Un po’ di tempo fa, pubblicai sul mio blog il mio cedolino. Fu uno dei miei post più letti e citati. Il mio lordo annuale è di circa 50.000 Euro da professore ordinario a tempo parziale. Ricordo che come docente a tempo parziale ho gli stessi obblighi didattici di un docente a tempo pieno.
Oggi ho incontrato una persona che ha fatto il dottorato al Poli e che si è poi trasferito a Georgia Tech. È più giovane di me ed ora è associate professor con tenure. Mi ha segnalato che sul sito di Georgia Tech sono pubblicati tutti gli stipendi di tutto il personale.
Open.Georgia.gov: "In accordance with the Official Code of Georgia Annotated 50-6-27, we have compiled the accompanying information showing the name, title or functional area, salary and travel expense incurred by all personnel of every office, institution, board, department and commission in the executive department of the State government, of every State authority, of every university or college in the University System of Georgia, and of other reporting entity organizations of the State of Georgia for the years ended June 30, 2008, June 30, 2009 and June 30, 2010, in accordance with Statements on Standards for Accounting and Review Services issued by the American Institute of Certified Public Accountants."
Per facilitarmi la vita, mi ha anche mandato il file con gli stipendi per il fiscal year 2010. Potete vedere voi stessi gli stipendi. Non so se sono come a UC Irvine e coprono solo 9 mesi (negli altri tre di solito i docenti USA fanno quello che vogliono). Ma credo che i lordi parlino da soli. Dimenticavo, la tassazione è circa del 30%.
Per facilità di lettura:
- Professor: è un ordinario.
- Associate professor: associato.
- Assistant professor: tipicamente è un ricercatore non di ruolo.
Non so se avete visto che ci sono assistant professor che hanno lordi di 90.000$, professor con lordo di poco superiore ai 100.000$ e professor con lordi di oltre 220.000$. Per la serie, stipendi in base al merito e 2-3 volte superiori ai nostri. Ci sono anche colleghi che conosco dal punto di vista scientifico. Una è una persona brava e che stimo. Ha un CV simile al mio: editorial board di Transactions, partecipazione a comitati di programma, program chair di conferenze. Guadagna 190.000$.
Il mio amico che citavo all’inizio, come professore associato, guadagna 130.000$.











Interessante avere questi dati, del resto però si calano bene nella realtà Paese in cui vive.
A Milano, come consulente, guadagnavo circa 1/3 dello stipendio netto che percepisco ora per svolgere lo stesso lavoro a Zurigo. Tra l’altro, a soli 27 anni, ho un salario più alto di quello di un professore ordinario part time in Italia, forse anche più di un full time (non so quanto sia la differenza, se ipotizziamo un +60% siamo lì-lì). Poi è chiaro che ci sia la possibilità di avere altre fonti di reddito, però questo non vale forse in ogni caso e non solo per i docenti? Voglio dire, se lavorassi part time potrei anch’io fare consulenze privatamente, lavorando full time questa possibilità mi è preclusa, ma ripeto, questo non vale forse anche per un docente full time?
La cosa più incredibile è che una commessa a Lugano o a Mendrisio, a 10Km dal confine, possa arrivare a percepire tranquillamente 50K CHF/anno che equivalgono circa a 40K €; tassati con aliquote inferiori al 20%. Poi sì, i servizi in Svizzera saranno anche tutti a pagamento, ma allora guardiamo alla situazione in Germania o in Svezia…Lo stipendio di ingresso di un neolaureato in una società di consulenza da noi si aggira intorno ai 20-22K€ annui, in Germania sui 40-44K€…e si sale di conseguenza. Lì consulente IT lì è pagato 2 volte quello che è pagato in Italia, la commessa pure, ma con una tassazione vicina al 42%. Meno conveniente della Svizzera, ma con una formula all inclusive di servizi, dalla sanità, al wellfare a qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente come servizio offerto dallo stato.
Poi guardiamo all’Italia e ci sono stipendi bassi, paragonabili a quelli dei paesi emergenti (tanto che la mia società al momento sta pensando all’Italia con un’alternativa all’India per l’outsourcing dello sviluppo software), tassazione alle stelle, paragonabile a quella dei paesi nordici, e un pacchetto di servizi che sì, non è poi così male, ma non fa certo gridare al miracolo. Con premesse simili c’è ancora qualcuno che si stupisce per la “fuga dei cervelli”??
Nei prossimi dieci anni è previsto l’arrivo di due milioni di migranti in Italia per svolgere lavori che gli italiani non possono o non vogliono svolgere.
O si comincia a ragionare da qui – e da quello che questo vuol dire – o non c’è speranza di andare avanti.
Continuare a credere che se si producono laureati questi magicamente troveranno lavori ben pagati è pura follia.
Ma che c’entra?
Rispondevo al commento in cui si parlava degli stipendi in altri paesi.
Il ragionamento è il seguente:
a) se vogliamo crescre come paese, abbiamo bisogno di maggiori risorse;
b) le maggiori risorse, sul breve si trovano occupando i posti che ci sono, sul medio e lungo termine creando posti a maggior valore aggiunto
c) sul breve termine le risorse possono venire solo occupando i posti che già ci sono (i due milioni di cui si parlava prima); sul medio e soprattutto sul lungo si può sperare di ampliare la quota di lavori di livello superiore, ma un’infrastruttura industriale di alto livello non si crea in due anni. Ce ne vogliono venti o trenta.
d) in quest’ottica, avrebbe più senso RIDURRE il numero di laureati prodotti e concentrare le risorse in un numero limitato di atenei, anzichè continuare a produrre laureati che, se va male sono disoccupati, se va bene emigrano e portano l’investimento altrove.
Tutto qua. In assenza di una forte domanda di laureati di alto livello – il che vuol dire imprese che li assumono, principalmente – è inevitabile che i professori ricevano stipendi inferiori rispetto a paesi come gli Stati Uniti o la Germania.
alfonso a volte non capisco perchè insisti su certi argomenti. sono cose arcinote, e tra l’altro in una delle nostre chiaccherate ricordo pure che avevo accennato all’effetto reputazione che vedo in giro.
Continuando a dire che tutti quelli bravi se ne vanno, per implicazione si dice anche che rimane non è bravo.
Ergo chi rimane si adegua e gioca al ribasso anche se magari sarebbe bravo: o per depressione, oppure volutamente dato che il miglior modo di vivere bene è di essere in sintonia e coerenza con l’ambiente.
Se l’ambiente è adatto a fare lo “statale lavativo” vivrai meglio facendo lo “statale lavativo” e godendoti la buona cucina Italiana: è GQM, me lo avevi spiegato tu
..e per favore non diciamoci ancora quelle cose mieloso-patriottiche del tipo “il paese ha bisogno di noi”…….. ma per carità.
Nessuno è necessario, e chi riesce ad andarsene fa benissimo.
Gianca, non era quello il senso del post. Siccome spesso si parla e si giudica il sistema universitario italiano, facendo confronti con l’estero e in particolare gli USA, volevo solo riportare alcuni dati concreti.
Punto.
p.s. vorrei dessi il quadro completo… io ad esempio vedo a fronte della scelta di essere “precario” (consulente) sono disposti a pagare fior di soldi qui in germania… come anche, contratti a tempo indeterminato hanno 6 mesi di prova, e ho giusto visto far fuori un collega nel periodo di prova, 2 settimane fa… ma una volta che sei assunto, hai 4mila garanzie…
com’e’ il tipo di contratti dei tuoi colleghi all’estero? per quelle cifre? se si *siedono* vengono fatti fuori? o rimangono in carica a scapito dei nuovi?
(si, ho il dente avvelenato… as usual)
Il quadro completo l’ho sempre dato. In USA vige il sistema della tenure per gli associati e gli ordinari. È un sistema simile al nostro:
http://en.wikipedia.org/wiki/Tenure
Quegli stipendi sono per professori con tenure, come scrivevo per esempio parlando del mio amico.
La differenza con noi è che in USA gli assistant professor (i ricercatori) normalmente sono “precari” fino a quando non ricevono la tenure.
Comparazioni sempre interessanti per capire, prendere decisioni, uscirne contenti/delusi. Invito a valutare lo stipendio rapportandolo al costo della vita del paese di riferimento e valutare il vantaggio nei termini di opportunità/crescita oltre a quello puramente economico.
> Invito a valutare lo stipendio rapportandolo al costo della vita
> del paese di riferimento e valutare il vantaggio nei termini di
> opportunità/crescita oltre a quello puramente economico.
Secondo me la vita ad Atlanta non costa più che a Milano (anzi meno) e le opportunità a GeorgiaTech ovviamente non mancano. Questi elementi secondo me rendono quegli stipendi ancora più significativi.
Confermo, un mio collega americano si è spostato ad Atlanta perché con lo stesso livello di salario in California non riusciva a tirare fine mese mentre in Georgia ci vive più che bene….
una nota banca pubblica la sua ricerca in merito, da tempo e regolarmente:
http://www.ubs.com/1/e/wealthmanagement/wealth_management_research/prices_earnings.html
va detto che non coglie il concetto importante delle disuguaglianze, ma per il resto mi sembra ben fatto.
Prof. Fuggetta sono uno studente universitario e seguo il suo blog da molto tempo ma non ho mai effettuato commenti, appena ho letto questo post mi è venuta una domanda spontanea:
*ma chi glielo fa fare?
in realtà non ho bisogno e non voglio una risposta ma approfitto di questo spazio per ringraziare Lei e le persone che come Lei continuano a lavorare in Italia in modo professionale e con passione!
Un saluto,
Federico.
Oltre all’aspetto puramente monetario, c’è anche il problema dell’orario di lavoro. Per esperienza, il lavoro in Italia oltre ad essere pagato meno è, almeno per certe figure professionali, senza sosta: chi si prende i propri spazi è un marziano ed è visto come un “fannullone”. La situazione all’estero come è?
@Andrea: entro alle 10, ed esco alle 18, se ho da fare resto ovviamente, ma cmq non piu’ delle 8 ore al giorno contrattuali, 10 massimo… e se sfori sono cavoli amari per il datore di lavoro… per cui tendono a non pagare straordinari in Germania e cercano in tutti i modi di evitare che tu li faccia
poi al solito finisce che se sei paranoico come me ti colleghi in VPN, alle 2 di notte, per buttare un occhio allo stato dei sistemi
in Italia vige spesso il sistema del ‘presenzialismo’: sei bravo se ti fermi in ufficio almeno quanto il tuo capo – non importa se e come raggiungi gli obiettivi. E se fissano le riunioni con inizio alle 19 [in alcuni posti succede!], chi tiene famiglia è tagliato fuori
lo so… ho impiegato parecchio a togliermi dalla testa, anche se tutt’ora lo faccio… che si deve lasciare l’ufficio solo dopo il capo… mi veniva ripetuta in continuazione in Italia
…ma le riunioni alle 19, quello no… ho imparato a rimbalzare qualsiasi riunione al di fuori dell’orario contrattuale… e ne ho giovato in salute
p.s. avevo letto un articolo che in USA, fare straordinari, significa invece che non ti sai organizzare e passi per *elettore*di*sinistra* (si, e’ ovviamente una citazione _ironica_ del nostro *illustrissimo* primo ministro)
Avete dato le risposte che mi aspettavo. C’è da tenere presente anche questo aspetto: il logorio della situazione italiana porta spesso ad un isolamento sociale e a problemi familiari.
La situazione dei salari in Italia è arcinota, lamentarsi non serve a nulla perché il mercato è questo ed i datori di lavoro non c’entrano niente.
Per quanto riguarda il mondo dell’industria le cose rimarranno così fino a che non si elimineranno o almeno riformeranno i contratti nazionali, a mio parere una delle grandi piaghe dell’Italia. Per esempio non ho mai capito perché un ingegnere in Italia debba essere considerato un metalmeccanico.
Bisognerebbe anche essere più produttivi, avere una maggiore cultura imprenditoriale e magari scordarsi gli oltre 30 giorni di ferie pagate all’anno.
[...] Commento di Alfonso Fuggetta, professore al Politecnico di Milano, sugli stipendi USA [...]