ira, e sono stato gentilmente invitato a riscriverlo:

    Spero solo che la gente capisca quanto siamo stati presi in giro e quanto ancora saremo presi in giro.

    C’è gente che da anni getta grida di allarmi e adesso- dopo, ad eventi certificati, a “babbo morto”, certa gente si sveglia propinando questa vulgata del sacrificio.
    “è arrivato lui” si dice dalle mie parti.

    ma per favore….

  6. gianca says:

    ..intanto questi si ammazzano di lavoro. Letteralmente:

    http://finance.yahoo.com/news/Foxconn-worker-dies-in-China-apf-656951263.html?x=0&sec=topStories&pos=main&asset=&ccode=

    è tutto squilibrato ormai.. per inciso, questi sono quelli che producono anche i gingilli della Apple. ……

  7. Tom says:

    Paolo ha ragione, questa volta l Italia non si sta comportando diversamente dagli altri paesi europei e neanche dei bene amati USA. Obama per fermare la crisi del mercato immobiliare ha dato credito fiscale ai nuovi acquirenti di case ( in pratica l anno scorso se compravi casa potevi evitare di pagare una parte delle tasse pero avevi un debito con lo stato ). Il risultato di breve fu: rallentamento del crollo del mercato immobiliare e aumento del rispamio dei consumatori USA. Ora con l approssimarsi della fine degli incentivi il mercato delle case USA ha visto diminuire le compravendite e di nuovo i consumatori USA stanno consumando piú di quanto guadagnano….
    In questo contesto ora sono indebitati:
    1. Consumatori
    2. Imprese
    3. Stati Sovrani

    E il risparmio é un elemento fondamentale e prioritario per la crescita di lungo periodo e in ordine di prioritá viene prima dell’innovare ( non uccidermi Alfonso ).
    L Italia é meno a rischio dell Inghilterra proprio perché il risparmio privato italiano é notevole. Un record europeo. Grazie anche all’ evasione che di fatto cinicamente ha evitato che alcune risorse si muovessero a ingrassare la spesa pubblica.
    É cinico lo che scrivo peró é quello che molti analisti a Londra pensano.

  8. Gianluca says:

    Fantastico; se Tom avesse ragione, l’Italia ha qualche chance di salvarsi proprio grazie all’enorme evasione fiscale, che ha permesso il consolidamento delle riserve del risparmio privato e tolto risorse dalla spesa pubblica famelica e fuori controllo.

    E io fesso che fino ad oggi potevo fare anche la mia parte e non l’ho fatto…

  9. Mattia says:

    Mi unisco al commento di Gianluca a Tom e rilancio con le 3 E per la prossima campagna elettorale: Europa, Equilibrio, Evasione

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Alfonso Fuggetta

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Professor, Manager, Blogger

I am a professor at Politecnico di Milano and CEO at CEFRIEL.