Solitudine

Stasera mi sono ritrovato a rimuginare su questo pensiero.

Ogni attività minimamente complessa e articolata non può avvenire se non mettendo insieme persone diverse, creando un team, facendo quello che si chiama “gioco di squadra”, accettando e armonizzando le diversità e la molteplicità di visioni e attitudini. Nella mia esperienza, è solo in questo modo che si può riuscire a fare cose significative, migliorare, contrastare situazioni complesse, andare avanti e provare a costruire un sogno.

Eppure, ci sono momenti e situazioni in cui si è necessariamente e inevitabilmente soli. Ci si trova difronte a scelte o situazioni in cui ciò che sostieni sembra non trovare persone che lo possano condividere. A me capita. Spesso me ne faccio una colpa, ritenendomi incapace di ascoltare e comunicare. Oppure inadatto ad affrontare la sfida che ho di fronte a me. Se non fosse così, perché gli altri non dovrebbero essere d’accordo con me? Perché si dovrebbe vivere questa situazione di contrasto?

Certamente, spesso sono io ad essere inadeguato. Ma ci sono anche casi in cui non è così ed è in realtà inevitabile che ci si trovi ad essere soli. Specialmente quando non si accetta l’assimilazione o il conformismo o quando non si vuole rinunciare al proprio sogno, all’obiettivo che ci si è posti. Ancor di più quando non si vogliono accettare compromessi o mediazioni al ribasso. O forse, quando accade veramente di aver visto oltre l’orizzonte, quando ti senti dentro di aver ragione e di aver visto giusto prima e meglio di altri. Succede. Fosse anche una volta nella vita. Ma può accadere.

E allora si è veramente soli. Qualche volta, spero perdonerete l’ardire, mi è capitato, mi capita. E provo a volte paura, altre sconforto, altre il dubbio. Il rischio forte è di essere orgogliosamente e ciecamente presuntuosi, elitari, snob. Ma il rischio opposto è quello di essere rinunciatari, paurosi, poco lungimiranti, incoerenti con ciò in cui si crede.

Ci sono casi nei quali DEVI essere solo. Non c’è alternativa. Per quanto disagio, paura o frustrazione ciò possa provocare. Solo, tu e le tue idee, le tue convinzioni, la tua coscienza. Giusto o sbagliato che sia.

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Donne e politica (per sorridere un po’ …)

Da Annie Hall (Io e Annie) di Woody Allen:

“I…interestingly had, uh, dated…a woman in the Eisenhower Administration…briefly…and, uh, it was ironic to me ’cause, uh … tsch … ’cause I was trying to do to her what Eisenhower has been doing to the country for the last eight years”

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“Io dissi Nero e loro mi hanno fatto dire Bianco”

“Ammiro la vostra fedeltà e devozione. Ma dovete capire, don Ciccio, che il popolo era sovreccitato per le vittorie di questo Garibaldi, e il plebiscito era il solo e urgente rimedio per l’anarchia. Credetemi. E per noi non è che il male minore. I Savoia, in fondo, una monarchia sono. Gli interessi delle persone che amate e a cui siete devoto escono da questi avvenimenti frustrati, sì, ma ancora vitali, ancora validi. Qualcosa doveva cambiare perché‚ tutto restasse com’era prima. L’ora della rivoluzione finì. Speriamo che l’Italia nata oggi qui a Donnafugata possa vivere e prosperare”. Don Ciccio: “Ma io ho detto di no. E quei porci in Municipio, si inghiottono la mia opinione, la masticano e la cacano via come vogliono loro… Io dissi Nero e loro mi hanno fatto dire Bianco. Ero un “fedele suddito”. Ora tutti savoiardi sono! Ma i savoiardi me li mangio col caffè, io… i savoiardi!”.

Sono i brani più famosi de Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Recentemente, lo vedo spesso citato a proposito delle polemiche sul plebiscito che portò all’unità d’Italia. Molti mettono in discussione la legittimità del processo di unità del risorgimento.

Io lessi questo libro alle medie. Allora odiavo la letteratura. Ora rimpiango di non aver dedicato più tempo alla lettura.

Adesso, quando leggo questo passo, penso sempre all’uso troppo spesso strumentale che si fa nella nostra società dei sondaggi, delle “volontà popolari”, del “consenso”.

Tutti i giorni si legge “la maggioranza degli italiani vuole questo”, “due italiani su tre sono con me” … E io penso “e chi lo dice”? Il voto alle elezioni o le interviste quotidiane di Mannheimer danno sempre la certezza della “volontà popolare”? Ma soprattuto, è giusto brandire sempre queste “volontà popolari” per zittire l’avversario o per smontare gli argomenti contrari? Giudizi branditi come certezze assolute, assiomatiche, indiscutibili, indubitabili.

Se avessimo un po’ di rispetto vero per la volontà delle persone …

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Older and wiser

What next? [Monocle]: “Youth, like oil, is a shrinking natural resource. Not just for individual human subjects, but for the planet as a whole. In the media, this idea is usually accompanied by high-temperature expressions such as ‘healthcare crisis’ and ‘pensions deficit’ and ‘agequake’. The population of the developed world is getting older. We are on the road to senility, and one day soon, the number of people who have forgotten where they put their spectacles will be greater than the number of people capable of rediscovering them.

These are not my anxieties. I have learned to stop worrying and love the population time bomb. I achieved this state of grace by listening to the words of Professor Sarah Harper, director of the Oxford Institute of Ageing, and by hanging out with some cool nonagenarians.

Let me tell you about Prof Harper. She is Oxford University’s first appointed Professor of Gerontology. In two decades, she predicts, 50 per cent of Europeans will be over 50. That old pyramidal model of the age of a population – with a thick stratum of babies at the bottom and a tiny number of ancients at the top – will be replaced by something built more like an apartment block. Roughly 10 per cent of the population will occupy each floor, with the under-tens on the ground level and centenarians in the penthouse. ‘But we shouldn’t fear this future,’ she argues. ‘We should celebrate it as one of the great achievements of human civilisation.’

What the more pessimistic legislators and commentators forget is that the length of the average lifespan is index-linked to the age at which we feel ourselves to be old. The septuagenarians of the next century will not be considered elderly. And if five generations can live alongside each other in Harper’s apartment block, then our ageing society will not generate poverty and anxiety, but new kinds of plenitude.

In the last few years, I have known a number of people who reached their ninth decade. Joan Morgan was an actress who remembered her father making a film of The Mayor of Casterbridge, for which Thomas Hardy came on location. Writer Ernest Dudley showed me the spot from which he had watched flapper-girls snort cocaine from an illuminated glass dance floor on the bank of the Thames. Last year I went to see a retired sound engineer named Gilbert Bradley, who revealed that he had once slept with an elderly military gentleman who had been in Moscow in the 1880s, where he in turn had gone to bed with an elderly military gentleman who remembered the day that Napoleon marched into the city. To me, these are instances of shivery rarity: moments that seem to break the laws of time. But in the future, the lengthening reach of living memory will increase the proximity of the past.

My eldest daughter, born in 2004, played football in the park with Dudley. He was 96 years her senior and her friend. In 100 years, such kick-arounds may be commonplace. Some demographers predict that half of the girls born now in western Europe will live to the 22nd century. It would be a shame if they had to reveal our generation saw their longevity as a social problem, and not a gift.”

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Fottere, fottersi, essere fottuti

Pierluigi Celli ha scritto un libro molto controverso, nel quale parla dell’arrivismo e del cinismo nel mondo del lavoro: Comandare è fottere. È un libro “Machiavellico” e crudo che spiega come far carriera, fottere e fregare le persone.

Io l’ho sempre letto come una grande provocazione, amara e disincantata. Nell’ultimo capitolo appare la chiave di lettura del libro. È la riflessione di un manager rampante alla fine della sua carriera.

Provate ora, che non è più tempo di guardare avanti (visto che ormai avete avuto tutto il possibile e non vi resta che prepararvi alla ritirata), a fermarvi almeno un attimo a pensare a tutto quello che è successo nella lunga stagione della vostra brillante carriera. Non ci sono traguardi che vi siano sfuggiti. Siete stati abili, quasi sempre, e fortunati quando necessario. Cosi avete accumulato, insieme, potere e ricchezza, destreggiandovi al meglio in una giungla in cui molti, meno bravi di voi, si sono persi senza scampo. Vi viene in mente (all’improvviso, e non c’é una ragione specifica per cui vi torni alla memoria proprio ora, a distanza di tanto tempo) la sequenza dei volti di quanti erano partiti con voi. Sembrano le foto dei ricordini mortuari, un po’ sbiadite, scontomate; con un filo di sorriso tirato verso l’amaro, quasi si condensasse li, anzitempo, il presagio di quello che sarebbe successo.

Sono spariti strada facendo, chi dietro una curva, chi all’imbocco di una salita, quando i muscoli sono indispensabili, ma la testa conta più della forza. E voi avete capito da subito che a essere furbi avreste raccolto più di quanto seminato, perché ci sarebbe sempre stato, li intorno, qualcuno che lo avrebbe fatto anche per voi. Magari pensando, senza criterio, di crearsi dei meriti per chissà quando. Un quando che non è mai arrivato. Perché, nel frattempo, voi avevate già imboccato la fuga giusta, così che gli altri erano rimasti impiantati, come si usa dire, sui pedali.

Certo, non tutti si erano persi da soli, per trascuratezza e per eccessiva confidenza, non sapendo quanto sarebbe stato arduo mantenere il ritmo e conservare la posizione raggiunta.

I migliori, o i più avvertiti (che è una qualifica per nulla neutrale, se pensate a quanti rimandi si può collegare) non hanno mollato così presto. Ve li siete trovati intorno per un tempo che non sembrava esaurirsi mai, cosicché in più di un momento avete pensato che fosse necessario arrendersi all’evidenza e restare relegati in gruppo. Certo, eravate tra quelli che ce la stavano facendo, ma sempre intruppati, senza una identità distintiva che vi facesse brillare. Per la vostra ambizione, uno schiaffo difficile da assorbire.

Così avete cominciato a riflettere, vi siete fatti esperti, c’erano dei trucchi che consentivano ad alcuni di mettersi in evidenza a discapito di altri, magari bruciandoli sul tempo, accreditandosi fuori dai canali ufficiali. Avete imparato quasi subito (per necessità, certo) le strade secondarie e i percorsi in ombra, la dove avvengono gli scambi che non e bene rivelare, e dove, se ci si sa fare, é anche possibile crearsi dei meriti che poi verranno portati a esazione.

Tutto a suo tempo.

Danzando con professionalità e leggerezza sull’incerto confine tra il merito e l’affiliazione (incerto – sia chiaro – per chi traffica impunemente nelle terre di mezzo, dove è così difficile navigare nella mischia pretendendo di attribuire sicurezza, responsabilità e risultati) avete conquistato posizioni su posizioni.

E così che li avete fottuti quasi tutti senza volerlo esplicitamente. Per per pura esigenza di sopravvivenza. Qualcuno
doveva venire allo scoperto, e voi eravate già li a rubargli la scena. E questo, in un primo momento, vi ha dato coraggio, avevate la prova che ci stavate riuscendo. Poi, vi e venuta addosso una frenesia incontenibile, come chi partecipi a una gara a ostacoli, per cui ogni collega superato vi dava meno gioia di quello che avevate già messo nel mirino e, persino, dei piani, sempre più sofisticati, che andavate architettando per liberarvi di lui. Per chi aspira al potere, fottere da una soddisfazione particolare.

Vi diranno che é cosa perversa. Che non ci si sazia mai. Voi che l’avete provata, ancora la rimpiangete. E vero che così avrete passato gran parte del tempo della vostra vita. D’altro canto nessuno fa sconti, e così anche voi non avete avuto tregua. Sembra impossibile, ma c’é sempre qualcuno che spunta all’ultimo minuto, qualcuno che si piazza davanti e non molla. E allora bisogna ingaggiare duelli che durano mesi, forse anni, con l’occhio sempre vigile, guai al mondo se, per distrazione, lo perdete di vista. Quello ha in testa il vostro stesso obiettivo, bisogna solo aspettare il momento buono e non trascurare le occasioni.

Poi si passa al prossimo.

Ma intanto anche gli anni scorrono, e parallelamente, voi scalate l’organigramma e vi fate vecchio. Anche se di questo non ve ne accorgerete per lungo tempo. Siete così impegnato: il lavoro, le relazioni giuste da coltivare, i seguaci da accontentare e gli avversari da combattere; i risultati da consolidare per poterli esporre come trofei della vostra personale campagna di conquista. Una vita intera. Una vita intensa. Non c’e proprio tempo di pensare ad altro. Anzi, vi meravigliate se qualcuno, nella vostra stessa situazione, fa discorsi che è difficile comprendere: hobby, letture, qualche svago. Quello sta certamente perdendo tempo. Prima o poi é destinato a sparire dalla scena.

Dopo, d’improvviso, vi capita un giorno di guardarvi allo specchio, come non eravate abituati, e vi scoprite un altro.
Stentate a riconoscervi. Vi é difficile collegare l’immagine che compare alla sequenza che l’ha preceduta negli anni e di cui ricordate, vagamente ormai, le fattezze, lo sguardo, l’aria che gli girava intorno. Sembra che tutto all’improvviso, si sia trasformato e, proprio così, degradato: avete assunto una fisionomia che non vi piace, non vi ritrovate. Siete a disagio. Voi che non avete mai provato se non compiacimento per voi stessi.

E un malessere sottile, quello che vi coglie e che adesso va a sollevare altri punti dolenti: la famiglia così sbrindellata, i figli ormai cresciuti, che non avete visto crescere, presi come eravate in mille altre faccende; gli amici via via scomparsi, neppure vi ricordate come, anche se ora il perché comincia a essere chiaro.

Monta, a tradimento, l’ombra di un mondo alieno, totalmente alieno da quello che voi avete frequentato per tanti anni, nella presunzione che solo quella fosse la dimensione vivibile e null’altro potesse interessare.

Con un sospiro, vi renderete conto di esservi fottuti la vita.

Forse è solo stanchezza; forse avete lavorato troppo. E la fatica, alle volte, gioca brutti scherzi. Passerà. Questo vi dite, e cercate anche di dirvelo con la sicurezza abituale, quella per cui siete andato famoso per anni: decidere senza tentennare. È stato questo il vostro punto d’onore. Non lasciare spazio ai dubbi o a inutili discussioni. Le chiacchiere non fanno business.

Ma anche se le parole che usate sono le stesse e il ritmo della vostra vita cambia, non vi passa quell’impressione di disagio che avete cominciato ad assaporare. Non riuscite ad allontanarla. Cominciate a chiedervi troppi perché. E quando le domande si affollano tutte insieme vuol dire che le troppe risposte sono state trascurate e ora non c’e più verso di prendere il bandolo e di rassicurarsi. Questa volta avete proprio l’impressione di aver perso o, meglio, che state perdendo: vi scivola il terreno sotto i piedi, quasi corresse più forte di voi e, soprattutto, i problemi, che un tempo erano il vostro campo d’azione, sembrano prediligere altri interlocutori.

Non avete più chiaro il metodo, e questo per voi equivale alla sconfitta.

Vi sentirete persi. Fottuti. E, per di più, fottuti da voi stessi. Quello che vi angoscia maggiormente, a questo punto, non é tanto la difficoltà di collocarvi nel nuovo scenario, quanto la penosa percezione che ogni mossa sia goffa, impacciata, quasi che, improvvisamente e fuori tempo ormai, vi troviate non alla fine ma a1l’inizio della carriera, con tutte le scorie, pero, i vincoli e la cattiva coscienza di chi non ha più niente da desiderare fortemente.

Vi sentirete patetici.

E precisamente qui – in questa fase confusa della vostra carriera, quando la vita, che correva sempre da qualche parte senza sollecitare partlcolari interessi da coltivare, viene a intorbidare le prospettive e i percorsi — che qualcuno si farà avanti a tradimento, chiedendovi i conti, se proprio vuole, o semplicemente scalzandovi via senza riguardi.

Quando ci si sente fottuti, per tutto quello che si é trascurato e che ora pretende un risarcimento, e proprio il momento in cui la debolezza si paga: c’e pronto qualcuno, e inevitabile, che vi fotterà definitivamente. Sarete diventati un soggetto a rischio per l’impresa, la quale non puo più tollerare titubanze o dubbi, neppure retroattivi. Il rimpianto o la nostalgia sono un lusso decadenti. Minacciano le certezze artificiali su cui prosperano organigrammi e parole d’ordine, alleanze consolidate e miti narrativi.

Non avere più una verità definita fa di voi un peso, di cui é buona politica fare a meno. Il problema vero non e uscire dall’azienda, ma non sapere più tutelare la propria memoria: sparire dall’immaginario ed essere consegnati a un altro mondo, che non vi conosce e non vi aspetta.

E nel ciclo vitale del fottere, fottersi e essere fottuti si chiude, spesso amaramente, una vicenda che doveva essere umana e finisce quasi sempre per proporsi, invece, come epigrafe, assai poco umana, su una targa da consegnare a chi non avrà alcuna voglia di ricordare.

Il tempo macina le cose. Voi non avete macinato il tempo.

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Tu chiamale se vuoi, emozioni

Sabato sera ho reincontrato tutti i miei compagni di liceo. Ne mancavano solo due. Per di più è venuta anche la nostra professoressa di matematica, 83 anni, una memoria e lucidità incredibile.

Temevo potesse essere uno di quegli incontri stile film di Verdone. Oppure che ci saremmo persi in rievocazioni “dei tempi andati”.

Invece è successa una cosa bella: siamo ripartiti da dove ci eravamo lasciati, con quella schiettezza, amicizia, spontaneità e con lo stesso clima che avevamo 35 anni fa.

Non è stata la solita rimpatriata nostalgica. È stato un vero momento di allegria e condivisione in un cammino che non si è interrotto nonostante gli anni.

Mi sono emozionato e commosso. E ho ringraziato il Signore per questa gioia immensa che mi ha donato.

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Stabilire delle priorità

Da L’arte di correre, di Murakami Haruki:

Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l’esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature. A me non interessava avere tanti amici in carne ed ossa, privilegiavo il bisogno di condurre una vita tranquilla in cui potermi concentrare nella scrittura. Perché per me le relazioni umane veramente importanti, più che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere? Ancor oggi non ho cambiato opinione in proposito. I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro è soltanto concettuale, tuttavia per me quell’invisibile relazione «concettuale» è qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora.


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Gross National Happiness

Sto leggendo su Monocle di Novembre l’intervista al Primo Ministro del Bhutan.

Monocle: Can you explain what the Gross National Happiness (GNH) is?
Prime Minister: GNH is based on the theory that since happiness is the ultimate desire of every human being, it is the responsibility of the policy-makers to create conditions whereby citizens can pursue happiness. Happiness is a state that one is able to attain when equilibrium is achieved between the body’s material needs and the mind’s emotional and psychological needs.

In Bhutan, al posto del GDP (Prodotto Interno Lordo) si usa il GNH.


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il proprio bene

Da Contro il giorno, di Thomas Pynchon:

Perché il mondo ne doveva sapere così poco di quello che sarebbe il proprio bene?


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Due belle frasi

Il papà della Pixar, John Lasseter, sul suo modo di lavorare. Saranno cose ovvie, forse.

Ma a farle …
  • “Il miglior business plan è la qualità”.
  • “Non mi interessa chi abbia avuto una idea: se è la migliore, la si segue”.


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