May.06.2008
by Alfonso
Uno stronzo recuperabile
Da L’ultima lezione di Randy Pausch. Mi ha fatto pensare moltissimo.
E’ opinione comune e accettata che il primo obiettivo di un insegnante sia insegnare agli studenti il metodo di studio.
Ho sempre accettato questa idea, davvero. Ma nella mia testa, l’obiettivo principale è sempre stato un altro, a mio avviso, migliore: voglio educarli sulla necessità di saper giudicare se stessi.
Hanno coscienza delle loro potenzialità? Sanno riconoscere i loro punti deboli? Sono realistici riguardo alla percezione che gli altri hanno di loro?
Alla fin fine, gli insegnanti sono più utili quando aiutano gli studenti a diventare più autoriflessivi. L’unico strumento che ognuno di noi ha per migliorare [...] è sviluppare la capacità di sapersi valutare obiettivamente. Se non lo sappiamo fare con attenzione, come possiamo capire se stiamo migliorando o peggiorando?
[...]
Durante un corso, ho fatto valutare [...] tutti i miei studenti [...] (mia nota perché ho tagliato un pezzo precedente molto lungo: valutati dagli altri studenti nel lavoro di gruppo). Ricordo una discussione con uno studente che i colleghi trovavano alquanto antipatico. Era intelligente, ma a causa della sua eccessiva autostima non si accorgeva di come lo consideravano gli altri. Quando ha visto i dati che lo ritraevano nell’ultimo quartile è rimasto impassibile.
Aveva pensato che se era posizionato nell’ultimo 25 per cento, si doveva trovare comunque al livello più alto (anzichè, per esempio, nell’ultimo 5 per cento). Nella sua testa si convinse di essere a ridosso del quartile successivo. Così si vedeva "non lontano dal 50 per cento", il che significava che per i compagni lui andava bene.
"Sono davvero contento che abbiamo fatto questa chiacchierata" gli ho detto "perché penso sia importante che ti dia altre informazioni più specifiche. Non sei solo nell’ultimo 25 per cento. Su cinquanta studenti in aula, i tuoi compagni ti hanno classificato all’ultimo posto. Sei il numero cinquanta. E’ una cosa seria. Dicono che non sai ascoltare. E’ difficile andare d’accordo con te. Non va bene così."
Lo studente era impietrito. [...]
Poi però gli ho detto la verità su di me.
"Ero esattamente come te. Rifiutavo tutto. Ma ho avuto un professore che ci teneva a me e ha deciso di sbattermi in faccia la verità. Ed ecco quello che mi rende speciale: gli ho dato ascolto."
I suoi occhi si sono sgranati. "Lo ammetto" ho proseguito. "Sono uno stronzo, ma in fase di recupero. E questo mi dà l’autorità morale di dirti che anche tu sei uno stronzo, ma sei recuperabile."
Per il resto del semestre questo studente si è analizzato. E’ migliorato. Gli ho fatto un favore, proprio come Andy van Dam [nota: il professore di Pausch] lo aveva fatto a me anni prima.
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Grazie, Alfonso. Girerò questo post a mio figlio, che anche se non ha lo stesso tipo di “sindrome”, ha difficoltà ad autovalutarsi e ad apprezzare il valore del giudizio dei suoi insegnanti
Salve prof,
sembra proprio che abbia preso spunto dal libro di un altro professore: Robert Sutton – “The No Asshole Rule”.
Se vuole può farsi il test qui: http://electricpulp.com/guykawasaki/arse/
Io devo ancora leggerlo, ma l’ho regalato alla mia ragazza che ha subito individuato i soggetti che possono definirsi “asshole”.