Dec.10.2007
by Alfonso
Cos’è il merito?
Dall’articolo Ancora sul merito, del prof. Giacomo Vaciago.
Vengo ai problemi importanti e difficili che riguardano la definizione del merito. Cipollone e Visco evocano la «parabola dei talenti» che è la sintesi perfetta dell’interdipendenza che deve esistere tra valorizzare la qualità innata, e l’impegno da parte di ciascuno di far rendere i propri talenti.
Come si riesce ad ottenere questo doppio risultato? È qualcosa che ho imparato avendo fatto quindici anni fa l’esperienza di portare con me ad Oxford, dove ero visiting a Christ Church, un giovane figlio che ho potuto iscrivere ad una loro famosa scuola. Ho così visto da vicino come funziona una grande public school (grande nella qualità, ovviamente, non nella dimensione!). Tre aspetti meritano di essere sottolineati. Anzittutto il merito è ordinale: primo, secondo, e così via. È ben diverso dal nostro modo di valutare gli studenti che è invece cardinale. «Primo» è chiaro; «otto» non lo è. Per due motivi: perchè se dai otto a tutti, in realtà non stai valutando nessuno; perchè primo significa che vi è competizione ex-ante, e non solo riconoscimento ex-post. E questo è il secondo aspetto, che è fondamentale in un sistema meritocratico: il merito è sempre valutato in modo comparato (e perciò nessun voto viene attribuito finchè non si è valutata l’intera classe) anche perchè l’impegno di ciascuno è stimolato dalla competizione.
Il terzo è ultimo aspetto è altrettanto importante: in un sistema meritocratico, tutti i talenti sono apprezzati. In altre parole, quello che conta è essere migliori in qualcosa, date (e rispettate) le doti di ciascuno. Non c’è la classe dei migliori, nè tanto meno la classe degli asini, ma c’è per ogni materia una diversa classe, e quindi un programma diverso, per i vari livello di approfondimento. Non può succedere – come invece succede in Italia – che ci siano bambini bravi che perdono il loro tempo mentre i compagni («gli altri») stanno facendo il «programma di recupero». Una scuola dove i migliori talenti sono sprecati è anche una scuola dove si discrimina e si bocciano i meno dotati, e non saprei dire quale delle due sia la cosa peggiore.
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Mi chiedo perchè dare otto a tutti debba significare non valutare nessuno.
Secondo il mio punto di vista un otto è il riconoscimento di un lavoro ben fatto. O di una buona preparazione. La qual cosa, secondo me, è indipendente dalla media di tutti.
Se l’esaminato appartiene a un gruppo di eccellenza, ottiene buoni risultati ma inferiori agli altri, è dunque corretto valutarlo negativamente (ad es. con un cinque)?
Analogamente, in un gruppo poco preparato, ha senso dare un nove a chi eccelle pur producendo poco di valido?
Il merito a mio avviso è una valutazione dell’individuo, è un valore assoluto.
E credo personalmente sia sbagliato spingere chi cresce a cercare di distinguersi, a vedere la propria preparazione come una gara con gli altri.
Lo dico come studente e come agonista in ambito sportivo. La preparazione deve essere un ricerca e una sfida con se stessi e per se stessi. Il confronto con gli altri è poi uno strumento per valutare il lavoro svolto e per cercare di migliorarsi ulteriormente. Questo non vuol dire promuovere tutti. Vuol dire promuovere chi è riuscito a raggiungere un livello di preparazione sufficiente. E vuol dire bocciare tutti se nessuno ne è stato capace.
La logica della competizione in conclusione secondo me non deve soverchiare quella dell’arricchimento personale.
Uhmmm! discorso mooolto complicato. Concordo su un unico principio, coltivare i talenti. Per il resto:
- ragioniamo sulla classe. L’obiettivo di un educatore, e il successo formativo, è tamto più alto quanto riesce a portare tutti (e ciascuno) a un livello più alto di quello di partenza. Dovrei perciò misurare anche il delta di ciascuno, per definire chi è 1° e chi secondo, e via dicendo.
- Se lavoro solo sui talenti, comi mi pare dall’ultima osservazione, non tengo conto del punto si partenza e, portando le cose all’estremo, la soluzione migliore diventa la classe differenziale. Qui da noi sarà il ghetto degli extracomunitari?
- purtroppo nella scuola italiana, lo so per esperienza diretta, non si fornisce ai docenti alcuna metodologia sulla valutazione (insieme a molte aaltre cose, visto il sistema di reclutamento attuale)
- non condivido il sistema di Vaciago (speculare mi pare a Barbiana), e tutto sommato preferisco l’”appiattimento” attuale.
In alternativa, suggerirei un metodo diverso: abilitato, se ho dato prova di aver seguito con profitto i corsi, non abilitato, se le lacune sono gravi. Dentro queste due categorie possno anche fare una classifica, legata alla capacità di apprendimento, quindi agli ostacoli che ho saputo superare. Questo, almeno sino alla maturità
Concordo con quanto sopra e aggiungo: “come faccio a capire chi è il più meritevole se due persone sono state valutate sulla stessa materia entrambi “primo” ma da due classi differenti?”
L’articolo di Vaciago si rifà al modello anglosassone.
Quando ero in USA a Irvine, ho sperimentato qualcosa di simile. Tipicamente, in ogni classe si valutano i compiti derivando una gaussiana che viene poi traslata sul massimo (A o 30, per intenderci).
A questo viene spesso combinato un minimo da fare per passare il compito.
Quello che mi colpiva dell’intervento di Vaciago è che si pongono le premesse per motivare le persone fin dall’inizio (ex-ante) e non solo ex-post.
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