Cosa vuol dire neutralità?

Nel rispondere a Fabio Metitieri che commentava il mio post sulla neutralità della rete e su suoi costi mi sono accorto di essere stato molto impreciso, ben oltre quello che è fisiologicamente ammissibile su un blog. La replica di Fabio mi ha indotto a fare un nuovo post. Ovviamente, si tratta di un post su un blog e quindi sono idee e impressioni, e non certo una proposta formale e precisa che richiederebbe tempo e approfondimenti.

Credo che la neutralità della rete debba primariamente garantire due cose:

  1. Chi gestisce servizi di trasporto non deve offrire in bundling servizi "applicativi" (portali di servizi, VOIP, IPTV, …). Se potesse fare questo, è ovvio che disporrebbe di un’arma commerciale fortissima verso chi offre servizi: "o ti fai mettere nel mio portafoglio di servizi o sei fuori". Quindi non sono d’accordo con Fabio quando scrive:
  2. Per te *non* e’ *non* neutrality, se l’utente ne e’ preventivamente informato ed e’ d’accordo? Va bene. E’ anche la mia idea. Ma allora, come ripeto da un certo tempo, il problema e’ solo riuscire ad avere contratti di abbonamento chiari e dettagliati, invece delle generiche schifezze che ci fanno firmare adesso.

    Mi sono spiegato male io: non credo ci debba essere alcuna forma di bundling che dia la possibilità al gestore dei servizi di trasporto di avere un qualche controllo o vantaggio di bundling rispetto a fornitori terzi di servizi.

  3. La rete, nel caso si tratti di monopolio naturale, deve essere utilizzabile da più operatori, diversi dal soggetto (pubblico o privato) che la detiene, per offrire servizi di connettività. In sostanza, se a casa mia arriva la rete di Telecom e voglio invece Fastweb o iNet, mi deve essere permesso (è il tema discusso in questi giorni da AIIP e TAR del Lazio).

Quindi non mi va bene che nel contratto ci sia scritto che "al sito X ci arrivi velocemente mentre all’Y no". Il fornitore di trasporto deve essere neutro. Ma allora come "far pagare di più" chi "usa di più" la rete? Secondo me si dovrebbero esplorare altre strade che io in modo improprio e troppo semplicistico avevo caratterizzato dicendo "diversi tipi di traffico".

La premessa è che credo si debbano separare da un punto di vista societario coloro che offrono servizi di trasporto da chi offre servizi applicativi (il problema non è che siano pubblici, basta che siano diversi e regolamentati). In un precedente post suggerivo che la stratificazione orizzontale del mercato potesse comprendere tre tipi di operatori: chi ha reti fisiche e fornisce servizi di trasporto, gli operatori virtuali (che usano almeno in parte reti di altri per offrire anch’essi servizi di trasporto) e i fornitori di servizi. I primi e i secondi devono sostanzialmente preoccuparsi di spedire bit. A questo principio si può derogare solo in presenza di regole anti-discriminazioni che siano facilmente applicabili e verificabili.

Veniamo alla questione chiave. Nelle reti elettriche e negli acquedotti, il "traffico" viene differenziato in tre modi principali: il picco, l’orario e il volume. 

  • Il picco. Nella rete elettrica, io so che posso consumare corrente fino ad un certo limite. Se attaccate insieme forno, lavatrice, lavastoviglie e ferro da stiro c’è il distacco del contatore. Se voglio più ampere faccio un contratto industriale. Comunque se mi viene detto che posso usare tot ampere, ce li ho. Nel nostro caso, una prima area dove si potrebbe operare è quella di rendere vere le velocità di connessione e di allineare conseguentemente i contratti. Io ho un contratto che dice "fino a 4MB": non riesco mai ad andare oltre i due. Bene, mi venga dato un "vero 4MB" (non "fino") e me lo si faccia pagare anche di più. Se mi si da un 2MB me lo si faccia pagare di meno. Quindi la prima ipotesi è che i costi degli abbonamenti siano realmente allineati alle performance della linea.
  • L’orario. Se faccio andare la lavatrice di notte, la corrente costa meno. Bene, se faccio tanto traffico nelle ore di punta (scarico film e video, per esempio) è anche giusto che paghi di più. Se uso le ore dove la rete è più scarica, è giusto che paghi meno.
  • Il volume. Se consumo un sacco di acqua o di elettricità, pago molto. Se scarico (o spedisco) 1000 film al giorno su una connessione a 2MB, mi sembra giusto che debba pagare di più rispetto a uno che sulla stessa linea fa solo posta elettronica (senza attachment multimediali).
  • Voglio tariffe flat con qualità e volumi di traffico garantiti? Pago di più. Voglio avere "linea che ha qualità e velocità minori o non garantite? Pago meno.

Queste sono solo ipotesi, non certo proposte formali e precise. Può essere che non vadano bene. Ma vorrei sottolineare il principio che ho cercato di seguire: differenzio i costi senza che ci debba essere un bundling a priori dei servizi "privilegiati" e senza che ci sia un premio per chi usa i servizi di uno rispetto ad un altro (se non per le ovvio differenze commerciali che questi possono avere). Ho differenziato i costi del trasporto senza vincolare i servizi: la rete è neutra perchè tratta tutti coloro che "spediscono bit" allo stesso modo. Il controllo è nelle mani dell’utente dei servizi di trasporto che decide "quanta corrente" (o "acqua") vuole consumare e quindi "quanto spende".

Ripeto, ovviamente sono solo idee. Non certo una proposta da votare domani. Per questo dicevo che voglio studiare bene quello che stanno proponendo al parlamento USA. 

13 Comments

  1. Fabio Metitieri said:

    Bene, mi fa piacere sentire, sia da parte tua sia da parte di Quintarelli – e dopo mesi che leggo su diversi altri blog delle generalizzazioni integraliste – che quello della Net neutrality è un tema “molto complesso”, come
    ha scritto Quintarelli nel suo ultimo intervento, che segnali, e su cui non e’ facile accordarsi su una proposta
    comune, oppure ancora su cui occorre ancora riflettere, come fai tu, con idee e impressioni generali.

    E ti rispondo con altrettante impressioni, lasciando per il momento da parte il faticoso compromesso raggiunto da Quintarelli e soci.

    Be’, tu per risolvere la Net neutrality proponi di fatto una soluzione ­ la separazione degli operatori – che e’ necessaria solo per ridimensionare il monopolio di Telecom, e dalla quale non credo proprio che scaturirebbe automaticamente la neutralita’.

    Voglio dire: innanzitutto non capisco perche’ imporre a tutti una divisione che sarebbe necessaria solo per Telecom. Dobbiamo distruggere, per esempio, anche Fastweb, finora unico suo concorrente a tutto campo, ed eliminare piu’ in generale ogni possibilita’ di triple play? E perche’ mai? E, in secondo luogo, se anche si segmentassero come dici tu tutti gli operatori, sarebbe molto probabile la stipulazione di accordi commerciali tra i provider e i fornitori di contenuti, laonde il problema di normare la neutrality si riporrebbe identico.

    Tra l’altro, per alcuni servizi, come il Voip, una separazione tra rete e applicazione mi pare controproducente (meglio che chi controlla le trasmissioni gestisca tutto, Imo), cosi’ come sarebbe un martellarsi le palle l’impedire agli Isp ogni forma di prioritizzazione, anche per la voce o per altri servizi con esigenze real time. Prioritizzazione, Btw, che a quanto sento dire gia’ ora si fa, anzi, si fa da parecchi anni, e viene chiamata Qos. Per il Voip, Nextra (esiste ancora?) la magnificava gia’ nel 1999, se ben ricordo, mentre produttori come Cisco e Juniper si vantano da anni di costruire una “rete intelligente”.

    Detto questo, sul billing a consumo non entro nel merito della complicazione (e dei costi) del meccanismo che proponi, ma faccio solo notare che la vera rivoluzione dell’Adsl non e’ stata tanto la velocita’, quanto le tariffe flat e la possibilita’ di stare on line sempre e senza costi aggiuntivi, e con la linea telefonica libera. Pare di capire che con il tuo billing si tornerebbe a pagare a consumo, oppure ci sarebbero delle flat molto care, proprio per garantire tutta la banda necessaria a far funzionare tutti i servizi senza usare alcuna prioritizzazione. Di nuovo, a me pare un tirarsi martellate sulle palle, in nome di un principio molto astratto.

    Aspetto comunque con molta curiosita’ i risultati dei tuoi studi sulle proposte in Usa; io ne avevo letta qualcuna, di quelle presentate mesi fa e poi cassate, e mi erano parse a dir poco molto contorte e impraticabili.

    Ciao, Fabio.

    06/11/2006
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  2. gianca said:

    è difficile montare dentro i modem/router dei contatori di bit? Ma forse addirittura li hanno già….. Non dovrebbe bastare la lettura di questi contatori?
    Lo facciamo già per luce e gas…. non sarebbe diverso.

    Poi, il fornitore potrà anche decidere di fare lo stesso dei billing flat.. Sta a lui decidere la tariffazione.

    Quello che indica il prof, mi sembra più rivolto al meccanismo di misurazione, non per forza alle tariffe.

    Ho l’impressione però, che un meccanismo del genere scasserebbe la gallina dalle uova d’oro che gli operatori si sono costruiti: adesso tariffano addirittura in anticipo (vedi FastWeb) 🙂

    Avere un introito più imprevedibile non potendo anticipare nulla, non è dettaglio 🙂

    07/11/2006
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  3. Gio said:

    Solo un paio di commenti veloci (vorrei scrivere molto piu ma ora proprio non riesco).

    1. Distiguerei tra le capacita dei router e l’effettivo deployment della rete. E` vero dal punto di vista funzionalita` di QoS c’e` molto a disposizione ma non sono cosi sicuro che la rete telecom italia abbia attivato tutte quelle funionalita` (forse ultimamente si ma… non e` scontato.

    Vero e` che una rete *intelligente* dovra` prima o poi muoversi in questa direzione.

    2. Secondo me l’enabling-factor dell’adsl rimane comunque la velocita. Chiaro che il rapporto prezzo/prestazioni deve essere raginevole ma almeno un minimo di banda serve…

    Sono anche io molto dubbioso su come possa avvenire la separazione tra trasporto (di bit) e servizi (offerti). Sono chiaramente due concetti diversi ma implementati fisicamente sullo stesso oggetto…

    Una domanda invece: mi sembra di capire che la separazione tra operatori descritta qui sopra riguarda solo il “last-mile” cioe` il punto dove l’utente finale e` vicolato non tutta la rete, corretto?

    … comunque grazie a te e a Quinta per tenere viva questa discussione (almeno come brainstormin per ora…)

    07/11/2006
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  4. Ma scusate, che succede oggi con Skype? Voi pagate all’operatore la connessione e a Skype la chiamata. Lo stesso vale per i servizi di pubblicità o di altro tipo. Per esempio io ho come operatore di connessione Libero e poi lo spazio web, la posta, il dominio e quant’altro lo gestisce BlueHost.

    Sui meccanismi di misurazione del traffico. È più facile misurare quanti bit passano e a che ora, oppure vedere se il traffico va su certi siti piuttosto che su altri? In qeusto secondo caso, dovremmo usare numerazioni IP differenziate? E se cambio contratti cambio numerazione? A me sembra molto più semplice contare i bit (cosa che viene già fatta credo in automatico). Incroci con l’ora e hai tutti gli elementi per tariffe differenziate.

    Ovvio che le flat sono comode. Ma non ho sollevato io il problema di incrementare gli introiti per giustificare gli investimenti degli operatori. Dico che se questo è il problema, allora un approccio neutrale (e secondo me anche più semplice) è quello di differenziare le tariffe sullo stream di bit “nudo” e non sul tipo di sito sul quale vado.

    07/11/2006
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  5. Gio said:

    Alfonso, vorrei solo chiarire una cosa:

    1. Neutrailita` rispetto alla sorgente/destinazione (sito x vs. sito y). E questo mi sembra sia un *dovere* che i signori ISP dovrebbero esser tenuti a rispettare… almeno speriamo

    2. Neutralita` rispetto al tipo di traffico. e.g. non guardo l’indirizzo ma proprio il tipo di pacchetto (dalle cose piu semplici a quelle piu complesse tipo p2p, voip, video, etc.).
    In questo caso per supportare servizi 3/4-play la rete secondo me non puo essere neutra.
    Se pago di piu posso avere una banda di qualita` superiore ma come considero il traffico p2p (i.e. skype?), dati puro (lo tengo a bassa priorita`) oppure gli do` una dignita (un certo QoS e quindi lo faccio pagare)?

    Forse qui varrebbe la pena almeno chiedere una rete *onesta*: che l’operatore dichiari a contratto come tratta il traffico (e non stile adsl con 20Mb scritto in grande e non garantito scritto molto piccolo)…

    … food for thought

    07/11/2006
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  6. Gio,

    il rischio è che poi ci sia il trafficom VOIP dell’operatore di rete che va più veloce del traffico VOIP di un altro fornitore terzo. Dopodichè si inizia ad avere il bundling (se vado dall’operatore X mi conviene il servizio VOIP di X) e torniamo alla situazione per cui se vuoi servizi che funzionano, scelto un operatore sei vincolato a quello che lui ti offre.

    Comunque è chiaro che il problema non è di facile soluzione. Certo che se si compromette il principio di neutralità il rischio è di reintrodurre nei fatti la segmentazione verticale.

    07/11/2006
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  7. gianca said:

    sono d’accordo col prof… anch’io sono dell’idea che la rete debba essere del tutto neutra.

    La faccio facile, ma è come la rete gas: cavi al posto di tubi, e bits al posto di metri cubi…
    Ovvio che non è così, ma è per rendere l’idea. Dopo il paradigma OO nel software, facciamo un po’ di paradigma “TubeOriented” per la rete 🙂

    A me sembra un discorso inevitabile: il software e le applicazioni si possono astrarre a volontà continuando ad aggiungere strati allo stack ISO/OSI. I fatidici “webservices” altro non sono che estensioni del paradigma:

    Prima si ragionava sulle connessioni TCP per fare dell’RPC e adesso su quelle http……

    Secondo me vuol dire che c’è una tensione fisiologica verso l’astrazione e all’aggiungere nuovi strati sopra, senza preoccuparsi troppo della rete sotto.

    In questo senso non sono d’accordo con Gio, quando dice che il trasporto e il servizio sono implementati sullo stesso oggetto.

    Assolutamente no: il trasporto è implementato dalla rete e dal protocollo di comunicazione; il servizio è implementato dall’applicazione software che apre connessioni per fare le sue varie RPC (o “webservice invocation” che dir si voglia)….

    di questo si tratta.

    ciao a tutti

    08/11/2006
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  8. […] Il che vuol dire che non ha senso per un operatore continuare a volere “billare” l’utente sulla base dei servizi applicativi che consuma. È troppo complicato e non funziona, perché non sappiamo quanti e quali servizi l’utente userà. Ha più senso che si faccia pagare l’uso che fa del “pipe grezzo”. […]

    05/01/2010
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  9. […] di remunerazione che vadano oltre la non neutralità. Io ho già scritto ai tempi che è giusto che chi usa di più paghi di più. Ma bisogna intendersi bene. Questo NON VUOL dire dover necessariamente rinunciare alla neutralità […]

    28/03/2011
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  10. […] Faccio una previsione: alla fine resterà solo l’operatore low-cost perché non è nel DNA degli operatori fornire servizi a valore aggiunto come quelli offerti dagli OTT, né è pensabile avere bundling di offerta. Non per nulla, non appena si è parlato dell’acquisizione di Time Warner da parte di AT&T, sia gli altri attori del mercato, sia Trump che Clinton hanno subito detto che non bisogna danneggiare la concorrenza e il mercato. Anzi, Trump ha esplicitamente detto di essere contro l’acquisizione! Certamente ci potranno essere differenziazioni in base alla qualità del “dumb-pipe”, ma non bundling di offerta (nel 2006 scrivevo questo …). […]

    14/11/2016
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