Mar.30.2013
by Alfonso
Che fare in questi momenti?
Sono giorni folli. Il paese va di male in peggio e sembra che l’unica cosa che prevalga sia una sorta di ordalia del tutti contro tutti, dove l’ego del singolo, anche quando motivato da buone intenzioni, sta uccidendo ogni possibilità di portare avanti qualcosa di utile.
A volte mi scappa di fare ipotesi o ragionamenti sulle strategie politiche che dovremmo perseguire e mi accorgo che ciò che riesco a partorire o è troppo semplicistico o è troppo ingenuo. Mi sento “poca cosa” di fronte a raffinati e sferzanti ragionamenti che sento fare a destra e a manca. Peraltro, mi pare che tanta raffinata capacità dialettica e “politica” rimanga fine a se stessa, una sorta di esercizio retorico e intellettuale non finalizzato al bene del paese, ma a competere in una sorta di “beauty contest” per dimostrare di essere i più intelligenti e i più raffinati. Oppure mi sento sopraffatto dalla rabbia e da una sorta di disperazione distruttiva per le quali ormai non rimarrebbe altro se non distruggere tutto per sperare di far rinascere da zero qualcosa di buono.
Ma ciò che ci serve non è forse proprio il contrario? Un po’ di semplicità e di ingenuità (nel senso vero e profondo del termine)? Non sarebbe il caso di iniziare a dire poche cose in modo semplice e, soprattutto, a metterle in pratica?
- C’è una generazione di politici a destra e a sinistra che deve passare la mano. È indubbio che questo accadrà, prima o poi. Il punto è se questi politici lo vogliono favorire oppure rallentare, cercando di conservare il più a lungo possibile il controllo del paese. Più a lungo continuerà questa agonia, maggiore sarà il danno fatto al paese.
- L’Italia è un paese sostanzialmente conservatore e al tempo stesso necessità di azioni che preservano larghe fasce deboli della popolazione che sono in sofferenza, incapaci di “competere” e accedere ai livelli di benessere che altri invece sono riusciti ad ottenere. Serve un programma di riforme economiche e sociali, vero, ma che sia comprensibile e sostenibile anche per le fasce più deboli. Al tempo stesso, sono azioni che non possono rifarsi a ricette di un mondo che non c’è mai stato e non ci sarà mai: la “sinistra” classica in Italia non andrà mai oltre il 25-30%, non ha futuro. Bisogna prenderne atto e cambiare linguaggio, stile, messaggio, contenuti. Questo non vuol dire che la sinistra deve diventare uguale alla destra. Vuol dire che bisogna ripensare cosa significa oggi essere centrosinistra, un po’ come fecero Blair e Clinton. Non sto nemmeno dicendo che dobbiamo tornare alla Terza Via. Non parlo di contenuti. Parlo di visione, linguaggio, modalità di comunicazione, modo di porsi e rapportarsi con la società e la realtà.
- C’è un’ansia e una paranoia su trasparenza e costi della politica. Come accade troppo spesso in Italia, da un estremo siamo passati all’altro. Ciò che serve è un sano buon senso e tanta onestà, che ci rendano capaci di coniugare la trasparenza con un funzionamento ragionevole e non demagogico delle istituzioni.
- Ci sono certamente mille altre cose che si potrebbero scrivere. Ma “Domine, non sum dignus”. Forse bisognerebbe iniziare a dire in modo semplice ciò che si pensa e a fare ciò che si dice di voler fare. Bisognerebbe iniziare a far capire che veramente si vuole il bene del paese e non solo perseguire la propria ambizione personale. Sapendo che nessuno è esente dal peccato. Non ci servono né i Savonarola, né gli uomini della provvidenza. Ci servono persone serie e sincere che vogliano veramente bene al paese.
E forse è proprio questo il problema: siamo diventati tutti molto egoisti, ambiziosi e ipocriti. Un amico mi diceva che sono un “moralista”. Può essere. Ma non è forse vero che prima ancora che una crisi economica, stiamo vivendo una crisi profonda di valori, di ideali, di visione? Non è forse questa una crisi “morale”?
Probabilmente, la prima cosa che dovremmo fare e dimostrare che vogliamo combattere questi vizi. Forse su questo potremmo ricominciare a ricostruire qualcosa di sano.
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