Sul benaltrismo (e i gufi)

Il benaltrismo (come il gufismo) è una malattia grave. È quella disfunzione per cui di fronte ad una qualsiasi azione si evoca “ciò che veramente servirebbe”, quel “ben altro” che manca e che “quello sì risolverebbe i problemi che ci angustiano”. È un atteggiamento pericoloso perché uccide qualunque volontà e azione di cambiamento. Quando qualcuno prova a fare qualcosa, il benaltrismo taglia le gambe, svilisce lo sforzo delle persone, demoralizza, aumenta l’immobilismo invece di contribuire a sconfiggerlo. Per questi motivi il benaltrismo è uno dei peggiori mali che ci affliggono e per questo va combattuto. Ma come?

In realtà, come per il colesterolo, ci sono due “benaltrismi”: quello “cattivo” e quello “buono”, quello strumentale e quello razionale.

Il benaltrismo strumentale è quello che in modo malevolo, superficiale e pretestuoso critica una azione per invidia o perché confligge con propri piani e obiettivi. È quindi il benaltrismo che va stigmatizzato e rifiutato.

Ma esiste anche un benaltrismo razionale, quel pessimismo della ragione che analizzando una realtà o un programma ne rivela limiti, esagerazioni, iperboli che sono anch’esse dannose e pericolose, quanto e persino più dell’immobilismo. Associare intenti taumaturgici ad una azione che non potrà mai ottenerli genera alla fine solo frustrazione e disincanto. Inoltre fa perdere tempo e spreca risorse.

Il benaltrismo razionale nasce come reazione all’improvvisazione e alla demagogia che semplicisticamente e velleitariamente vorrebbero risolvere problemi complessi e critici con soluzioni parziali, insufficienti, di facciata e talora anche controproducenti.

Per esempio, parlando di innovazione digitale nella PA, dire che SPID è il centro e il nucleo del programma di trasformazione digitale è una esagerazione e una affermazione che inevitabilmente si rivelerà come fallimentare. SPID è certamente utile, ma è un dettaglio in un quadro complesso e molto articolato. Non è benaltrismo dire che “serve ben altro che SPID”: è una osservazione razionale e una analisi fattuale e competente del problema. L’errore qui non è il benaltrismo, ma la superficialità di chi attribuisce proprietà taumaturgiche ad uno strumento che ha per sua natura un impatto utile, ma limitato. Ed è anche l’errore di chi non sapendo o potendo fare altro, affida tutte le speranze a quell’unica cosa che è riuscito a portare avanti.

In generale, ben venga in questi casi quel benaltrismo che ci riporta alla amara e concreta realtà dei nostri giorni! Questo benaltrismo è bagno di umiltà, pessimismo della ragione, profondità di analisi; sono atteggiamenti indispensabili per cercare di affrontare e risolvere veramente e seriamente problemi complessi.

Non è con qualche chiacchiera o illusione che si risolvono questioni che assillano il paese da decenni. Non ci servono demagogia e banalizzazione dei problemi. Così come non abbiamo bisogno del benaltrismo strumentale che è solo un alibi per non fare niente o per difendere interessi di parte. Abbiamo un disperato bisogno di quella analisi critica e di quella serietà che uniche ci possono portare fuori dal pantano nel quale si trova da troppo tempo il nostro paese.

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