Stavo pensando questa mattina a come si valutano le persone, nella politica, nella vita sociale, nei rapporti di amicizia. Pensavo a quanto siamo bravi a ricercare il male, i difetti, a smontare i miti. Siamo “ravanatori del lato oscuro”.
Ripensavo a quanto è successo per esempio a Soru. Premetto, non voglio fare un discorso politico, ma di costume. Prima sembrava che Soru fosse una sorta di dio, il messia che doveva battere Berlusconi. E cosa si è fatto per combatterlo? La ricerca più minuziosa di difetti, crepe nella sua immagine. Tutto ciò che potesse dimostrare che non era lui il perfetto, il dio, il messia, il prescelto. Come se a cercare difetti, in essere imperfetti come noi siamo, alla fine non se ne trovino sempre e comunque! E adesso dov’è Soru? Dimenticato, anzi, un tizio che adesso deve rispondere di tutte le malefatte o le delusioni che ha procurato.
Per carità, è il trattamento riservato a tutti i politici, Berlusconi in testa. Ma lascia pensare che coloro che si scagliano contro queste pratiche quando sono da esse toccate, sono anche i primi a ribaltare lo stesso trattamento verso l’avversario di turno. Ovvio che in questo c’è l’aspetto strumentale “politico”, ma non è forse vero che questo stile sta pervadendo un po’ tutti i campi della vita sociale? Oppure è sempre stato così?
A che serve cercare la perfezione se si sa già che non esiste? Certo, ci sono i santi, per chi crede. Ma quanti sono?
Alla fine è tutta una rincorsa “all’apparire” perfetti, anche nel look, quando si sa che così non è. È il campo di battaglia dei Corona di turno, che con qualche scatto malizioso ti mettono in croce e “distruggono l’immagine”.
Ha senso allora questa corsa continua a cercare “qualcosa di sporco” in tutto e tutti? È ovvio che a cercare lo si trova. Voglio forse dire che allora morale, etica, correttezza non contano o non devono essere considerate? Ovviamente no. Esiste quella cosa che si chiama equilibrio di giudizio e quell’altra che si chiama buon senso.
Forse è proprio questo che in questi tempi ci manca: la capacità di giudicare con saggezza, la tolleranza nel riconoscerci imperfetti, l’equilibrio per discernere l’inaccettabile dall’umano e dal fallace. L’intelligenza di saper navigare anche il lato oscuro cercando però un po’ di luce e non solo lasciandoci precipitare in modo cieco e insensato nel buio.