Sul concetto di responsabilità

Tempo fa un giornalista mi disse che io facevo parte della classe dirigente del paese e che ero corresponsabile delle scelte che erano state fatte nel corso degli anni. Lo disse, tra l’altro, confrontando me con un parlamentare che, a suo parere, rappresentava “il nuovo”. Io ero il vecchio.

Questa cosa mi colpì profondamente: io non ho mai avuto responsabilità pubbliche o amministrative, non sono stato eletto in alcuna carica pubblica, non ho mai potuto decidere alcunché. Ho dato pareri, ho detto quel che penso, ho  scritto su giornali, sul blog. Credo di averlo sempre fatto in modo trasparente e diretto. Ho partecipato ad alcune commissioni come membro e come consulente. Ma non ho mai avuto responsabilità e non ho mai potuto prendere decisioni autonome. Non ho mai scelto io cosa si dovesse fare e cosa no. Come ovvio, peraltro, non essendo io stato nominato o eletto ad alcuna carica.

Allo stesso tempo, leggo e sento tutti i giorni politici, uomini di governo, direttori di ministeri “auspicare”, chiedere (a chi?), stigmatizzare i difetti e gli errori della “classe dirigente” e della politica. E sono quelli che secondo quel giornalista sarebbero “il nuovo”.

Lo confesso. Quando leggo queste cose rimango basito. Trovo la situazione lunare, kafkiana, scegliete voi il termine.

Mi pare uno dei grandi paradossi di questo paese. Coloro che sono stati eletti al Parlamento da noi che abbiamo delegato loro la nostra rappresentanza, chi ha poteri governativi e legislativi, chi gestisce strutture ministeriali chiede ad altri “di fare”, auspica, si qualifica come “il nuovo”. E saremmo poi noi che viviamo “fuori dalle stanze del potere” ad essere i responsabili di quel che si fa e soprattutto non si fa.

Sia ben chiaro, i politici, questa politica, sono l’espressione di quel che siamo noi, come cittadini e come paese. E tutti abbiamo le nostre responsabilità come persone che vivono e operano in questo paese. Ma una cosa è il giudizio sul paese e sulla sua maturità e civiltà, una cosa sono le responsabilità che ciascuno di noi vive nel proprio lavoro e nella propria vita quotidiana, altro è ribaltare le responsabilità politiche e amministrative personali e assistere a questo balletto a metà tra l’indegno e il comico.

Chi ha responsabilità pubbliche, chi è stato nominato o eletto alla guida del paese, risponda di quel che ha fatto o non ha fatto. Lasci ad altri il compito di discutere o auspicare. A chi è stato da noi delegato a governare e legiferare spetta il compito di fare e fare bene, senza scaricare su altri le proprie responsabilità.

P.S.: In realtà una responsabilità l’ho avuta. A fine anni 80 fui eletto nel consiglio di zona di Milano dove abitavo. Forse è lì che ho deciso i destini del paese!

3 Comments

  1. Marco Perona said:

    Ovviamente SI che fai parte della “classe dirigente” del Paese….!
    Sei un professore molto autorevole del Politecnico, ed hai come tale la responsabilità di formare le giovani leve tecniche del Paese, di impostare i programmi di ricarca innovativi, etc..
    Sei anche il capo di uno dei soggetti più qualificati nel settore (strategico) dell’information & communication technology. Supporti le imprese nei loro percorsi di innovazione digitale.
    Hai quindi molte leve in mano per incidere sulla competitività del Paese.

    Ma allo stesso tempo la responsabilità che ti viene attribuita da quel giornalista (che ovviamente fa parte anche lui della medesima classe…) non è soggettivamente tua, ma collettivamente condivisa dalla classe a cui tutti e due apparenete.

    Termino anche considerando però che il termine “classe dirigente” mi pare fuori tempo massimo: fa parte di un armamentario dialettico vetero, dove trovano posto anche “proletariato”; “padronato”; “lotta di classe” etc. Tutte categorie che per fortuna non ci sono (quasi) più, ma soprattutto non servono più per descrivere lo scenario.
    Forse faremmo meglio a descrivere questo concetto come “funzione dirigente”, trattandosi per l’appunto NON di una classe sociale, ma di una specifica “funzione”.

    maggio 11, 2016
  2. Alfonso said:

    Marco, il punto che trovo strabiliante è che io sarei responsabile mentre politici e dirigenti politici “auspicano”. È questo confronto che trovo lunare.

    maggio 11, 2016
  3. la sua responsabilità è positiva,il successo dei giovano che ha guidato e preparato,menytr la responsabilità politica è sempre carente,spesso negativa.

    agosto 23, 2016

Rispondi