Jan.02.2009
by Alfonso
Perchè le videochiamate non hanno avuto successo
Un breve estratto da uno straordinario brano di Infinite Jest, di David Foster Wallace:
La risposta, per farla tre volte breve, è:
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1) Venne fuori che c’era qualcosa di tremendamente stressante nelle interfacce telefoniche visuali, che in quelle solo audio stressante non era stato affatto. Gli utenti videofonici sembrarono rendersi improvvisamente conto di essere caduti in un’insidiosa ma stupenda illusione riguardo alla telefonia solo vocale. Non l’avevano mai notata prima, l’illusione – è come se fosse stata così complessa sul piano emozionale da poter essere capita solo nel contesto della sua perdita. La buona vecchia conversazione telefonica tradizionale solo audio consentiva di presumere che la persona dall’altro lato stesse prestando una attenzione completa alla telefonata, e al tempo stesso faceva sì che tu potessi distrarti quanto ti pareva.
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Questa illusione bilaterale di attenzione unilaterale era gratificante in maniera quasi infantile, su un piano emozionale: si giungeva a credere di poter ricevere completa attenzione di qualcuno senza ricambiare. Con l’oggettività del senno di poi questa illusione appare a-razionale, quasi letteralmente fantastica: sarebbe come pensare di mentire e al tempo stesso aver fiducia negli altri.
La videotelefonia rese questa fantasia insostenibile.
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2) È lo stress videofonico era anche peggiore se si era in qualunque misura vanitosi. Cioè se ci si preoccupava anche solo un po’ di come si appariva. Cioè agli altri. Quindi, non scherziamo, tutti. Alle buone vecchie telefonate auricolari si poteva rispondere senza trucco, touper, protesi chirurgiche, eccetera. Persino senza vestiti, se proprio ci andava. Ma per chi teneva all’immagine non poteva più esserci nelle chiamate videofoniche quell’informalità tipo rispondi-come-sei, e gli utenti cominciarono a considerare le videotelefonate più o meno come visite a casa, con la conseguente necessità di mettersi qualcosa addosso e attaccarsi le protesi, e dare un controllo dei capelli dello specchio dell’ingresso prima di rispondere.
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3) Ma c’è una lezione illuminante da imparare riguardo alla curva di fattibilità oltre il breve termine del progresso nella tecnologia di consumo. La carriera della videofonia ricalca perfettamente la forma tipicamente anulare di questa curva. Si parte con una specie di mostruoso avanzamento quasi fantascientifico nella tecnologia di consumo – come quello dalla telefonia auricolare a quella video – avanzamento che però porta sempre con sè svantaggi non previsti per il consumatore; poi le nicchie di mercato creato da quegli svantaggi – come la stressante e vanitosa repulsione della gente nei confronti del proprio aspetto videofonico – vengono ingegnosamente riempite grazie alla pura verve imprenditoriale [mia nota: prima parlava di tecnologie sviluppate e vendute per imbellire i volti delle persone in videochiamata in modo da ridurre la paura di farsi vedere; poi di immagini artificiali molto attraenti che rimpiazzano la propria]; eppure gli stessi vantaggi di queste ingegnose compensazioni dello svantaggio troppo spesso sembravano andare a minare l’avanzamento tecnologico originale, dando luogo a recidivismo consumistico, chiusura della curva e massiccia perdita di camicie per gli investitori avventati. Nel caso in questione, l’evoluzione delle compensazioni di stress e vanità vide il rifiuto da parte dei videochiamanti dapprima delle loro facce, poi dei loro simulacri mascherati e migliorati, per finire con la copertura totale delle videotelecamere e la trasmissione di statici e stilizzati tableux da un TP all’altro. E dietro questi diorama applicati sulle lenti e trasmessi, i chiamanti scoprirono naturalmente di essere ancora una volta invisibili e senza stress, di poter di nuovo stare senza trucco e touper e con le occhiaie dietro i loro diorami di celebrità, di nuovo liberi – poiché di nuovo non visti – di scarabocchiare, strizzarsi foruncoli, tagliarsi le unghie, controllare le pieghe dei pantaloni – mentre sul loro schermo il volto attraente e attento della celebrità appositamente scelta sul tableaux del ricevente assicurava loro di essere l’oggetto di quella intensa attenzione che non era necessario esercitassero.
Vi suggerisco di leggere per intero questo brano straordinario (pagine 172-179 dell’edizione Einaudi).
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l’ho letto proprio in questi giorni! Grande Wallace : )